Berlusconi: l'unico voto utile è per il Pdl

Il Cavaliere a Torino: "Nessuna delle piccole formazioni del centrodestra supererà lo sbarramento elettorale". Messaggio a Casini: "E' con noi nel Ppe ma per egoismo e personalismo non ha partecipato a questa nuova avventura"

Torino - Che la campagna elettorale stia entrando lentamente nel vivo lo si coglie soprattutto dalle sfumature. Perché pur non essendo certo quello del 2006, il Berlusconi che si presenta al comizio in piazza Castello a Torino è comunque decisamente il meno conciliante degli ultimi mesi. Tanto da affondare su Bassolino («sono così attaccati alla poltrona che non si dimettono neanche di fronte alle tragedie»), sulla sinistra («nessuno di buon senso può rivolerli al governo») e sul Pd («ora ci dicono che non sono neanche più di sinistra»). Senza dimenticarsi dell’Udc, pur non nominando mai Casini. E con un auspicio: «Oggi a Torino sembra già primavera, spero che il 13 e il 14 aprile sia per tutti una nuova primavera di libertà».

Insomma, un piccolo passo sulla strada che porta alle urne, che con il passare dei giorni vedrà inevitabilmente alzarsi i toni del confronto politico da entrambe le parti. Per dirla con le parole di Bonaiuti, «prima che si arrivi alle urne di tempo ce n’è ancora molto». Mentre l’azzurro Napoli si affida a una metafora ciclistica: «La Milano-Sanremo si vince sul Poggio e non sul Turchino». Insomma, staccare il gruppo quando mancano ancora quasi trecento chilometri all’arrivo è inutile e «bene fa il Cavaliere» a «risparmiare le energie per lo sprint finale». Energie su cui Zangrillo non nutre alcun dubbio. «Berlusconi – assicura il suo medico personale, anche lui in piazza Castello – è più in forma di un ragazzino».

Il primo degli affondi, dunque, è per Bassolino. «Io sono un garantista convinto – spiega il Cavaliere - e non dico che Bassolino avrebbe dovuto dare le dimissioni per quest’ultima azione della magistratura. Ma credo che da molto tempo l’opportunità politica avrebbe dovuto convincere il Pd, che ha in Bassolino una delle sue colonne, a invitarlo a lasciare». Anche perché «la tragedia dei rifiuti di Napoli e i suoi responsabili sono sotto gli occhi di tutti gli italiani e, purtroppo, di tutto il mondo». La verità, aggiunge, è che «la sinistra è così attaccata al potere che non si dimette neanche quando è evidente la tragedia che ha provocato».

Ma ce n’è anche per il Pd che, dice Berlusconi, «nega di essere sinistra». E ancora: «Non sono più nulla di quello che sono stati, né comunisti né di sinistra. E hanno fatto persino sparire Prodi mandandolo a sciare per una settimana, così possono parlare come se fossero all’opposizione. Invece, sono ancora loro a essere al governo».

Altro capitolo è quello centrista, con frecciate non solo all’Udc ma pure a Veltroni. Che vorrebbe che il Pd rappresentasse «una forza di centro» mentre «è costituito per il 70 per cento da membri del governo Prodi». Su Casini, però, arrivano gli affondi più duri. È soprattutto all’Udc che si riferisce quando si dice convinto che «nessuna delle piccole formazioni del centrodestra riuscirà a ottenere l’8 per cento in Senato e il 4 alla Camera». E quindi, aggiunge invitando ancora una volta al voto utile, «non saranno nemmeno presenti in Parlamento». E ancora: «Abbiamo realizzato il sogno che tutti i moderati, i liberali, i cattolici e i laici d’Italia andassero uniti a queste elezioni. Salvo qualcuno che, pur essendo della nostra stessa famiglia in Europa e cioè il Ppe, per personalismo spinto e per eccesso di egoismo personale ha deciso di non partecipare a questa grande avventura di democrazia e libertà».

Ma sull’Udc torna anche quando parla del programma che nel 2001-2006, dice, «abbiamo realizzato all’85 per cento» e non il 100 per cento «per colpa degli alleati». Gli stessi che «ci hanno vietato di abrogare la legge sulla par condicio». Insomma, sarà «per colpa dell’Udc» e di chi «oggi dice di non voler vendere la propria dignità» se gli italiani dovranno assistere «al disastro» dei confronti televisivi con «tutti i candidati premier insieme». Solo in Italia, aggiunge, succede che «un partito con il 40% come il Pdl ha lo stesso spazio televisivo di un partito che non si sa se arriverà all’1 per cento».