Berlusconi: «Nessun passo indietro Non c’è alternativa a me premier»

RomaSmentisce le voci di un suo possibile passo indietro, bolla come «inutile» il ricorso ad elezioni anticipate e si dice convinto non esista «nessuna alternativa a questo governo». Prima di volare in Russia per festeggiare i 59 anni di Vladimir Putin nella dacia di Valdaj, vicino San Pietroburgo, Silvio Berlusconi parla ai Promotori della libertà di Michela Vittoria Brambilla per ribadire di essere sempre più determinato ad andare avanti e respingere al mittente le voci su una maggioranza ormai sfilacciata al punto che il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma avrebbe manifestato più d’un dubbio sull’opportunità la prossima settimana di porre la questione di fiducia sulle intercettazioni (ieri, per altro, il relatore del provvedimento Enrico Costa ha detto che «proporrà una modifica» della norma che prevede il carcere per i giornalisti che violano il divieto della pubblicazione).
Ed è forse questa la ragione per la quale il Cavaliere decide giovedì sera, in fretta e furia, di registrare un videomessaggio per il sito dei «suoi» Promotori da mandare poi on line l’indomani mattina. Per ricompattare e per ribadire di non aver alcuna intenzione di mollare. «Nessun passo indietro» perché non c’è «nessuna alternativa a questo governo», scandisce Berlusconi che torna a criticare l’opposizione, capace solo di «occuparsi della mia poltrona». Invece, «farebbe meglio a pensare all’interesse dell’Italia». Avanti, dunque, anche se «stare al governo, soprattutto nel pieno di una crisi planetaria come questa, comporta per me e per tutti i componenti dell’esecutivo un grande sacrificio personale». Un «fardello», aggiunge, «di cui personalmente mi libererei molto volentieri se non fosse che una crisi di governo sarebbe l’ultima cosa di cui l’Italia in questo momento ha bisogno».
E il premier - che in privato in verità ha più volte manifestato il timore che in molti vogliano le elezioni nel 2012 - liquida anche ogni ipotesi di ritorno alle urne. «Le elezioni anticipate - dice - non servirebbero a nulla: solo la sinistra, come nel 1994, è eccitata dall’illusione di poter conquistare quello che la sinistra chiama e considera il potere e non vede l’ora di nuove elezioni. Una pretesa che definisco assurda, che creerebbe solo instabilità e che aprirebbe nuovi spazi alla speculazione finanziaria».
Eppoi, insiste il Cavaliere, «noi abbiamo i numeri per arrivare fino in fondo alla legislatura, come prevede la nostra Costituzione e andremo avanti per completare il nostro programma di riforme», quelle istituzionali (tra cui più poteri al premier) e della giustizia (per evitare che anche altri possano «essere messi nel mirino dei magistrati della politica di sinistra come è accaduto a me, soltanto appunto per ragioni politiche con l’utilizzo della giustizia a fini di lotta politica»).
Per Berlusconi, però, c’è anche «l’urgenza» di intervenire sulle intercettazioni perché, spiega, quanto accade ora «è francamente intollerabile». «Questo - dice il presidente del Consiglio - è un sistema barbaro a cui dobbiamo mettere fine».
Prima di tutto, però, il governo è al lavoro per la crescita: da alcuni giorni «non mi occupo che del decreto sullo sviluppo che intendiamo presentare a breve al Consiglio dei ministri». Un provvedimento sul quale ieri si è aperto l’ennesimo fronte polemico tra maggioranza e opposizione sull’ipotesi di inserirvi il condono (edilizio o fiscale). Ipotesi smentita in serata da una nota di Palazzo Chigi: «Il governo non ha preso e non prende in considerazione ipotesi di condono. Indiscrezioni del genere a riguardo sono prive di fondamento e vengono escluse nel modo più totale».
Infine, Berlusconi torna a rilanciare il progetto della grande alleanza di centrodestra per «superare le divisioni dei moderati», mentre il centrosinistra pensa «ad un governo formato dal trio Bersani-Di Pietro-Vendola che sarebbe una riedizione, in termini direi ancor più grotteschi, dell’Ulivo di Prodi». «Nonostante tutto, ricordiamocelo - aggiunge - gli elettori moderati rappresentano ancora oggi la maggioranza degli cittadini». E «se mai si arrivasse alle urne, non commetterebbero certamente mai l’errore di consegnare il governo nelle mani di una sinistra che è tutto fuorché una forza di governo credibile». «Ve lo immaginate - conclude - un governo con Di Pietro ministro della Giustizia?».