Da Berlusconi una lezione ai nostri pacifisti

Ruggero Guarini

Ora che Berlusconi - con quel saggio, rispettoso, ma anche fermo e coraggioso atto politico che è il suo appello all’Islam dagli schermi di Al-Jazeera - ha dimostrato di essere il solo politico europeo all’altezza della tempesta che sta infuriando sulle nostre teste, il silenzio di Bruxelles appare ancora più fragoroso. Esso ha però questo di buono e istruttivo: finalmente, grazie all’imperturbabile mutismo dei grandi statisti dell’Unione, sappiamo che cosa vuol dire realmente essere e voler essere pacifisti senza nessun se e nessun ma.
Vuol dire che in nome della pace, della nostra pace, la nostra audacissima Unione non cederà mai alla tentazione codarda di contestare alle mansuete masse musulmane, nonché ai mitissimi stati e alle piissime élite religiose che provvedono all’appagamento dei loro bisogni spirituali, il diritto di procedere, se il comprensibile desiderio di umiliarci e castigarci glielo impone, all’incendio delle nostre ambasciate, agli assalti alle nostre chiese, alle devastazioni delle nostre istituzioni, all’assassinio dei nostri preti, al massacro dei nostri correligionari.
Vuol dire che sempre in nome della pace, della nostra pace, la nostra laicissima Europa non commetterà mai il pavidissimo errore di tentare di impedire al saggio e misericordioso compagno Maometto di far capire al mondo che è pronto a replicare a ogni ferocissima stupida burla con qualche gentile massacro, a rispondere a ogni ingiuria sanguinosa con qualche soave carneficina, a reagire insomma a ogni spietata pernacchia con civilissimi sollevamenti di turbe anelanti anch’esse soltanto all’amore e al perdono.
Questo è un momento importante nella storia della civiltà. Se si decifrano correttamente i segni dei tempi e se contestualmente ci si sforza di scrutare il senso degli avvenimenti di cui essi sanciscono lo svolgimento annunciandone altri imminenti sviluppi sarà doveroso arguirne che l’Europa ha finalmente rinunciato a immaginare che Maometto possa astenersi dal punire ogni empia derisione con qualche devota ecatombe.
Annientare lo vorrebbero questo Maometto con queste stupide burle... Contestare la sua manifesta superiorità spirituale a colpi di barbariche vignette... Frustrare le sue legittime aspirazioni ideali a suon di sacrileghe barzellette... Negargli il diritto di opporsi gagliardamente alla tracotanza dei cachinni del grande Satana occidentale... Umiliarlo ricordandogli che la perfidia dei suoi dileggiatori non ha mai cessato né mai cesserà di rendergli la vita amara con mille sberleffi e sghignazzi... Avvilirlo rammentandogli un giorno sì e l’altro pure che se vuole farsi amare anche dagli infedeli deve imparare a ridere anche lui delle freddure con cui essi non cessano di dimostrare di trovarlo un pochettino buffo...
Ma l’ardimentosa Europa, col suo gagliardo silenzio, non permetterà che qualche superstite guerrafondaio si permetta di indurre il Profeta, con qualche stolta provocazione aggressiva, a rinunciare al dovere di dimostrare che a provocare i massacri gli scherzi da soli non bastano. Occorre il contributo di qualcuno ben deciso, come lui, a far progredire la Storia opponendo la serietà dell’eccidio alla fatuità del dileggio, la dignità della strage alla frivolezza dello scherno, la gravità del bagno di sangue alla leggerezza della beffa. Spremendo insomma sangue dai motteggi.
guarini.r@virgilio.it