Berlusconi: «Manovra stalinista In Italia emergenza democratica»

«Le primarie per il leader? Sarebbero inutili perché i risultati già li conosciamo: c’è un tridente con una punta che segna 24 gol, una 12 e un’altra 6»

Adalberto Signore

nostro inviato a Termoli

Una lunga passeggiata tra i cantieri di San Giuliano, dove le ferite del terremoto del 31 ottobre di quattro anni fa sono ancora visibili, per chiamare i molisani a mandare «un messaggio forte a questo governo» alle regionali che si terranno il 5 e 6 novembre. Poi il lungo abbraccio dei sostenitori e persino un premio istituzionale consegnatoli da Anna di Giuseppe, sindaco della Margherita di Campomarino, un paesino alle porte di Termoli, con tanto di scambio di baci. Silvio Berlusconi parla della legge Finanziaria e del decreto Bersani, torna sulla bocciatura incassata dal governo Prodi dalle agenzie di rating e rivendica il «diritto costituzionale di andare in piazza», deciso più che mai a dare un’accelerazione nell’opposizione dura «a un esecutivo che ci vuole sudditi e non cittadini». Ma sulla strada per Termoli, dove a sera è atteso per un comizio, arriva da Roma l'eco dell'intervista di Gianfranco Fini a Repubblica Radio. «Se cade il governo - dice il leader di An - l’ipotesi più probabile sarebbe quella di andare a nuove elezioni. A quel punto ci metteremo attorno a un tavolo e discuteremo la leadership della Cdl. Che sia di Berlusconi non è scontato».
Apriti cielo. Le parole di Fini vengono subito lette come una presa di distanze dal Cavaliere. Il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione prende la palla al balzo: «Berlusconi “cane pastore” delle pecore di centrodestra ha esaurito il suo ciclo». Frena, invece, Roberto Maroni. «Queste parole - spiega il capogruppo della Lega alla Camera - hanno un sapore vagamente iettatorio. Deciderà Berlusconi se rimanere candidato premier». Il Cavaliere e il leader di An, intanto, si sentono al telefono più d'una volta. «Una forzatura di Repubblica», gli assicura Fini. «Ridicolo ipotizzare divisioni», spiega l'ex ministro degli Esteri, «quando non c'è alcuna divaricazione» perché «tutti e due lavoriamo affinché l'Italia si liberi il prima possibile di Prodi». E ancora: «Queste polemiche sono forme maniacali di autolesionismo, discutere serve solo al centrosinistra per dire che siamo divisi anche noi». Dunque, querelle rientrata. Anche perché sul punto Berlusconi è chiarissimo: «Un problema che non esiste». Come è definitivo sull’ipotesi di fare delle primarie del centrodestra. «Sarebbero inutili - dice ad alcuni cronisti a Termoli - perché i risultati già li conosciamo: c'è un tridente con una punta che segna 24 gol, una dodici e un'altra sei». Chiaro il riferimento ai risultati di Forza Italia, An e Udc alle ultime elezioni.
La giornata molisana si focalizza dunque sul rilancio del centrodestra, anche in vista della manifestazione in programma oggi a Vicenza («Alle 10.30, e io da buon milanese sarò puntuale»). «Avete una missione. Dalle elezioni regionali che si terranno fra due settimane - spiega - deve arrivare un messaggio chiaro a questo governo: “Dovete andare a casa”». A San Giuliano, poi, il Cavaliere scherza a lungo con i bambini della scuola Franco Jovine, che tanto lo reclamano da riuscire a sottrarlo persino ai cronisti. «Quante dita ci sono in una mano? Quante in dieci mani?», chiede Berlusconi. Che poi li riprende: «Così non va bene, siete un po' scarsetti in aritmetica». E ancora: «Che regalo volete?». E una maestra: «Una maglia del Milan». «Pensavo - replica il leader di Forza Italia - che mi avreste chiesto dei computer...». Scherza a lungo anche con il sindaco di Campomarino, deciso a consegnarli una targa di bronzo per aver risolto una querelle burocratica che rischiava di far perdere la casa a oltre diecimila famiglie che avevano comprato dei fabbricati costruiti su terreno demaniale. «Abbiamo risolto la faccenda - ammette Berlusconi con un sorriso - un po’ alla chetichella inserendo un emendamento a un disegno di legge del governo». Anna di Giuseppe, sindaco della Margherita, ringrazia. Ma visto il suo schieramento politico - chiosa Berlusconi - «non farò alcun discorso elettorale».
Poi, tappa a Termoli, con sosta all'hotel Corona, scelto più per ragioni affettive (qui si tenne nel 1994 la prima riunione molisana di Forza Italia) che per l'accoglienza e il confort. In serata, comizio nella gremita piazza S. Antonio. Per un attimo, torna sulla questione leadership («Se non mi daranno la responsabilità di guidare l'opposizione verrò in Molise a raccogliere funghi»), poi l'affondo contro il governo: «Prodi vada a casa, se preferisce in albergo o alle Bahamas». Sulla Finanziaria, una legge «stalinista e pauperista» nella quale «vengono proposte 67 nuove tasse, due terzi delle quali gravano sul ceto medio, su coloro che percepiscono più di 2.500 euro al mese e per la sinistra sono ricchi». Sull'eventuale ricorso alla fiducia per la manovra che «non appartiene ai sistemi di vera democrazia» tant'è che «oggi siamo in un momento di emergenza democratica». Sui conti, che «il mio esecutivo ha lasciato in ordine», ragion per cui «non abbiamo mai ricevuto bocciature da agenzie di rating». Sul decreto Bersani, con il quale «se fate spese sopra i cento euro vi tengono sotto controllo» perché riescono a sapere «da quale medico andate e magari anche perché». Dal Molise, dunque, voglia di piazza. «Spero solo - dice - che chi protesta non sia trattato come un no global».