Berlusconi ironico: "Povera anima. Ma così non dura"

Il Cavaliere: "Prodi non poteva far di più, avrebbe avuto problemi". Fini: "Banale compitino". Casini: "Non gli basterà il pallottoliere"

Roma - «Generico», «superficiale», «molle», «sconcertante», «inconsistente». Romano Prodi recita il suo discorso programmatico davanti a una platea, quella dell’aula del Senato, capace di esprimere un calore simile a quello di uno stadio a porte chiuse. E il centrodestra lo sommerge di sbadigli ancor prima che di critiche, fotografando con una serie di istantanee verbali quella che tutta la Casa delle libertà interpreta come una manifestazione di profonda debolezza del Professore, costretto a una navigazione di piccolo cabotaggio pur di non incagliarsi nelle mille contraddizioni della sua coalizione.
«Prodi? Povera anima, non avrebbe potuto fare di più perché avrebbe avuto immediatamente dei problemi» dice il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, bocciando su tutta la linea il discorso del presidente del Consiglio. Un commento che il leader azzurro pronuncia parlando con i partecipanti all’incontro che l’ex premier ha avuto con i senatori del suo partito. Il Cavaliere si dice certo che «se domani passano per un voto di certo non durano, ma io ho ancora qualche speranza che non passino». Nello stesso incontro l’ex premier avrebbe anche fatto intendere che per quanto riguarda il tema caldo della legge elettorale punterebbe su «modifiche minime» da apportare soltanto al Senato. In particolare il presidente di Forza Italia vorrebbe trasformare il premio di maggioranza da regionale a nazionale, con uno sbarramento almeno del 2%. Berlusconi, infine, indirizza una stoccata al leader dell’Udc. «Sono convinto che Casini non tradirà sul voto di fiducia ma mi auguro che cambino atteggiamento e la smettano di farci perdere le elezioni come hanno fatto nell’ultima campagna elettorale».
Un altro verdetto di assoluta condanna per il discorso di Prodi arriva da Gianfranco Fini. «Un discorso di una pochezza sconcertante. Per paura di irritare anche un solo senatore dei 158 che gli sono necessari per sopravvivere, Prodi ha recitato un banale compitino, zeppo di affermazioni tanto ovvie quanto generiche. Se il buongiorno si vede dal mattino, non andrà molto lontano» prevede il presidente di Alleanza nazionale. «Prodi non dice se farà la Tav o no, non spiega come intende onorare gli impegni internazionali, non dice nulla riguardo al sistema previdenziale. Vuole solo tirare a campare».
Il giudizio di Fini viene sposato in pieno anche da Pier Ferdinando Casini. «Il presidente Prodi ha chiarito nel suo discorso che è in piena continuità con il Prodi 1. È stato un discorso largamente insoddisfacente, incapace di rispondere ai problemi degli italiani». Per l’ex presidente della Camera, «si è persa una grande occasione per fare una svolta per il bene del Paese. I principali partiti non ne hanno avuto il coraggio e ora si affidano al pallottoliere: auguri! Noi - aggiunge Casini - contrasteremo questa deriva in Parlamento». E se Rocco Buttiglione prevede che il governo Prodi otterrà la fiducia, ma «non durerà molto», Mario Baccini fa notare come sulla legge elettorale il presidente del Consiglio si contraddica, prima facendo un appello alla condivisione ma poi offrendo già risposte. Secco il giudizio della Lega con Roberto Castelli: «Più che un discorso per chiedere la fiducia mi è sembrato un testamento. Sostanzialmente il suo messaggio è stato “Fatemi fare almeno la legge elettorale”, sapendo che non può fare nient’altro, come se dovesse andare a casa». Chiude il segretario del Pri, Francesco Nucara: «In queste condizioni un prossimo scontro nella maggioranza, vuoi sulla previdenza, vuoi sull’Afghanistan, segnerà irrimediabilmente la fine di una esperienza che ha già mostrato il volto del fallimento. Anche ammesso che passi il voto di fiducia, per Prodi e il suo governo è solo una questione di tempo».