Berlusconi nel simbolo del Pdl per le elezioni in Sardegna

Parte la corsa al regno di Sardegna. E il simbolo della coalizione di centrodestra nella campagna elettorale per le elezioni regionali del 15 e 16 febbraio sarà lo stesso del Pdl. La scelta è stata fatta nel pomeriggio di ieri a Porto Rotondo, dove il premier Silvio Berlusconi sta trascorrendo gli ultimi scorci di vacanze, durante una riunione a Villa Certosa con il candidato governatore Ugo Cappellacci. Il simbolo manterrà il nome di Berlusconi dentro il cerchio sovrastato dalla scritta Popolo della libertà, mentre all’esterno ci sarà lo spazio per «Cappellacci presidente».
Poco più di un mese, dunque, all’apertura delle urne. Anticipata dopo che il centrosinistra ha impallinato il suo governatore, il proprietario di Tiscali ed editore dell’Unità Renato Soru, costretto alle dimissioni in aula dal voto contrario dei suoi. Sabato l’apertura ufficiale della campagna elettorale del centrodestra con Berlusconi che sarà a Cagliari per presentare Cappellacci in una manifestazione che comincerà alle 17 alla Fiera campionaria. Lo stesso palcoscenico scelto da Soru che oggi radunerà i sostenitori per convincerli a rinnovargli la fiducia. Ieri a Porto Rotondo Berlusconi, oltre a Cappellacci che è coordinatore regionale di Forza Italia, ha incontrato la sua vice Claudia Lombardo e alcuni parlamentari sardi per mettere a punto liste e candidati. Scopo dichiarato è bissare il recente successo conseguito in Abruzzo e riportare un’altra regione nelle mani del centrodestra. Per questo Berlusconi si è impegnato a spendersi in prima persona nella campagna elettorale con un tour in tutte le province sarde, facendo il bis sul modello Abruzzo che lo ha visto scendere in piazza più volte e comparire a sorpresa in piazza a Pescara. Per la Sardegna il presidente del consiglio, d’accordo con Cappellacci, ha chiesto un «listino bloccato» (quello dei candidati che entreranno di diritto in consiglio in caso di vittoria della coalizione) formato da otto personalità. Ma, sembra, non vorrebbe molti politici, bensì esponenti della società civile dotati di consensi, ma soprattutto competenze che garantiscano una presa efficace sul territorio. Capacità, cioè, di affrontare e risolvere le più urgenti questioni locali.