Berlusconi: "Molti senatori pronti a piantare in asso Prodi"

Il leader della Cdl: "Non può durare questo governo che ogni giorno dà
cattiva prova di sé. Il premier non ha colpe, è un pover’uomo ostaggio
dell’ala radicale. A Palazzo Madama in tanti nella maggioranza non sono più disposti ad accettare i diktat dell’estrema sinistra"

Roma - Arriva negli studi della nuova tv satellitare di Michela Vittoria Brambilla alle 13 e 58, soltanto due minuti prima dell’inizio della diretta. Ma per Silvio Berlusconi non è certo un problema dominare la macchina televisiva. E così dopo un saluto affettuoso a quella che qualcuno considera la sua «delfina» e i complimenti per la fattura dello studio televisivo, le telecamere si accendono e si va subito in onda.
La scenografia è quella ideata da Roberto Gasparotti: blu dappertutto, proiezioni che diffondono la parola libertà in tutte le lingue del mondo, una scrivania bianca e, in sovraimpressione, i numeri telefonici per poter contattare la redazione. Ma quello che colpisce è l’inedito incontro televisivo tra Berlusconi e colei che il presidente di Forza Italia ha definito «un caterpillar». Un battesimo della diretta all’insegna della grinta profusa dai due in tutti i loro interventi. Una miscela che finisce, inevitabilmente, per avere la meglio sulle telefonate dei telespettatori. Sono migliaia coloro che chiamano per parlare con l’ex premier ma alla fine dell’ora di trasmissione saranno soltanto tre i fortunati che avranno la possibilità di intervenire. Berlusconi, infatti, è carico a mille, un fiume in piena. Snocciola dati, rivela sondaggi e si concede addirittura parole di comprensione verso Romano Prodi. Ma annuncia anche che negli equilibri tra maggioranza e opposizione qualcosa sta cambiando.

«Alcuni senatori, che in passato hanno anche ricoperto ruoli istituzionali, sono sul punto di dire basta a questo governo». La battuta fa il paio con quella del giorno prima sul «corteggiamento» ad alcuni esponenti della maggioranza. E accende la curiosità dei cronisti. Nell’identikit dei parlamentari pronti a lasciare l’Unione molti osservatori leggono il nome di Lamberto Dini, in passato presidente del Consiglio e ministro degli Esteri e oggi molto critico con la sinistra radicale. Berlusconi, però, minimizza con un sorriso: «Non lo so, chiedetelo a lui. Non alludevo a nessuno, veramente. Queste cose non si possono dire. Io strizzo l’occhio a tutti coloro che sono costernati per il ricatto che la sinistra estrema sta facendo ai danni del governo». Nel corso della diretta il Cavaliere si concede un’altra battuta sulla durata del governo: «Piuttosto che andare a casa questa maggioranza preferisce accettare il diktat della sinistra estrema per restare al potere. Ma ci sono tanti senatori della maggioranza che non sono più disposti ad accettare questi diktat. Sono convinto che questa maggioranza non durerà a lungo, perché ogni giorno il governo dà cattiva prova di sé». Una china disastrosa per la quale Berlusconi non colpevolizza in toto il presidente del Consiglio. «Guardo a Prodi con preoccupazione. Non vorrei essere nei suoi panni. Lo conosco bene dai tempi dell’Europa e lui è assolutamente un moderato e liberale, ma pover’uomo che deve fare quando ha la sinistra che su tutto impone i suoi diktat?».

Il presidente di Forza Italia si concede una puntura di spillo ai senatori a vita. «Sono legittimamente in Parlamento ma devono fare un esame di coscienza». E poi lancia le sue stoccate contro Walter Veltroni. «Se la sinistra resta al governo Veltroni sarà solo una controfigura, un clone di Prodi perché si troverebbe nella stessa situazione: o subisce i diktat della sinistra oppure non potrà fare meglio». Berlusconi se la prende con la grancassa mediatica che ha accompagnato la discesa in campo del sindaco di Roma: «Ho sentito lodi sperticate, giornaloni ruffiani nei suoi confronti, un continuo tentativo di ingraziarsi colui che viene considerato la nuova star della sinistra». Per l’ex premier il punto dirimente di ogni discussione resta la cattiva fede della sinistra che considera il programma «uno specchietto per le allodole». «Subito dopo aver vinto le elezioni diventa carta straccia, è scritto nella tecnica marxista-leninista». Le promesse di Veltroni, insomma, «non porteranno a nulla. Lo Stato è un’azienda come tutte le altre e bisogna risolvere i problemi con concretezza. Non può certo farlo chi di mestiere ha fatto solo chiacchiere per 40 anni. Non so immaginare - conclude Berlusconi - con quale bacchetta possa intervenire Walter Veltroni».

Per dimostrare che non esiste un «effetto-Veltroni», il numero uno azzurro sfodera gli ultimi sondaggi di Euromedia. Numeri severi che certificano come la fiducia nel governo sia scesa al 24,1%; il gradimento per il presidente del Consiglio sia sprofondato al 26,8%, mentre quello «per il signor Berlusconi» arrivi al 60,1%. «Il Partito democratico era al 25,6% ed è salito al 27,1% dopo il discorso di Torino di Veltroni. Questo vuol dire che con lui i consensi sono saliti solo dell’1,5%. Forza Italia da sola, invece, è al 31,6%». Numeri importanti, anche se «i nostri elettori sono stanchi dei singoli partiti e bisogna fare un passo in avanti verso il Partito delle libertà».
Lasciato da parte l’intermezzo relativo all’effetto Veltroni, il Cavaliere torna sulla parolaccia scagliata contro Prodi e ne mitiga i toni. «Quando parlo con i giovani uso il linguaggio dei giovani. Così come quando sono negli spogliatoi con i ragazzi del Milan uso un linguaggio sportivo». Al termine della trasmissione Berlusconi appare soddisfatto: «È la prima volta in tv che nessuno mi toglie la parola».

E poi uscendo una battuta fulminante sul presidente del Consiglio. Un cronista gli chiede se Romano Prodi mangerà il panettone a Palazzo Chigi. E Berlusconi di rimando: «Forse sì...se qualcuno lo invita». In serata l’ex premier partecipa alla fiaccolata in difesa della cristianità e per sollecitare la liberazione di padre Bossi, il prete rapito nelle Filippine: «È una barbarie inaccettabile che nel mondo si debba assistere alla negazione della libertà religiosa che quand’ero al governo abbiamo sempre cercato di garantire. L’ho fatto in Cina, in Arabia Saudita e in tutti i Paesi del Nordafrica dove abbiamo concordato con la Santa Sede l’intervento dopo aver ricevuto un input preciso».