Berlusconi: nessun interesse per Rcs, ma difendo Ricucci

Il premier: «Non mi sembra accettabile l’ostilità verso chi fa operazioni che rispettano le regole del mercato, ma chi disturba i poteri forti viene messo sotto accusa»

da Milano

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a tutto campo sulle vicende che stanno infiammando il sistema finanziario italiano. Intercettato ieri al termine dell’inaugurazione del centro congressi della Confcommercio, Berlusconi ha parlato della battaglia che scuote Rcs, del ruolo degli immobiliaristi e delle scalate per il controllo delle banche italiane. Berlusconi con i 2 miliardi incassati dalla recente vendita del 17% di Mediaset, e oggi in cassa a Fininvest, ha una liquidità che il tam tam della finanza ogni giorno vede dirottata in modo diverso.
Sulla scalata che l’immobiliarista Stefano Ricucci sta conducendo su Rcs, Berlusconi è stato netto: «Garantisco sul mio onore e sulla mia parola che non c’è alcun interesse da parte del mio gruppo all’operazione Rcs». Nei giorni scorsi il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, aveva già smentito ogni interessamento.
Berlusconi ha poi aggiunto: «Ci poniamo anche noi, vedendo anche tutta questa ostilità da cui viene circondata questa operazione, un po’ di domande. E non ci sembra che questa ostilità sia qualcosa di accettabile perché, se si rispettano le regole del mercato, non si può scatenare una campagna contro qualcuno che agisce nelle regole del mercato».
Una posizione di principio contro le resistenze dei «poteri forti» alle novità, più che un’apertura a Ricucci. Nelle ultime settimane si è molto speculato sul ruolo della politica nella scalata Rcs. Oltre all’ipotesi di Berlusconi, si è parlato di un’intermediazione di Massimo D’Alema, smentita poi in una intervista, che avrebbe introdotto Ricucci ai banchieri di Deutsche Bank.
Il presidente del Consiglio non si è limitato al solo affaire Rcs. E ha rivendicato il rispetto del mercato nei confronti di «tutte le operazioni che in questo momento sono in campo nel mercato finanziario anche, per esempio, alle Opa relative agli istituti bancari». In sostanza a quella degli olandesi di Abn su Antonveneta e a quella degli spagnoli del Bilbao su Bnl. La prima contrastata dalla Bipielle e la seconda dalle Assicurazioni Unipol.
Alla richiesta di un commento sulla nascita di una pattuglia di nuovi imprenditori dalla speculazione facile, Berlusconi ha replicato: «Penso che il mercato ha delle regole e se si rispettano le regole del mercato, questo sia un fatto doverosamente e assolutamente accettabile. Lo dico da liberale convinto, al di là di ogni interesse». E, sull’italianità delle banche, il premier ha risposto che «questa può essere auspicabile, per quanto ci riguarda, ma se vogliamo essere inseriti in un mercato internazionale, europeo, non possiamo essere un Paese che calpesta le regole. Credo che questo sia un fatto incontrovertibile. Se no ci saremmo attirati le critiche di tutti e l’Italia verrebbe considerata un Paese del terzo mondo».
In linea con le prime dichiarazioni del ministro dell’Economia, la posizione del governo sulle Opa bancarie resta neutrale.
E sulla questione Bnl, sollecitato dalle domande, il premier è stato esplicito: «Mi hanno chiesto se vedo con favore una Opa di Unipol su Bnl. Io dico: se avete azioni offritele a chi vi offre di più».