Berlusconi al lavoro per ampliare la Casa

Casini deciso a tenere duro sulla questione della leadership nella Cdl e sulla «discontinuità»

Anna Maria Greco

da Roma

Quello dell’Udc è «autolesionismo». Dentro Forza Italia, malgrado la consegna del silenzio imposta da Silvio Berlusconi, il nervosismo sale. Il bollettino meteo della Casa delle libertà non trasmette alcun segnale di sereno sul fronte Udc. Tutt’altro. E sia il coordinatore nazionale azzurro Sandro Bondi che il suo vice Fabrizio Cicchitto, che si trovano da quattro giorni in Sardegna nella villa di Berlusconi dove si cerca il modo per uscire dalla crisi con i centristi, accusano il partito di Pier Ferdinando Casini e Marco Follini di farsi male da solo, nuocendo all’intera coalizione. La speranza di recuperare il rapporto con i moderati c’è sempre, ma si appiglia a ben poco.
E intanto, si lavora all’argomento della coalizione. Il Cavaliere riceve per una colazione di lavoro la transfuga di An Alessandra Mussolini, dopo aver informato della sua intenzione Gianfranco Fini: Alternativa sociale, insieme con la Dc di Gianfranco Rotondi, con gli autonomisti di Raffaele Lombardo e con una pattuglia radicale dovrebbero portare un po’ di voti alla Cdl.
Non colmerebbero l’eventuale vuoto Udc, ma tutto fa brodo in attesa di sapere come finirà il gioco dei centristi. Ieri via Due Macelli ha inviato un altro segnale negativo, respingendo la proposta di Cicchitto di creare un direttorio tra i partiti della coalizione per riflettere su programma ed equilibri interni, coinvolgendo maggiormente l’Udc nelle decisioni politiche. «Continuare a teorizzare la sconfitta - avvertiva il dirigente azzurro - e invocare una non meglio precisata discontinuità è autolesionistico».
Ma la risposta dell’europarlamentare centrista Lorenzo Cesa è secca: «Grazie per le buone intenzioni, ma non è così che si risolverà il problema, né con qualche collegio in più». La proposta di Cicchitto, per il vicesegretario Udc Mario Tassone, arriva «con quattro anni di ritardo e nel frattempo i problemi della coalizione sono cambiati, non sono più di metodo, ma di sostanza». Quanto all’apertura della Cdl a Rotondi, è il capogruppo alla Camera Gianluca Volontè ad avvertire che ci vuole l’accordo di tutti, incassando il consenso dell’interessato. E da An il ministro Gianni Alemanno frena sulla Mussolini, chiedendo anche a settembre «un segnale di novità».
Di fronte al muro Udc il tono del coordinatore azzurro Bondi, non suona affatto conciliante. «Non abbiamo commentato - dice - e non intendiamo commentare le dichiarazioni di alcuni esponenti della maggioranza fino a quando non risulteranno individuate le vere finalità di queste affermazioni, che appaiono autolesioniste e incomprensibili».
Diventa più diretto anche il ministro azzurro per le Attività produttive Claudio Scajola, al caffè della Versiliana dopo l’incontro del giorno prima a villa Certosa con Berlusconi. «Vogliamo capire dove vogliono andare a parare, perché le polemiche di quest’estate sembrano eccessive e incomprensibili». Poco prima aveva parlato di «temporali estivi», insistendo sulla necessità di «capirsi meglio all’interno dell’alleanza», con colloqui per «ricondurre in tempi brevi al buon senso». Di un prossimo incontro tra Berlusconi e Casini si parla molto in questi giorni, ma a chi gli chiede notizie Scajola risponde: «Non sono informato». Con Giulio Tremonti e Marcello Pera è stato lui uno degli ambasciatori che il Cavaliere ha incaricato di sondare i veri umori di Casini e sa bene che, soprattutto sulla questione della leadership e della discontinuità, il presidente della Camera non molla. Né Fini, nei ipanni di mediatore, ha ottenuto risultati diversi.
Oltre alla candidatura alla premiership di Roberto Formigoni da parte del ministro centrista Rocco Buttiglione è il dibattito sul «grande centro» a mantenere i nervi tesi nella Cdl. Secondo il sondaggista Nicola Piepoli l'ipotesi di Mario Monti «piace al 37 per cento degli italiani ed è approvata un po’ più dal centrodestra che dal centrosinistra». Poco meno di quattro italiani su dieci approverebbero una tripartizione della politica - centro, sinistra e destra - e circa la metà l'attuale bipolarismo. Per Cicchitto dietro l’offensiva centrista ci sono «alcuni gruppi economici ed editoriali che si erano spostati verso il centrosinistra e che ora non si trovano più a loro agio da quella parte: la polemica di Monti riguarda più l’Unione che la Cdl».