Berlusconi: "La mia prima riforma: in tre mesi dimezzerò i parlamentari"

Nell'intervista al settimanale <em>Chi</em> il leader azzurro promuove i valori della Chiesa, rivela le candidature del Pdl e confessa: &quot;Fini ha tutte le caratteristiche per esercitare la leadership, senza investiture&quot;. Casini? &quot;Rischia di fare il gioco della sinistra&quot;. E su Veltroni: &quot;Ha rotto col passato&quot;

Anticipiamo ampi stralci dell’intervista concessa da Silvio Berlusconi, candidato premier del Popolo della libertà, ad Alfonso Signorini, direttore del settimanale «Chi», e intitolata «Tutto su di me». Una lunga conversazione a tutto campo, dagli affetti privati alla campagna elettorale, in cui il Cavaliere rivela, fra l’altro, che la moglie Veronica «voterà per me, naturalmente», e poi risponde anche alle domande più curiose (È vero che per giocare con i nipotini si traveste da Superman e si nasconde dietro gli alberi della villa di Arcore? «Ne faccio di tutti i colori e anche di peggio»). Nella parte politica dell’intervista, il leader del centrodestra tocca tutti i temi caldi della campagna elettorale dal caso Alitalia all’aborto. Spiega l’esclusione di Mastella e rifiuta le polemiche sulle candidature, denuncia le contraddizioni del Pd con Di Pietro e Pannella, promette misure per tagliare i costi della politica e difende gli interventi pubblici della Chiesa sui temi eticamente sensibili.

Roma - Ha mai pensato davvero di candidare la bellissima Aida Yespica?
«La cosa sorprendente è che qualcuno abbia potuto prendere sul serio questa bufala. La signora Yespica non è neppure cittadina italiana».

Angela Sozio, la rossa del Grande fratello: era proprio necessario candidarla?
«Un’altra fandonia. Però vorrei anche evitare una sorta di “razzismo al contrario”. Il fatto di essere personaggi noti, e magari donne giovani e belle, non è una buona ragione per essere esclusi a priori dalla vita politica. Abbiamo candidato più giovani di tutti gli altri partiti, alle precedenti elezioni. E questi giovani si sono rivelati di straordinario rigore, impegno e competenza, hanno studiato e lavorato con un'applicazione e una serietà, da cui i “professionisti della politica” dovrebbero prendere esempio».

Meglio candidare Katia Noventa o i figli di papà come Matteo Colaninno?
«Lo ha detto una giornalista di sinistra: la lista di Veltroni tende a sembrare la lista degli amici per l'aperitivo all’hotel Posta di Cortina».

Perché non ha presentato Stefania Prestigiacomo alla Regione Siciliana?
«Perché sarebbe stata una candidatura solo del Popolo della libertà, mentre noi volevamo continuare la collaborazione con il Movimento autonomista di Raffaele Lombardo, una realtà importante della società siciliana».

Per Raffaele Lombardo Anna Finocchiaro è un’avversaria temibile?
«Stimo personalmente Anna Finocchiaro. È una persona seria e preparata. Al Senato ha fatto miracoli, come capogruppo del Pd, per tenere in piedi per due anni una maggioranza fallimentare divisa su tutto. Si vede che si è specializzata in questo gioco, perché si presenta alle elezioni siciliane alla guida di quella stessa maggioranza variopinta e contraddittoria, che comprende anche l'estrema sinistra comunista che sosteneva il governo Prodi e che è crollata rovinosamente nelle scorse settimane. Riproporre oggi quella maggioranza è un’offesa ai siciliani. E quindi, al di là delle caratteristiche personali della Finocchiaro, non ha alcuna speranza di successo».

Comune di Roma: nel 1993 lei, contro Rutelli, scelse Fini. Crede sul serio che Alemanno sia il suo naturale erede?
«Alemanno non è l'erede di nessuno. È un ottimo candidato per i suoi meriti, le sue capacità, il suo amore per Roma».

La guerra dei sondaggi: solo campagna elettorale?
«Diciamo che è una prova delle difficoltà della sinistra il fatto di inventarsi ogni giorno una rimonta che non emerge da nessun serio sondaggio. L'Italia ha già messo alla prova la sinistra, il governo del Partito democratico di Prodi e Veltroni, e non ha alcuna voglia di ripetere l'esperimento».

