Berlusconi media tra Bush e Mosca

da Roma

Far quadrare il cerchio: è un compito difficile che Silvio Berlusconi si è assunto in queste ore cercando di portare oggi in un consiglio europeo straordinario e brevissimo (dalle 15 alle 18), una proposta da gettare sul tavolo dei 27 che sia capace di far tornare il sereno nel Caucaso. «Ho lavorato e sto lavorando per arrivare a Bruxelles con soluzioni... tranquille», ha confidato il premier ai suoi, dopo aver sentito al telefono Dmitri Medvedev, George Bush, Nicolas Sarkozy e Josè Luis Zapatero. Tornando a ipotizzare una conferenza di pace da tenere a Roma a metà novembre che Frattini andrà a proporre formalmente il 3 a Tbilisi e il giorno successivo a Mosca.
Non sarà facile. Il summit convocato da Sarkozy si apre all’insegna delle divisioni in campo europeo. Da un lato c’è chi, come la Germania, non vuole rompere i ponti con Mosca, anche perchè ha in ballo da tempo il famoso gasdotto sottomarino che dovrebbe garantire il suo approvvigionamento energetico. Dall’altra ci sono Paesi come quelli dell’ex-Est europeo, ma anche Svezia e Gran Bretagna, che premono invece per usare un linguaggio più duro con Mosca. Gordon Brown ha scritto ieri sull’Observer che «la Ue dovrebbe rivedere in modo fondamentale le sue relazioni con la Russia, dato il suo approccio unilaterale pericoloso e inaccettabile». Anche Sarkozy, pur non essendo dell’idea del suo ministro degli Esteri Kouchner di «sanzioni» a Mosca, vuole il «congelamento» dei rapporti e dunque del discorso sullo speciale partenariato tra Bruxelles e Mosca che avrebbe dovuto proseguire a metà settembre.
Berlusconi dal canto suo, pur riconoscendo con Bush - secondo quanto fatto sapere ieri dalla Casa Bianca - la «necessità di sostenere l’integrità territoriale della Georgia», chiede però di non isolare la Russia. A Medvedev - come hanno fatto sapere prontamente dal Cremlino - ha concesso di non esser d’accordo sulla linea delle sanzioni, ma ha chiesto anche di non spingersi troppo oltre nelle sue rivendicazioni d’indipendenza di Abkhazia e Ossezia. Il pertugio che il premier italiano cerca di scandagliare è stretto; e almeno sino ad ora solo la Merkel è dell’idea di non provocare ulteriori “strappi” con Mosca. L’importante sarebbe trovare una linea comune tra i 27 nella risposta a Mosca. Da cui intanto parte però un segnale niente affatto tranquillizzante: «Se si adotteranno sanzioni, potremo prendere contromisure, anche se controproducenti...» ha avvisato Medvedev.
C’è chi pensa di espellere i russi dal G8, chi di chiudere i rapporti con la Nato. Berlusconi frena: non gli pare opportuno alimentare il contenzioso. E intanto torna a dirsi soddisfatto per l’accordo raggiunto con Gheddafi: «L’autostrada costiera? Si farà - conferma - e le nostre imprese potranno partecipare, magari con qualche vantaggio in più rispetto ad altre, alle grandi opere che la Libia può pensare oggi di costruire grazie alla scoperta di giacimenti di gas e petrolio».