Berlusconi: "Legge elettorale. Veltroni se vuole mi chiami"

Il leader di Fi apre al tavolo sulle riforme e attacca Prodi: "Al suo posto mi sarei dimesso"

Milano - Si accendono le luci e non tacciono le voci quando entra il professore. Silvio Berlusconi sale in cattedra per gli studenti del master comunicazione e marketing di Publitalia, che compie vent’anni. E per l’occasione la lectio inauguralis è affidata proprio a colui che ha inventato tutto questo e qualcosina in più. «Siamo stati i primi in Europa a introdurre la tv commerciale, sfidando i partiti che detenevano l’esclusiva della comunicazione televisiva» racconta. Esordisce con l’attualità: «Sogno di mettere insieme tutti i moderati d’Italia. Se il sogno è di un singolo, non si realizza. Ma se è di tanti diventa realtà. Per questo sono venuto a chiedere ai giovani quali sono i loro sogni». È del partito unico del centrodestra, che sta parlando. Berlusconi ricorda che prima delle elezioni erano tutti d’accordo, poi «con la sconfitta l’Udc ha cominciato ad assumere posizioni diverse da quelle degli altri e l’idea ha subìto un rallentamento. Penso che la marcia possa riprendere».

Quando partono le domande dei ragazzi, molte riguardano la politica. In platea oltre mille persone davanti allo slogan «Vent’anni di libertà, guardando avanti». Berlusconi spiega a una studentessa che chiede lumi sul mondo dei palazzi romani: «La politica dovrebbe essere l’attività più nobile. Purtroppo è molto spesso l’opposto: l’ambizione di approfittarne e far approfittare le proprie clientele e cooperative. Sono i mestieranti della politica che ho sempre contrastato». Sintetizza: «Il mantenimento della parola data per noi è fondamentale. Invece chi manca alla parola in politica è considerato un politico di professione. È la politica dei mestieranti con cui sono sempre in contrasto». Confessa che gli manca il mondo dell’impresa: «Alla sera quando fai politica vai a letto e ti dici: cosa ho fatto? Mi manca avere traguardi da raggiungere in fretta. Qualche volta penso che la decisione del ’94 è stata eroica. Ma l’Italia correva il rischio di un futuro illiberale e confuso, ho avuto il terrore che cadesse in mano al comunismo».

Pericolo che, avverte, esiste ancora: «Pensate a questo anno e mezzo di governo, a tutte le misure per aumentare le tasse. Considerano ancora la borghesia un nemico di classe. C’è un rigurgito di anticapitalismo totale. Prodi e anche il Veltroni di turno che lo sostituisse sarebbe sempre nella stessa situazione». E a proposito. Apre all’appello del segretario del Pd per un tavolo delle riforme: «Se vuole mi chiami direttamente, non ho mai dato risposte a comunicati attraverso la stampa. In vita mia ho sempre risposto a tutti e non vedo perché non dovrei rispondere a Veltroni». E attacca Prodi: «Se avessi avuto il gradimento al 22% come Prodi mi sarei dimesso». Il governo, comunque, è morto, tanto che Berlusconi considera inutile il viaggio del governatore della Lombardia Roberto Formigoni oggi a Roma per parlare di federalismo: «Ormai siamo fuori tempo massimo, con questa maggioranza i giochi sono chiusi».
Rivela che è stata acquisita la sede per la nuova Università, un progetto per evitare che la sinistra italiana mantenga l’«egemonia culturale»: «Sarà un’Università del pensiero liberale. Sono 380mila metri quadrati in Brianza e da ieri l’abbiamo acquisita. Da Blair a Koizumi, molti politici internazionali terranno corsi». Sotto interrogatorio, spiega la formula del successo: «Lavorare molto, dormire meno, io sono arrivato a tre ore per notte, fa benissimo, avere le idee chiare e fissarsi traguardi ambiziosi, circondarsi di collaboratori che siano anche amici. Avere anche un po’ di culo. E magari una mamma che dice un rosario la mattina e uno la sera per te...». Poi però ammette: «La formula del successo non esiste». Non teme il più scivoloso degli argomenti, le donne e il rapporto con sua moglie. Racconta di Veronica, che dopo le foto su Oggi gli ha preparato le valigie: «Torni da tua madre? No, sono le tue valigie. Poi, siccome sono un ottimo convincitore, è rimasta con me». Poi torna sulla tv commerciale: «Quando iniziammo ci trovammo un muro di difficoltà dai partiti, che avevano nella tv di Stato il loro braccio armato e consideravano la comunicazione televisiva qualcosa che doveva appartenere solo a loro». Non è chiaro che cosa sia cambiato.