Berlusconi: «Lista unica al proporzionale»

Emanuela Ronzitti

da Roma

Partito unico della Cdl, dove eravamo rimasti? Ad «un nuovo grande partito italiano dei moderati e dei riformisti», un traguardo da sottoscrivere negli annali della politica italiana. Se nella testa di Silvio Berlusconi sembra ormai quasi chiusa la partita per la presentazione di una lista unica nel maggioritario, ieri il premier azzarda e scommette più in alto, sul proporzionale. È deciso il Cavaliere quando parla del futuro della sua coalizione, e con la stessa caparbietà di dodici anni fa quando fece la «scelta si campo», spinge l’acceleratore per chiudere quanto prima, già per le politiche del 2006, questa nuova partita.
La sindrome delle lancette che scorrono velocemente, Berlusconi, la sente addosso, tant’è che per stringere i tempi si lancia in volata e parla dell’ipotesi di un listone che accolga tutti i rappresentanti del centrodestra, in una nuova casa comune. «Il nuovo grande partito italiano per nascere ha bisogno della comune decisione degli organismi dirigenti dei partiti - spiega il Cavaliere - ma ha anche bisogno del decisivo apporto di movimenti, di associazioni, di club, di personalità della società civile che si riconoscano nei valori della libertà e della solidarietà, le due irrinunciabile bussole della nostra azione politica». Tutti, indistintamente, ma a una condizione. Il simbolo d’appartenenza della nuova realtà politica non sarà solo, ma verrà scortato (anche se è ancora un’ipotesi) da quello dei vari partiti storici della coalizione. Un escamotage per non cancellare la propria origine, per non sradicarsi dal proprio passato. Ma anche, con tutta probabilità, una mossa per non rischiare di perdere per strada quei voti che potrebbero diventare, nell’attuale clima d’incertezza, l’ago della bilancia alle prossime politiche del 2006. La tabella di marcia di Berlusconi prende il via proprio all’indomani dell’assemblea nazionale dei club di Liberal, scandita da date e appuntamenti che lo stesso Berlusconi tiene a precisare in un documento dal contenuto quasi programmatico. «Per fine luglio - specifica il premier - si darà vita al primo comitato costituente che segni l’inizio del percorso comune» che lavorerà per posare la prima pietra della «nuova casa comune del centrodestra». Immediatamente dopo la nascita della comitato «ma questo non sarà la sede costitutiva del nuovo partito - specifica Berlusconi - bensì il luogo per decidere insieme il percorso» verranno indicate le tappe intermedie, «come l’unificazione dei gruppi parlamentari», nella prospettiva di una maggiore coesione anche istituzionale tra le forze costituenti. Il comitato avrà il veto sull’opportunità di dar vita al partito unico «prima», come ovviamente auspica il Cavaliere, o immediatamente «dopo le elezioni politiche». Oltre questo, la costituente dovrà monitorare il “trapasso“ da una «coalition di willings», (coalizione di volontari), rappresentata al momento dal comitato di Todi guidato da Ferdinando Adornato, verso una sede collegiale ufficiale. Ovvero, in una struttura nella quale i partiti non si sentiranno snaturati «dove non perderanno la loro sovranità ma cominciano - spiega Berlusconi - a discutere insieme come poterla realizzare». Intanto, il presidente del Consiglio va oltre e pensa alle grandi alleanze politiche, a quelle d’Europa dove, fa sapere «spingerà per far entrare la sua nuova creatura nella «grande famiglia del Ppe». E comincia subito presentando le credenziali del nuovo partito del centrodestra, definendone già a grandi linee i caratteri predominanti: «Ispirazione cristiana, liberale, laica, repubblicana e socialista». Ribadisce, ancora una volta, come questo trapasso sia «storico per consolidare la democrazia dell’alternanza e dare continuità e solidità alla nuova stagione politica da noi aperta negli ultimi dieci anni».
Lo stesso Adornato precisa ancora una volta che «questa è una grande occasione che non può essere sprecata - e lancia un appello a non rinchiudersi nei vecchi recinti di quella contrapposizione tra laici e cattolici che oggi non ha più senso». Il promotore di Liberal ritiene che la prossima sfida la vincerà «solo chi chiuderà con i partiti forti e con una nuova leadership», gli unici elementi che potranno evitare di polverizzare la rappresentanza politica minacciata dalle ambizioni di piccoli leader. Prime reazioni: il ministro della Giustizia Castelli è contento. «Il partito unico per la Lega è un fatto positivo perché avremo un solo interlocutore. Ma francamente mi sembra difficile gli altri rinuncino al loro simbolo».

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