Berlusconi: «Nel finale tremo sempre»

da Milano

È un Berlusconi a tutto tondo, quello che torna davanti ai microfoni a San Siro, cogliendo l’occasione per una bonaria tirata d’orecchie alla sua squadra: «Uomini dai piedi d’oro come i nostri - commenta - negli ultimi cinque minuti non dovrebbero neppure far vedere la palla agli avversari: ma sia io che Carlo (Ancelotti, ndr), non riusciamo a farglielo capire». E a chi gli ricorda che da sempre Berlusconi è sinonimo di calcio-spettacolo e non di catenaccio, il presidente risponde «per il bel giuoco ci sono gli altri 85’, ma alla fine rilanci e retropassaggi non sono da disprezzare, se si è in vantaggio di un solo gol». E a questo proposito rivela: «Ai tempi della difesa impenetrabile di Sacchi, avevo anche istituito il premio “Viva il parroco” per chi non si ostinasse a cercare di giocare la palla anche nelle situazioni difficili e rilanciasse lontano. Non sono mai riuscito ad assegnarlo».
La vittoria porta buonumore: «È stato un Milan convincente - continua Berlusconi -. E poi Bonera sta dimostrando di essere un degno titolare». Quindi Cannavaro, come annunciato da Ancelotti e Galliani, non serve? «Di questo il mio allenatore e il mio amministratore delegato non mi hanno parlato - ride -. E su Ronaldinho non so quanto valgano le sue dichiarazioni d’amore eterno al Barcellona: io garantisco che se si muoverà, il Milan sarà in prima fila». Altro sorriso.
Che lascia spazio al ricordo commosso di Veleno Lorenzi: «Era un inventore di gioco imprevedibile e nei derby lui e Nyers erano i più temuti - chiude Berlusconi -. Lorenzi rappresentava alla perfezione la verve dell’Inter».