Berlusconi al lavoro per allargare il Polo

Forza Italia: «Siamo concreti e pragmatici. Vediamo cosa accade con il voto sull’Afghanistan»

da Roma

L’aveva buttata lì qualche giorno fa, incontrando Gianfranco Rotondi a Palazzo Grazioli. «Scusa, è un’ipotesi di scuola. Ma se l’Udeur venisse con noi, per la Dc sarebbe un problema?». Una domanda, quella di Silvio Berlusconi, a cui il segretario della Dc aveva risposto senza esitazioni («da parte mia non c’è alcuna pregiudiziale») e dietro la quale sembrano scorgersi possibili - ma improbabili - sommovimenti del panorama politico. Non è un caso che ancora sabato mattina, dal palco del teatro Capranica, il Cavaliere abbia ribadito la sua «disponibilità al dialogo» con la maggioranza. Non tanto perché convinto che il governo sia davvero vicino al capolinea (anzi, con i suoi più stretti collaboratori continua a ripetere l’esatto contrario), quanto perché non vuole farsi trovare impreparato di fronte a eventuali sorprese. «Siamo concreti e pragmatici - spiega l’azzurro Sestino Giacomoni - quindi nessuno si illude. Semplicemente, restiamo in attesa di vedere cosa succede, soprattutto sull’Afghanistan. Certo, avessero bisogno dei nostri voti...». Insomma, quando Berlusconi dice di aver già affrontato la questione delle larghe intese con «vecchi amici» che militano «nei Ds e nella Margherita», non fa altro che svelare il segreto di Pulcinella. Perché anche nella maggioranza la prospettiva di una crisi di governo non è comunque ritenuta di scuola. E dunque non è affatto strano che si valutino possibili strade alternative. Così, si spiegano i contatti che - raccontano ambienti della Margherita - ci sarebbero stati nelle ultime settimane tra il Cavaliere e Franco Marini. Massimo D’Alema e il presidente del Senato, infatti, restano per il leader di Forza Italia gli esponenti più «autorevoli e carismatici» di Ds e Margherita. E, dunque, i primi interlocutori di qualunque confronto.
Oltre a guardare con attenzione ai destini del centrosinistra, però, in queste ore Berlusconi deve pure tenere d’occhio con una certa cautela le insofferenze interne al centrodestra. Previdibili quelle dell’Udc, che ieri ha chiuso la sua tre giorni modenese mandando un messaggio chiarissimo. «A Berlusconi - spiega Lorenzo Cesa - dico che finché sarò segretario del partito non permetterò a nessuno di utilizzare qualche cavallo di Troia per mettere le mani sull’Udc». E ancora: «A noi il partito unico non interessa». Sul punto - come sulla questione della legge elettorale - c’è da registrare ancora una convergenza tra centristi e Carroccio. Al congresso della Lega Piemonte, Umberto Bossi è tornato a puntare il dito contro la Federazione e il partito unico. «È grave che Berlusconi ne parli ogni giorno», è sbottato il Senatùr. Insomma, se il Cavaliere «vuole vincere le elezioni faccia accordi elettorali e non partiti unici». Poi, conversando al termine del congresso con i suoi è andato anche oltre. Perché - ha spiegato - «se dovessimo decidere oggi le alleanze per le amministrative non potremmo che andare da soli». E ancora: «Si riparte il 10 febbraio a Vicenza dal Parlamento del Nord, visto che quello di Roma per la Padania non fa nulla». Dal Senatùr, dunque, un’altra accelerazione nella svolta movimentista delle ultime settimane. Al punto che la parola secessione torna a non essere più un tabù.