Berlusconi: mai trattative su un candidato dell’ex Pci

Il premier uscente: «La mia convinzione è assoluta. Ieri ho perso tempo. Napolitano se lo eleggeranno da soli. Restiamo uniti e vediamo se la sinistra ce la fa»

Adalberto Signore

da Roma

Almeno ufficialmente, Silvio Berlusconi chiude la partita sul Quirinale già a metà giornata. Quando braccato dai cronisti nei corridoi di Montecitorio conferma la linea della Casa delle libertà uscita dal vertice di lunedì sera. «Alla terza votazione continueremo a votare scheda bianca. E - aggiunge con la testa già a questa mattina, quando ad eleggere il capo dello Stato sarà sufficiente la maggioranza assoluta dei votanti e non più quella di due terzi - alla quarta faremo la stessa cosa». Una posizione, spiega il premier uscente, «di una linearità assoluta».
Fin qui, dicevamo, l’ufficialità. Con il Cavaliere che si lamenta di «ciò che viene riportato dai quotidiani», secondo i quali avrebbe avuto «un comportamento diverso da quanto annunciato». Chiaro il riferimento alle ricostruzioni apparse sui giornali di ieri, tutti d’accordo nel descrivere un Berlusconi a un passo dal via libera alla candidatura di Giulio Napolitano. Ma pure alle molte voci di un patto segreto per favorire la corsa al Colle di Massimo D’Alema, «una cosa che non esiste nella maniera più assoluta». Anche ieri, però, fino a tarda sera continuavano a rincorrersi voci su una certa titubanza del Cavaliere, ben conscio che «l’elettorato della Casa delle libertà mai e poi mai potrebbe capire un voto per Napolitano» ma pure tentato dalla possibilità di non creare le premesse per un rapporto di totale conflittualità con il prossimo inquilino del Quirinale.
Un ragionamento che secondo alcuni fa il paio con l’intervento di Sandro Bondi pubblicato ieri dalla Stampa («Napolitano può essere considerato il male minore»). Su questo, però, Berlusconi è categorico, perché «siamo una coalizione di uomini liberi e quindi ognuno esprime la sua opinione». E ancora: «Non ci sono margini di trattativa su un candidato dei Ds, la mia convinzione è assoluta». Parole che arrivano dopo che il Cavaliere si è a lungo trattenuto in Aula scambiando battute e intrattenendosi con molti parlamentari del centrodestra. «Tutti - spiega - sono assolutamente schierati sulla convinzione che il nostro elettorato non accetterebbe e non capirebbe». Con un corollario: non si tratta di «un voto dato alla persona, che di per sé è stimabile», ma di un voto «dato a un rappresentante dell’altra parte». Insomma, la linea sostenuta da giorni da Umberto Bossi. E della quale lunedì sera si sono fatti ambasciatori Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti che, dopo aver avuto rassicurazioni sul fatto che la Casa delle libertà non sarebbe scesa a compromessi, si sono congedati dal Cavaliere con una citazione culinaria: «Comunque, a noi continuano a piacere di più le sardine...». Chiaro il riferimento alla celebre cena del ’94 nella casa romana del Senatùr, quando D’Alema trovò in frigorifero solo sardine e pancarrè.
Berlusconi, dunque, ribadisce che la linea del «no» è di tutta la Casa delle libertà, «anche di An e Udc, visto che alle riunioni c’erano anche loro». In verità, però, se il partito di Gianfranco Fini pare deciso a votare scheda bianca, molto più morbida è la posizione di Pier Ferdinando Casini che, spiega, continuerà a lavorare con gli alleati «per sbloccare la situazione». Così, mentre nel tardo pomeriggio inizia l’improbabile conta dei voti che potrebbero mancare a Napolitano nell’Unione, l’attenzione si sposta sui centristi. Pronti - mormorano in molti - ad appoggiare il senatore a vita nel segreto dell’urna. Le telefonate tra i leader, i faccia a faccia nelle salette riservate di Montecitorio e i vertici di coalizione si succedono a ritmo incessante. Con l’obiettivo di risolvere l’ultima querelle: votare scheda bianca e quindi legittimare il sospetto di un «soccorso» a Napolitano oppure esprimersi in modo che il voto sia riconoscibile e quindi verificabile.
La Lega sposa la seconda ipotesi, con Calderoli che propone agli alleati di rispondere alla chiama ma non ritirare la scheda (lo ha fatto ieri, a mo’ di monito, l’azzurro Guido Crosetto). Dubbiosi, però, molti esponenti di Forza Italia e pure Berlusconi, perché «potrebbe essere letto come uno sgarbo istituzionale, una sorta di Aventino mascherato». Qualcuno propone che ogni partito voti il suo leader, ma la scelta sembra cadere sulla scheda bianca, «anche un modo - spiega un ex ministro - per non creare un clima di netta contrapposizione». Anche se in serata Berlusconi pare deciso a «non dare alibi alla sinistra». «Napolitano è un comunista - dice ai suoi - e non lo legittimo. Già ci sono due sindacalisti alla guida delle Camere, il discorso è chiuso. Ieri ho solo perso tempo...». E ancora: «Napolitano se lo voteranno da soli. Noi restiamo uniti e andiamo alla conta. E vediamo cosa succede nel centrosinistra».