Berlusconi: meno liste sulla scheda. E Mastella sonda l’intesa con l’Udc

Il leader di Forza Italia: troppi 11 simboli nella nostra coalizione, sarebbe un assist a Veltroni. Trattativa fallita con la Cosa bianca, l’Udeur sceglie il centrodestra

da Roma

Le grandi manovre nella galassia di centro sono ormai iniziate. E i contatti tra piccoli e medi partiti si moltiplicano e si infittiscono per cercare di definire la forma migliore con cui presentarsi alle elezioni. A tutti loro, nei contatti di questi giorni, è stato inviato un «consiglio» decisamente perentorio da parte di Silvio Berlusconi: bisogna ridurre il più possibile il numero delle liste, favorendo accorpamenti e aggregazioni. «Non possiamo pensare di presentarci al voto con undici sigle», ha ripetuto il presidente di Forza Italia ai suoi alleati. «Dobbiamo evitare una frammentazione eccessiva che potrebbe tramutarsi in un assist per Veltroni, pronto a sfruttare questo argomento per la sua campagna elettorale “nuovista”».
C’è un altro «particolare» che suggerisce l’opportunità di ridurre la polverizzazione del centrodestra: la soglia di sbarramento del 2%. Un muro che potrebbe rivelarsi invalicabile per i molti partiti dello «zero virgola» e dell’«uno virgola». I primi risultati di questa volontà di aggregazione iniziano a vedersi. Il Partito repubblicano di Francesco Nucara, il Nuovo Psi di Stefano Caldoro e i diniani (compreso Natale D’Amico) stanno lavorando a una lista comune dentro il centrodestra. Ma soprattutto l’Udeur - dopo aver chiuso in maniera infruttuosa i contatti con la Rosa Bianca e aver preso atto dell’impossibilità di sviluppare un discorso insieme con i «terzopolisti» - ha definitivamente scelto il centrodestra e sta valutando un’ipotesi di accordo con Pier Ferdinando Casini. Lo stesso processo dovrebbe innescarsi nelle ali estreme dove due o tre sigle a destra di An appaiono decisamente troppe. Un discorso a parte merita il partito di Gianfranco Rotondi che appare deciso a presentarsi addirittura con tre sigle: sotto le insegne del Popolo delle libertà, se questo marchio verrà speso già nelle prossime elezioni; come Dc per le Autonomie e, infine, con una nuova sigla nel Meridione d’Italia, «Magna Grecia Sud Europa». «La volontà di presentare, comunque, il nostro simbolo dipende dall’intenzione di concorrere al raggiungimento del premio di maggioranza sia alla Camera ma soprattutto al Senato», spiega il segretario. La Dc per le Autonomie porrà, però, una condizione per il suo ingresso nell’alleanza: l’istituzione del ministero delle Povertà che dovrà occuparsi di tematiche quali la fame nel mondo, l’abbattimento del debito nei Paesi in via di sviluppo oltre che anche della povertà in Italia. Uno strumento (senza portafoglio) con cui contrastare quello che sarà uno dei capisaldi della campagna veltroniana e porsi nella condizione di poter combattere con decisione l’immigrazione clandestina, avendo uno strumento per «l’aiuto a domicilio».
Nel frattempo cadono le ultime pregiudiziali anche nell’Udc. Rocco Buttiglione, ieri, ha annunciato che non ci saranno veti sul nome del presidente di Forza Italia come futuro inquilino di Palazzo Chigi. «Nella trattativa che si apre nella coalizione c’è la scelta del candidato premier, ma non mi faccio illusioni: mi pare difficile che possa non essere Silvio Berlusconi». La nuova alleanza «la possiamo chiamare Casa della libertà 2, castello dei desideri, o bugigattolo della speranza. Ma in ogni caso occorre una nuova alleanza». Secondo Buttiglione tre sono i punti fondamentali su cui il centrodestra dovrà confrontarsi: «Una politica della famiglia attraverso strumenti di giustizia fiscale da realizzare nei primi 100 giorni di governo; un ripristino del merito a partire dalla scuola; ripristinare il giusto rapporto tra magistratura e politica».