Il voto: diritto, ma anche dovere. Farebbe uno spot come quello di Zapatero, in cui il figlio socialista accompagna l'anziana madre che vota per i Popolari al seggio?
«Il bello delle famiglie italiane è che questo già accade, senza bisogno di spot».

Mara Carfagna: quando l'ha candidata, è stato un rischio o un calcolo?
«Sapevamo di candidare una persona seria, intelligente, preparata. E infatti in Parlamento ha saputo conquistarsi la stima di tutti.In molti la considerano la più brava di tutte le parlamentari del centrodestra».

Michela Brambilla: è veramente Berlusconi con le gonne?
«Santo Cielo, è un'immagine alla quale non voglio neanche pensare».

Meglio le gambe della Brambilla o quelle della Santanchè?
«Di entrambe apprezzo la testa».

Fini: sarà il suo delfino?
«Credo che Gianfranco abbia tutte le caratteristiche per esercitare la leadership per i suoi meriti e le sue capacità, non certo per una mia investitura, che non chiede e di cui non ha alcun bisogno».

Casini: che cosa resta oggi di una intesa durata 15 anni?
«Il rammarico che fuori dal Popolo della libertà rischi di fare il gioco della sinistra, sottraendo voti al centrodestra».

Bossi: ci racconti un episodio in cui ha scoperto di avere un amico vero.
«Quando Umberto è stato male, mi sono reso conto che non mi mancava solo un leader alleato, mi mancavano il suo calore umano, la sua schiettezza, la sua lealtà. Caratteristiche rare e preziose in politica come nella vita».

Mastella: gli è riconoscente, ma l'ha lasciato fuori. Solo tattica?
«La riconoscenza è un sentimento umano, il Popolo della libertà è un progetto basato su una visione della politica diversa da quella di Mastella. Però Mastella merita rispetto per quello che ha fatto e, soprattutto, per quello che ha subito».

Veltroni: che cosa apprezza di più in lui?
«E il primo leader della sinistra italiana che si rende conto della necessità di rompere con un passato imbarazzante, con la tradizione comunista e con chi la rappresenta. In Inghilterra il Labour Party l'ha fatto negli anni ’30 del secolo scorso, i socialdemocratici in Germania a Bad Godesberg nel 1959, la sinistra italiana, sia pure con mezzo secolo di ritardo, sembra ci stia arrivando. Un fatto positivo per la democrazia nel nostro Paese».

Lo prenderebbe nel suo governo?
«Naturalmente no. Né lui ci verrebbe».

E lei lavorerebbe in un governo Veltroni?
«Non credo ci sarà, almeno nel futuro prevedibile, un governo Veltroni».

Prodi: proprio tutto da dimenticare?
«Sinceramente sì. Soprattutto, da dimenticare la sua pretesa di unire tutto e il suo contrario, cattolici e laici, progressisti e conservatori, garantisti e giustizialisti, pur di sconfiggere Berlusconi e di conquistare il potere. Un'alleanza che teneva insieme il monarchico professor Domenico Fisichella e il leader dei no global Francesco Caruso, credo che non meriti davvero nessun rimpianto. E che non si sia vista da nessuna parte del mondo. È la stessa pretesa di Veltroni, che ha messo insieme Pannella e Di Pietro».

Salvi almeno una cosa del governo Prodi.
«Come Violetta, la protagonista della Traviata, il governo Prodi ha riscattato con una bella morte una vita dissipata. La scelta di andare a farsi battere in Parlamento è stata un'assunzione di responsabilità che ha fatto chiarezza e ha evitato equivoci e manovre sotterranee. E stata una scelta solitaria di Prodi, che tutti i leader del Partito democratico avevano avversato».

Quirinale: quanto ci punta?
«Il Quirinale è stabilmente e autorevolmente occupato per molti anni ancora».

Meglio Palazzo Chigi o il Quirinale?
«Credo che sia noto che sono candidato alla presidenza del Consiglio».

