«Berlusconi è il leader più prestigioso ma ci vuole una nuova investitura»

Francesca Angeli

da Roma

Il centrodestra deve restare unito ed attrezzarsi per la conquista dell’elettorato moderato. Altrimenti andrà tutto a vantaggio della Margherita di Francesco Rutelli.
La vittoria dell’astensionismo consapevole al referendum è un fatto. Un dato reale e imprescindibile dal quale la Casa delle Libertà può ripartire con convinzione alla riconquista degli elettori. Il ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione, in quei valori ci crede da sempre. Così fermamente da essersi giocato in nome di quegli ideali il ruolo di commissario europeo. Il presidente dell’Udc ritiene che il risultato del referendum sulla fecondazione assistita sia la spia chiara del fatto che l’Europa non va tutta nella direzione scelta da Zapatero e soprattutto di chi ha deciso di togliere il riferimento alle radici cristiane nella Costituzione europea. Per riconquistare gli elettori però il centrodestra deve trovare il coraggio di rinnovarsi.
Che cosa deve cambiare nel centrodestra? Il leader? Nel suo intervento al congresso lei ha ricordato la sconfitta elettorale di Churchill, che aveva portato alla vittoria il suo paese contro il nazismo. Insomma se l’Inghilterra ha fatto a meno di Churchill l’Italia può fare a meno di Berlusconi?
«Occorre trovare una leadership credibile che possa convincere gli italiani ad accettare gli inevitabili sacrifici per costruire una società più giusta e solidale. Manca un anno alle elezioni: se dobbiamo discutere la strategia per vincere allora dobbiamo discutere anche su chi sarà il candidato».
Quindi è d’accordo con l’analisi del suo segretario, Marco Follini?
«Sia ben chiaro, non voglio dire che in precedenza abbiamo sbagliato: la gratitudine nei confronti di Berlusconi non è in discussione. Ma occorre aprire un confronto anche sulla leadership. È un tema obbligato a un anno dalle elezioni e non si può pretendere di risolverlo con un pranzetto fra amici».
E come si risolve invece?
«Penso che le elezioni regionali abbiano dimostrato che abbiamo perso il contatto con gli elettori. È soltanto un difetto di comunicazione o il problema è più complesso? Io credo che il paese ci chiede un’offerta politica rinnovata e che la Cdl, così come è strutturata oggi, non è in grado di darla. I partiti che ne fanno parte sono fragili, alcuni si trovano a metà del percorso; occorre rinnovare la struttura dell’alleanza con un partito nuovo, un programma nuovo e uomini nuovi».
Pensa alle primarie per la scelta del leader?
«Sono un’idea migliore di un pranzo fra amici ma non l’unica via. Devono essere superate diversità; occorre comunque una discussione pubblica che coinvolga tutte le forze politiche. A me sarebbe piaciuto un congresso del nuovo partito. Ma se non sarà possibile si farà in altro modo».
E con questa discussione pubblica potreste riconfermare Berlusconi leader?
«Certamente sì. È interesse anche di Berlusconi aprire un dibattito e non riproporre una riedizione del vecchio. Berlusconi è ancora il leader di maggior prestigio».
Che cosa ci dice la vittoria dell’astensione?
«Si tratta di una nuova espressione di valori che questa maggioranza condivide per la massima parte. L’astensione convinta è stata calcolata nel 38 per cento. Questo vuol dire che ci sono due terzi di italiani che appartengono ad un’area culturale che gravita intorno al mondo cattolico e che guarda con grande diffidenza alla politica o meglio ai politici. Dobbiamo conquistarli noi o lo farà la Margherita».
Come si vince la diffidenza?
«Questa realtà va interpretata politicamente dando delle risposte. Dobbiamo trovare un linguaggio nuovo, strumenti nuovi e anche uomini nuovi. E certamente non lo possiamo fare con le contrattazioni ma con un limpido progetto politico».
A quali valori fa riferimento?
«La famiglia, l’ educazione, l’impegno, la solidarietà. C’è tanta gente che ha voglia di essere protagonista ma in un’ottica politica diversa, fatta di valori e di principi. Non torniamo indietro alla vecchia dc e non siamo clericali. Ma non possiamo pensare di fare la prossima campagna elettorale con gli argomenti usati per la precedente. Troppe cose sono cambiate dopo l’11 settembre, dobbiamo cambiare anche noi».
Il vento dell’Europa sta girando?
«Guardiamo con attenzione a quanto sta accadendo e accadrà in Germania ed in Polonia l’andamento delle elezioni in quei paesi può cambiare il volto dell’Europa».