Berlusconi: mi fido di Renzi chi vota «no» è contro di me

R iunioni annunciate, poi rinviate e infine cancellate. Ma solo per essere rimesse in calendario di lì a dodici, massimo ventiquattro ore. Il caos che regna in Forza Italia sta tutto in un'agenda che ormai da una settimana viene ribaltata non di giorno in giorno ma di ora in ora. E così è stato pure ieri, nell'ennesima giornata ad alta tensione dentro Forza Italia. Così, che alla fine una riunione ci sia effettivamente è quasi una notizia. Anche se Silvio Berlusconi si guarda bene dal prendervi parte. D'altra parte, l'ex premier non ha alcun dubbio sul fatto che il patto del Nazareno vada rispettato e il suo tempo è preso da questioni che considera certo più impellenti. A partire dall'appello del processo Ruby che riprende oggi a Milano con la requisitoria del procuratore generale e che andrà a sentenza di qui a una settimana.
Un Berlusconi, insomma, che non ha granché voglia di riaprire il confronto dentro al partito su un tema che considera chiuso. Non a caso, nel primo pranzo con i neo-europarlamentari - in calendario da tempo - dell'argomento non parlerebbe affatto se a sollevare il caso non fosse Raffaele Fitto. Fino a quel momento, infatti, l'ex premier si limita a disquisire di Europa, del ruolo da tenere dentro al Ppe e della necessità di «distinguersi» dal Partito popolare europeo perché «resta il fatto che Juncker non è il nostro candidato» ma quello della Germania.
Poi si apre il fronte riforme. A Palazzo Madama, infatti, c'è Denis Verdini che incontra i senatori di Forza Italia guidati da Paolo Romani per cercare di sedare la fronda. In 23 (compreso il Gal) hanno infatti sottoscritto un documento in cui chiedono di rinviare la calendarizzazione del ddl Boschi a dopo la riunione congiunta dei gruppi azzurri che dovrebbe tenersi martedì con Berlusconi. Per questo Verdini si spende per far rientrare i malpancisti ribadendo come il patto del Nazareno sia «il migliore degli accordi possibili». Mentre va in scena la riunione con i senatori, a Palazzo Grazioli l'ex premier incontra gli eurodeputati. Con Fitto che ribadisce le sue perplessità sull'intesa, non solo nel merito ma anche nella tempistica «troppo rapida». Ricordati come è finita quando avevi fatto l'accordo con Enrico Letta, con la differenza - è il senso delle parole dell'ex ministro - che Renzi non è Letta. Insomma, secondo Fitto non c'è da fidarsi. Berlusconi ascolta, ma ribadisce di pensarla diversamente. «Non è la miglior riforma possibile - dice - ma un deciso passo avanti». Eppoi «non possiamo chiamarci fuori» mentre il governo «prova a rilanciare il Paese». Insomma, è il senso del ragionamento del leader di Forza Italia, Renzi si fida di noi e io di lui.
Le posizioni, dunque, restano distanti. Anche se in vista della riunione di martedì con deputati e senatori azzurri cui dovrebbe partecipare Berlusconi (ma il ddl Boschi inizierà comunque il suo iter lunedì) la fronda pare si vada lentamente sfoltendo. Non più 23 (quelli che hanno firmato il documento), ma probabilmente neanche 10 come dicono i più ottimisti. Magari una via di mezzo, anche se nel fine settimana sia l'ex premier che Gianni Letta saranno prodighi di telefonate per convincere i dubbiosi. E per spiegargli che in una situazione così delicata, a pochi giorni da un altro delicato appuntamento giudiziario, votare contro il ddl Boschi e minacciare l'accordo sulle riforme con Renzi equivarrebbe a votare contro Berlusconi. Che, spiega il suo consigliere politico Giovanni Toti, «martedì prossimo spiegherà definitivamente le ragioni per cui Forza Italia va avanti convintamente sulla strada delle riforme».