Berlusconi: nessun dietrofront

Il Cavaliere: alla linea della fermezza «nessuna alternativa», altrimenti si rischia un «effetto cascata» anche in altre regioni

da Roma

A ventiquattr’ore dagli incidenti di Chiaiano la linea del governo non cambia. Certo, dalla Sardegna Silvio Berlusconi segue l’evolversi delle trattative tra Guido Bertolaso e i sindaci anti-discarica nella speranza che il confronto tra le parti possa finalmente sbloccare la situazione. Insomma, pieno appoggio alle aperture con cui a Napoli il segretario ai rifiuti sta cercando di far breccia nel fronte della protesta, ma nessun passo indietro sull’individuazione dei siti e sulla tempistica delle operazioni. Il presidente del Consiglio - che ancora una volta sceglie la via del silenzio - è infatti consapevole del fatto che «alternative non ce ne sono». Non ce n’erano prima - è il ragionamento che fa con chi ha occasione di sentirlo al telefono prima del suo rientro a Milano - e non ce ne sono ora. Quel che è davvero cambiato - e che per Berlusconi «fa la differenza» - è che adesso lo Stato ha tutti gli strumenti per affrontare l’emergenza. Perché il decreto approvato durante il Consiglio dei ministri di Napoli non lascia margini a incertezze. E porta la controfirma del presidente della Repubblica.
La trattativa, dunque, ha margini di manovra piuttosto limitati. Perché, fa presente il ministro Roberto Calderoli, «lo Stato sta solo chiedendo alla Campania di smaltire i suoi rifiuti». Eppoi, spiega Berlusconi a chi lo sente nel pomeriggio, un cedimento non farebbe altro che produrre un «effetto a cascata». Dopo i presidi campani, insomma, ne arriverebbero molti altri, magari in altre regioni. Così, la via resta quella della fermezza. Concetto ribadito anche da Bertolaso durante gli incontri in prefettura: quando finiranno le contestazioni violente - ripete a diversi sindaci - allora «si potrà cominciare a ragionare». E che la linea sia questa lo si coglie anche nelle parole di molti esponenti della maggioranza. «Nessuno - dice Fabrizio Cicchitto - può pensare che lo Stato arretri di fronte a prove di forza messe in atto da violenti, organizzati e no».
La convinzione, infatti, è che la protesta sia sostenuta da chi vuole strumentalizzare la vicenda. Tanto che in molti nel centrodestra guardano con disappunto alle posizioni di parte della sinistra radicale. E pure le parole di Massimo D’Alema («temo che ci si affidi in modo esclusivo all’uso della forza») non passano inosservate. Perché è vero che l’ex vicepremier è impegnato a fare il controcanto a Walter Veltroni, ma il rischio che la sua presa di posizione possa essere foriera di altre proteste è considerato piuttosto alto. Sul punto, pure il Cavaliere, non avrebbe nascosto le sue perplessità. «D’Alema - fa presente Gaetano Quagliariello - ci risparmi i suoi sermoni e cominci a dire ai sindaci della sua parte che sarebbe bene stessero a fianco delle istituzioni piuttosto che di chi fomenta il risentimento». Argomento, questo, su cui la maggioranza sembra voler insistere, tanto che Osvaldo Napoli punta il dito contro quei sindaci che «usano la fascia tricolore per schierarsi contro le istituzioni». Secondo il vicepresidente dell’Anci, due sono le strade: o si dimettono oppure i consigli comunali che presiedono devono essere sciolti con decreto del presidente della Repubblica. Una posizione, quella di Napoli, condivisa dallo stato maggiore del Pdl e su cui il Cavaliere sta ragionando da qualche tempo.
Il percorso, spiega Sestino Giacomoni, stretto collaboratore di Berlusconi, resta dunque «quello tracciato» nella speranza che «nessuno strumentalizzi la protesta». E in questo senso, da Veltroni e pure da Antonio Di Pietro sarebbero arrivate ampie rassicurazioni.