Berlusconi: mai pensato a elezioni anticipate

«Da Ciampi nessun messaggio alle Camere sulle riforme»

Fabrizio De Feo

da Roma

«Non c’è nessuna possibilità che io mi ritiri. Sarò io il candidato premier. Sono stato votato da venti milioni di italiani e ritengo di dover portare fino in fondo questo compito». La puntualizzazione potrebbe sembrare superflua ma, alla vigilia dello sprint finale verso la campagna elettorale, meglio sgombrare il campo da ogni dubbio residuo. E così, visto che periodicamente voci e illazioni su un possibile passo indietro del premier tornano a galla e finiscono dritte dritte nei retroscena giornalistici, Silvio Berlusconi soffia via le nebbie e rilancia la sua premiership in vista del 2006, ribadendo una convinzione che nella sua mente non si è mai incrinata: la vittoria del centrodestra alle prossime Politiche.
L’occasione per tornare sui temi caldi del momento è offerta dalla conferenza stampa convocata per annunciare l’alleanza tra Forza Italia e i riformatori liberali di Marco Taradash, Peppino Calderisi e Benedetto Della Vedova. Un sodalizio fondato su una promessa e una «garanzia» offerta dal premier agli alleati provenienti dal partito Radicale ma in disaccordo con l’alleanza stretta da Marco Pannella con il centrosinistra. «La Cdl è una coalizione laica che ha ben chiara la distinzione tra ciò che compete al Parlamento e ciò che attiene all’etica: su questi argomenti si è sempre data via libera alle libere decisioni dei parlamentari sulla base della loro coscienza. Nella Cdl non vi pentirete mai di aver fatto questa scelta». Il premier è soddisfatto di questa alleanza con vecchi e nuovi compagni di viaggio. Ma c’è anche un pizzico di rammarico che viene alla luce per la scelta compiuta dallo storico leader radicale, stimato da sempre dal premier. «Non comprendo come i Radicali di Marco Pannella abbiano maturato una collaborazione all’interno di questa sinistra che ha le sue radici nell’illiberalismo e nel giustizialismo, e che fa dell’insulto e dell’offesa il suo linguaggio comune quotidiano».
Il pensiero del premier non si indirizza soltanto verso i nuovi inquilini della Casa delle libertà ma anche e soprattutto verso quegli alleati di vecchio corso che hanno sbandato più volte ma ora sembrano tornati a remare nella stessa direzione. La domanda è secca: ritiene che Follini uscirà dal governo? «Non mi risulta, credo che resisterà. Poi lui è un democristiano... Spero diminuisca la sua carica critica». Il premier rivela di aver telefonato in mattinata al leader centrista e si augura «che ci sia presto una possibilità di incontro». «Noi abbiamo bisogno - continua - di molta unità, abbiamo bisogno di una squadra compatta che possa presentarsi unita agli elettori, con un programma forte, che abbia voglia di vincere e questo si può fare solo con l’unità». E alla fine aggiunge: «Follini è immarcescibile, spero possa continuare a fare politica a lungo perché questa è la sua passione».
Il premier ci tiene, però, a pronunciare con chiarezza due smentite. La prima riguarda l’ipotesi, circolata in giornata, di un messaggio di Carlo Azeglio Ciampi alle Camere sulle riforme. «Posso assolutamente escluderlo per informazione diretta che il Colle ci ha tenuto a farci pervenire» assicura il premier. Una circostanza che viene confermata anche direttamente dal Quirinale. La seconda riguarda la minaccia di elezioni anticipate in caso di mancata approvazione della legge elettorale, risuonata con forza sui giornali. «Se non passa la riforma della legge elettorale ho detto che non ci saranno conseguenze sulla durata della legislatura. Naturalmente conseguenze ci saranno nella maggioranza» ammette Berlusconi.
Il premier sposta, poi, la sua attenzione sulla questione delle primarie. L’ipotesi di una convocazione degli elettori di centrodestra per la scelta del candidato premier sembra perdere quota giorno dopo giorno. Ma Berlusconi non esclude nulla. «Vedremo dopo l’approvazione della nuova legge elettorale anche se normalmente il candidato premier con il proporzionale è il leader del partito di maggioranza della coalizione vincente. Su questo tema ho visto anche una dichiarazione di Cesa, personaggio importante dell’Udc, che diceva: adesso pensiamo alla legge elettorale, poi alle primarie. Ebbene, io condivido il suo parere».
C’è spazio per una dichiarazione di solidarietà rivolta al presidente della Camera. «Sono certo che Casini sarà garante dei diritti dell’opposizione e della maggioranza. Ho visto gli attacchi di Prodi, anche sopra le righe, che svelano un certo nervosismo» dice il premier. L’ultimo pensiero è, però, rivolto alla sua «squadra», ai parlamentari di Forza Italia «da cui non mi aspetto defezioni facilitate dal voto segreto. Spero che anche per gli altri valga la stessa regola. Sono certo che non ci saranno franchi tiratori tra i nostri. C’è un rapporto di lealtà con tutti i parlamentari. Non dimentichiamo che i nostri deputati e senatori hanno partecipato in maniera più compatta ai lavori parlamentari di quanto non abbiano fatto i parlamentari diessini quando il centrosinistra era al governo».