Se avesse la bacchetta magica, quale problema italiano vorrebbe risolvere in un solo giorno?
«Farei sparire quei vergognosi cumuli di spazzatura che infestano una delle terre più belle del mondo, Napoli e la Campania. Un disastro che ha distrutto l’immagine dell’Italia con danni incalcolabili per le nostre esportazioni e per il turismo».

La casta e le spese della politica: dica quali sono da tagliare nei primi tre mesi di governo.
«Vogliamo dimezzare il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali. Era una riforma costituzionale che avevamo già fatto, ma che la sinistra è riuscita a cancellare con un referendum. Ora ci vorranno almeno sei mesi per rilanciarla».

Dicono che Sarkò sia il Berlusconi d'Oltralpe. Che cosa gli invidia, a parte Carla Bruni?
«Gli invidio un Paese, un sistema politico nel quale chi è scelto dai cittadini ha l'effettiva possibilità di governare, di decidere e di assumersi le responsabilità delle sue decisioni».

Se fosse un democratico americano, chi sceglierebbe fra Obama e Hillary? «Un futuro presidente del Consiglio non può e non deve esprimere giudizi che potrebbero poi rendere difficile la collaborazione con il futuro Presidente degli Stati Uniti».

Chi ha giocato sporco su Malpensa?
«Malpensa paga l'incapacità del management di Alitalia di darsi una strategia vincente. Ma Malpensa è una grande risorsa per la Lombardia e per il Nord, che dobbiamo assolutamente sostenere».

Aborto: la legge 194 è da abolire o da modificare?
«L'ho già detto tante volte. Non intendiamo modificare la 194, intendiamo applicarla in tutte le sue parti. La prima finalità della 194 è l'aiuto alla vita. Ma è anche la più disattesa».

Come?
«Dando concrete possibilità alle madri, anche nelle condizioni più difficili, di far nascere un bambino, con la certezza che qualcuno poi si prenderà cura di entrambi. Nella peggiore delle ipotesi, è meglio un bambino dato in adozione che un bambino soppresso con l'aborto». Quanto c'è di speculazione politica e quanto il tema è sentito? «E uno dei drammi della nostra epoca».

Perché non avete accolto Ferrara nella vostra coalizione?
«Per due ragioni: perché non crediamo abbia senso un partito monotematico, e perché vorremmo che la campagna elettorale non diventasse un terreno di scontro su questioni così drammatiche e così delicate. La politica ha il dovere di occuparsene, ma in altri modi».

Quanto conta il rapporto con la Chiesa per un buon risultato elettorale?
«L'Italia è un Paese cattolico, nel quale la Chiesa ha scelto giustamente di abbandonare la strada del collateralismo, che in certa misura esisteva con la Democrazia cristiana. Oggi la Chiesa promuove dei valori. Se le forze politiche li condividono, è giusto che lo dicano, senza strumentalizzare e senza tirare per la giacchetta, anzi per la tonaca, i vescovi e tantomeno il Pontefice».

Gli interventi della Chiesa: quando sono un'ingerenza e quando invece no?
«In un Paese libero il fatto che qualcuno esprima un’opinione non è mai un’ingerenza. A maggior ragione non lo è se chi la esprime è la guida spirituale di molti milioni di italiani. A questo proposito, mi indigna vivere in un Paese nel quale si consente di parlare anche agli imam che nelle moschee fanno apologia del terrorismo, ma si nega la parola al Santo Padre nella maggiore università italiana».

Coppie di fatto: un discorso chiuso?
«Discorso apertissimo per quando riguarda i diritti individuali. Chiuso per quanto riguarda l'equiparazione alla famiglia tradizionale. Questo non per una scelta morale a favore di una soluzione o dell'altra, scelta che non compete allo Stato, ma perché la famiglia ha una funzione sociale che le altre forme di convivenza non hanno. È scritto anche nella nostra Costituzione».

Rapporti omosessuali: quali diritti deve garantire lo Stato?
«A ogni cittadino, qualunque siano le sue scelte morali e i suoi orientamenti sessuali, lo Stato deve garantire pari diritti e pari dignità. Questo è un principio elementare. Per lo Stato l'orientamento sessuale non può essere né un motivo di discriminazione, né di particolare tutela».

Se avesse un figlio omosessuale, come si comporterebbe?
«Lo rispetterei. E lo circonderei di amore».