Berlusconi: «Movente politico contro il Milan»

La Russa: «Spero che restino tutti in A. Noi interisti vogliamo vincere scudetti veri»

Roberto Bonizzi

«Sono esterrefatto e indignato per le richieste dell’accusa. Il Milan non ha mai avuto favori arbitrali, anzi, al contrario, è stato vittima di favori arbitrali concessi ad altri club. Mi è difficile insomma non vedere in questa assurda e spropositata richiesta dell’accusa un movente e una volontà politica assolutamente inaccettabili nell’ambito dello sport». Sono passate due ore dalle richieste di condanna del procuratore federale Stefano Palazzi, quando Silvio Berlusconi sbotta. Allibito. Il presidente del Milan e leader del centrodestra sottolinea il delinearsi di un complotto tutto politico.
Prima l’analisi dei fatti contestati: «L’addetto agli arbitri del Milan ha solo protestato e chiesto la designazione di arbitri corretti. La retrocessione è una sanzione congrua solo se si sono avuti trattamenti di favore nella realtà del campo o se si è alterato il risulato di una partita. È assolutamente impropria e impossibile per chi ha solamente, e giustamente, protestato per torti subiti e ha cercato di difendersi chiedendo assistenti arbitrali corretti». Lo sguardo del Cavaliere, poi, va oltre confine: «Aggiungo che il Milan è al primo posto in Europa nella classifica ufficiale dei club e che ha quindi il grande merito di tenere e di aver sempre tenuto in alto il prestigio del calcio italiano e dell’Italia sulla scena internazionale». La bocciatura per l’operato della procura federale è totale e si fa strada il sospetto di una macchinazione politica.
Le reazioni del mondo politico alla «ghigliottina» calata sulla Serie A dalle richieste della procura federale non si fanno attendere. Sta con Berlusconi e il Milan il leghista Roberto Maroni: «La furia antiberlusconiana è arrivata fino a colpire il Milan. Non c’è altro fondamento a questo processo, se non l’atteggiamento persecutorio contro Berlusconi». Si schierano compatti con il leader i parlamentari di Forza Italia. Il primo è Maurizio Lupi, deputato e presidente del Milan Club di Montecitorio, che parla di «ingiustizia sommaria, vergogna clamorosa: il teorema di Borrelli contro Berlusconi». Guido Crosetto sottolinea i «metodi degni della Gestapo, senza alcuna volontà di ricerca della verità e ancor meno con la giustizia. L’accoppiata Borrelli-Rossi sta per calare la mannaia senza avere una prova o un elemento reale. È una vicenda simile a Tangentopoli». Antonio Verro sottolinea come «se venissero accolte le richieste della procura non significherebbe colpire solo Moggi, Giraudo e Carraro, ma uccidere il calcio. Una cosa è comminare le sanzioni alle società, ma se non sono equilibrate, si finisce per distruggere le squadre, i loro tifosi e, dunque, lo sport». Lapidario Sandro Bondi: «Conosciamo purtroppo da tempo i teoremi di Borrelli». «Ora arriva anche l’uso politico della giustizia sportiva» commenta un’incredula Isabella Bertolini. Ignazio La Russa, capogruppo di Alleanza nazionale alla Camera, da interista non esulta: «Mi auguro che Juve, Milan, Lazio e Fiorentina siano estranee alle accuse più gravi. Noi interisti lo scudetto vogliamo vincerlo in un campionato vero». Quindi dal rappresentante di An un suggerimento: «Servirebbero pene creative: non punire i tifosi, ma le società. Piuttosto che la retrocessione, meglio revocare i titoli, penalizzare e interdire dalle coppe europee». Di diverso parere l’Udc che, con il portavoce Michele Vietti, fa sapere di ritenere «indispensabile un segnale forte per un mondo che deve fare della trasparenza la propria parola d’ordine».
L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga è infuriato per la tempistica delle richieste di condanna da parte del procuratore. «Non c’è che dire, proprio tempestivo - commenta il senatore a vita -. Se la nazionale perderà giocatori e tifosi sapranno chi sono i responsabili: Rossi, Borrelli e il procuratore federale». Critico anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino (ds): «Mi auguro ci sia un dibattimento vero, questa non è una sentenza». Dello stesso avviso Leonardo Domenici (ds), sindaco di Firenze: «C’è da augurarsi che questo processo anziché di giustizia sportiva non diventi di giustizia sommaria». Difende la Lazio il primo cittadino di Roma, Walter Veltroni (ds): «La richiesta di Serie B con penalizzazione di 15 punti appare eccessiva. Gli elementi non sembrano così gravi da giustificare una condanna tanto severa».
Il presidente della Camera, e tifoso del Milan, Fausto Bertinotti commenta così: «La giustizia ha il sopravvento sul tifo, anche quella sportiva». La maggioranza di centrosinistra, compatta, difende l’operato della procura federale. Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro nega il movente politico: «Mi dispiace, credo che siano atti dovuti, atti che dimostrano che, almeno per la giustizia sportiva, chi ha sbagliato paga. Da juventino mi sento parte lesa, ma non nei confronti del giudice, ma di quei funzionari della società che hanno commesso i fatti di cui si parla». Ironico il commento di Paolo Cento. «Berlusconi prende fischi per fiaschi - dice il sottosegretario dei Verdi -. Il vero complotto non è quello contro il suo Milan, ma quello che è stato ordito, per anni, contro tutti i tifosi di calcio».