Berlusconi: il muro del 10% contro i partitini

Stefano Filippi

nostro inviato

a Cernobbio (Como)

Arriva in elicottero, riparte in barca, approfitta del sole settembrino Silvio Berlusconi, camicia blu e maglioncino azzurro, ma la mezza giornata sul lago di Como non è una vacanza. Al Seminario Ambrosetti lo aspettano il governatore della Bce Jean-Claude Trichet, il commissario europeo Joaquin Almunia, il leader ulivista Romano Prodi e una platea di imprenditori preoccupati per l’economia italiana. Il premier sfodera ottimismo e sorrisi, promuove con un «dieci e lode» l’attività del governo, esclude elezioni anticipate, richiama gli alleati turbolenti proponendo uno sbarramento del 10 per cento ai partiti minori, apre ai moderati della Margherita. L’unico tema trascurato a Cernobbio è la Banca d’Italia. Sulle dimissioni di Antonio Fazio, nemmeno un sospiro.
Il governo. «Questo esecutivo ha fatto il massimo nelle condizioni in cui ha operato. Io mi dò dieci e lode». Il premier difende i quattro anni a Palazzo Chigi, «un record». «In politica estera non c’è una cosa che sia stata fatta male. E credo - ha aggiunto - che quanto abbiamo portato a casa come riforme, per esempio la legge Gasparri e le pensioni, sia notevole». Con l’attuale congiuntura internazionale e la refrattarietà tutta italiana alle riforme, più di così era impossibile fare. «Tanto più che nel nostro Paese il presidente del Consiglio ha solo il potere della moral suasion, cioè del convincimento, dell’impegno a tenere unita la coalizione». Il premier esclude elezioni anticipate: «Non penso di accorciare la legislatura - ha scandito -, bisogna approvare la Finanziaria e poi c’è ancora tempo per condurre in porto tante altre riforme».
Gli alleati. Berlusconi non nasconde le divisioni nella Casa delle libertà. Strappi, ricuciture, nuove rotture. «Senza rafforzare i poteri del premier è già un miracolo arrivare a fine legislatura con la coalizione di partenza. Perché lo avete capito tutti che la crisi di governo in primavera è stata una farsa per questione di poltrone, per dare qualche ministro ai partiti minori. Ci vorrebbe una legge elettorale con una soglia di sbarramento al 10 per cento per i partiti minori, l’unico modo per porre fine a veti e condizionamenti».
Nella maggioranza «ci sono fibrillazioni che nascono da una vecchia cultura politica - ha specificato -, io resto fuori dal teatrino perché sono un uomo del fare. Presenterò quello che ho realizzato e se gli italiani avranno fiducia mi sacrificherò per altri cinque anni, altrimenti andrò su una bellissima barca a Tahiti e ringrazierò la fortuna per non avermi dato nuove responsabilità. Mi verrebbe voglia di dire “Vado da solo”, soprattutto in questi giorni, ma subito mi viene in mente il “Procomberò sol io” di Leopardi. Con questa legge elettorale, se andassi da solo la sconfitta sarebbe certa».
Appello ai moderati. Il premier rilancia la proposta di un partito unico dei moderati, cosciente che nel centrodestra «purtroppo siamo ancora divisi». Lo fa davanti a Prodi e a Mario Monti, l’ex commissario Ue che anche a Cernobbio ha ribadito la sua idea di un «centro riformista». Partito unico, dice Berlusconi, non più una coalizione dove «anche i partiti più piccoli possono bloccare tutto». Una formazione che dovrebbe accogliere altri imprenditori e i «cosiddetti moderati della Margherita». «Se sono moderati, in parte i loro programmi coincidono con i nostri - ha spiegato il premier - invece alcuni di questi moderati, soprattutto cattolici che considerano il successo e il denaro ancora farina del diavolo, vanno a braccetto con la sinistra italiana che viene dal comunismo. Sono effetti della vita politica, torsioni radicate in una certa tradizione che non ci consentono di mettere in piedi una formazione politica assolutamente ideale, di cui il Paese avrebbe bisogno».
Gli avversari. Prodi ha un merito, quello di aver introdotto l’euro: «È stato positivo per i bilanci dello Stato, ma negativo per le famiglie». Per il resto, il giudizio sull’opposizione è drastico: «Non c’è proposta della sinistra che sia stata ignorata, perché non ne è giunta nemmeno una. Impossibile dialogare anche sulla legge elettorale. Noi siamo un governo liberale: non abbiamo mai usato i magistrati contro gli avversari politici. Non abbiamo mai mandato la Guardia di finanza da nessuno. Da me è venuta 476 volte».
Il rilancio dell’economia. L’euro forte svigorisce la competitività delle merci del Vecchio Continente rispetto a quelle americane. «Le conseguenze dell’euro forte sono un po’ colpa della Banca centrale europea, ma soprattutto sono frutto di una precisa politica della Federal Reserve - ha detto Berlusconi -. È bastato ridurre di poco il valore dell’euro rispetto al dollaro che subito le esportazioni hanno ripreso fiato. Abbiamo avuto un’inversione di tendenza giugno su giugno e questo è drammatico. Mio figlio è andato a vedere la più grande mostra di barche a Fort Lauderdale. Mi ha portato a casa il dépliant di un natante costruito su licenza italiana: i prezzi della barca costruita in Florida erano inferiori del 25 per cento a quelli della stessa barca costruita a Firenze. Certe imprese oggi vanno ad acquistare prodotti italiani sui mercati del dollaro: è più conveniente». E poi «siamo il Paese che soffre di più per il prezzo del petrolio perché ha meno riserve energetiche proprie. E sciaguratamente abbiamo deciso di non avere le centrali nucleari».