Berlusconi: «Molti finiani torneranno in maggioranza»

RomaSicuro di sè, quasi ottimista nonostante i dubbi di Bossi e i numeri ancora ballerini. Silvio Berlusconi si dice «tranquillo» sulla stabilità del governo: «Molti finiani torneranno indietro. Sono infatti in una condizione di disagio assoluto, capiscono che si sono messi in una situazione di non voto, hanno seguito un treno che si avvia su un binario morto. I moderati non possono votare un Fli alleato con la sinistra». É «sereno» pure sul futuro dell’Italia: «Abbiamo la coscienza a posto perché abbiamo lavorato bene. Mentre altri ordivano congiure di palazzo, noi ci siamo dati da fare nell’interesse del Paese». È «certo» anche del proseguimento della legislatura con una maggioranza allargata: «Ci sono altri parlamentari di forze responsabili che ci daranno il loro appoggio affinché il governo possa continuare nella sua attività nella realizzazione delle necessarie riforme».
Dunque è un Cavaliere che si sente saldamente in sella quello che in serata si collega telefonicamente con un convegno del Pdl a Napoli. «Abbiamo - dice - la certezza di aver operato bene, di aver evitato la crisi economica e soprattutto la speculazione finanziaria internazionale. E abbiamo mantenuto la pace sociale, che è un bene prezioso». Su questo punto insiste parecchio: «Credo che nel prossimo anno il ritmo di crescita tornerà ai livelli di prima della crisi, lo dice la Commissione europea, che ha dato anche un giudizio positivo sulle modalità con cui l’Italia ha affrontato l’emergenza finanziaria». Insomma, «mentre altri tramavano, noi abbiamo lavorato duro per il bene del Paese».
Certo, dopo il braccio di ferro con Fini, ora toccherà allargare la maggioranza. L’operazione è già partita, il Cav cercherà di farsi seguire da Udc e parte dei futuristi sui temi etici e religiosi. «Nonostante l’operazione di Fini - commenta - abbiamo mantenuto una maggioranza considerevole al Senato e una limitata alla Camera. A Montecitorio però il centrodestra aspetta di ricevere «nuovi sostegni, in particolare da parlamentari del Fli». Si tratta di deputati che «per riconoscenza a Fini, che li aveva inseriti nelle liste elettorali, hanno votato con lui e che ora si trovano in una situazione di disagio assoluto». Quasi degli sbandati: «Erano saliti su un treno che, a guida Fini, li doveva portare a essere la terza gamba di sostegno alla coalizione insieme a Lega e Pdl. Si sono ritrovati su un convoglio che ha cambiato destinazione, alla cui guida ci sono altri che si chiamano Bocchino, Granata e Brugiglio, e sono addirittura passati all’opposizione». Risultato: «È come se uno avesse deciso di partire per Parigi e si ritrovasse a Istanbul».
Insomma, sono finiti in un buco nero, in una terra di nessuno. Quello dei finiani, prosegue il premier, «è un disagio forte perché capiscono che il loro gruppo si è messo un un’area di non voto, in una zona che non può avere i voti di destra e quelli moderati e cattolici perché l’alleanza con la sinistra esclude il sopporto degli elettori di sempre». Che cosa succederà, allora? Berlusconi ne è sicuro, rientreranno alla base: «Ritengo che saranno molti i parlamentari che torneranno indietro».
Ma non basta. «Ci saranno - prevede Berlusconi - deputati di altre formazioni politiche che, come in parte è già successo, si renderanno responsabili del momento del Paese e verranno a sostenere con noi la maggioranza, in modo da dare a questo governo la possibilità di lavorare e di completare le riforme indispensabili per l’ammodernamento del Paese e il rilancio del Mezzogiorno».
Le cose da fare davvero non mancano. «Il governo ha fatto bene», sostiene il premier, che cita la riforma dell’università, «necessaria per disporre di giovani competitivi a livello internazionale», però «un grande lavoro ci attende». E indica i prossimi appuntamenti: il sistema fiscale, la cui revisione è «già in stato avanzato nei tavoli con gli industriali e i sindacati», la giustizia, «praticamente pronta», il piano per il Sud: «A partire dal prossimo anno i cento miliardi dati al Mezzogiorno faranno sentire i loro risultati perché concentrati su opere strategiche veramente importanti». E sui rifiuti di Napoli avverte: «Sono convinto che ci sia una volontà precisa per dimostrare urbi et orbi che l’intervento del governo non è stato risolutivo ma in pochi mesi riusciremo a trasformare la situazione e scenderò ancora in campo io con un mio intervento diretto.
Conclude tracciando una specie di bilancio, in cui c’è spazio per un’intesa con l’Udc. «Sono ottimista non solo di natura, ma perché conosco la realtà del Paese. La maggioranza degli italiani è di buon senso, ama la libertà e vuole restare libera. È la gente che ci ha sostenuti fin qui». Per il futuro «il governo continuerà a fare quello che i cittadini si aspettano: non li deluderemo, dobbiamo uscire al meglio da questa crisi e guardare al domani con fiducia, concentrandoci sulle cose essenziali e cercando di coinvolgere in Parlamento altri amici».