Berlusconi: "Niente dialogo con chi pensa alla Gentiloni"

Il Cavaliere sulle riforme: "Spero che il leader del Partito democratico ce la faccia. Nessun dialogo con chi vuole un progetto criminale come quello della legge Gentiloni". Intercettazioni? "Interverrò alla Camera". Sui rifiuti: "Danni incalcolabili"

Roccaraso (L’Aquila) - Silvio Berlusconi è in sintonia con Walter Veltroni, al quale augura «ardentemente» di farcela. Perché va ridotta la capacità di «ricatto» dei partitini. L’obiettivo resta quello di approvare un sistema elettorale che dia ai cittadini il diritto di scegliersi il governo. Ma quello che il Cavaliere ha voluto spiegare, via telefono, ai militanti e simpatizzanti di Neveazzurra è che la riforma è una partita a scacchi. E che in questa fase tutto è in mano al sindaco di Roma, alle prese con la guerra che gli stanno facendo i suoi. Perché gli ostacoli non mancano, ad esempio la riforma Gentiloni del sistema radiotelevisivo, sulla quale il premier Romano Prodi vuole accelerare.
C’era attesa ieri per l’intervento del leader di partito alla kermesse azzurra nelle montagne di Roccaraso. La mancata presenza è stata spiegata con le condizioni di salute della madre. «Non è stata bene e non sta ancora bene. È una settimana che le sto vicino e non me la sono sentita di lasciarla. Ho utilizzato la terapia dell’amore e qualche risultato lo ha dato. Spero di tirarla fuori da questo momento difficile». Un tocco umano che è da sempre parte del Berlusconi pubblico.
E al quale ieri ha associato un intervento politico dai toni concilianti, volto alla ricerca di «concordia» con il centrosinistra, contro il declino del Paese. E per la ricerca di soluzioni condivise, oltre che sulle riforme, anche su temi delicati come quello dei rifiuti di Napoli.
Confermata la convergenza con il leader del Pd. Se ieri Veltroni, in un’intervista, aveva rassicurato gli azzurri dicendo chiaramente che senza Forza Italia la legge non si può fare, Berlusconi ha contraccambiato offrendo il proprio sostegno. Che in questa fase non può però essere fattivo. «Siamo ancora qui ad aspettare che si mettano d’accordo tra di loro. Devono trovare quell’accordo al quale Veltroni sta faticosamente lavorando», ha spiegato. «È inutile che noi ci si eserciti a discutere su cose che magari non incontrano il loro gradimento».
Ma non si tratta di uno stare alla finestra animato da spirito polemico. «Io credo che la situazione italiana sia così difficile che si deve assolutamente cercare di avere un dialogo con la sinistra. Stiamo cercando di lavorare in questo senso, per trovare un accordo sulla legge elettorale».
La speranza è che il suo diretto interlocutore convinca i suoi: «Non posso dire se ce la farà, ma spero ardentemente che ci riesca», precisa l’ex presidente del Consiglio. Convinto che, a questo punto, sia meglio evitare «intromissioni» che non aiuterebbero Veltroni.
Restano comunque dei paletti. A partire dalle condizioni concordate da Forza Italia con il Pd. La premessa è che al partito di maggioranza relativa sarebbe andato bene anche il sistema elettorale in vigore. Come Veltroni, anche Berlusconi pensa che sarebbe bello avere in Italia un sistema alla francese. «Sarkozy ha introdotto innovazioni per le quali da noi sarebbero serviti due o tre anni». E si capisce che il riferimento è al presidenzialismo più che al sistema elettorale a doppio turno, da sempre osteggiato da Forza Italia.
Comunque per il momento sul tavolo c’è la bozza di Enzo Bianco. E quindi la prospettiva di tornare a un proporzionale, che però deve garantire alternanza e stabilità ai governi. Va previsto «uno sbarramento», minimo al 5 per cento per «evitare il frazionamento eccessivo che espone i grandi partiti ai ricatti delle estreme». Poi «un solo turno, una sola scheda e un solo voto». No netto al sistema tedesco: «Torneremmo al passato e verrebbe sottratta ai cittadini la possibilità di decidere premier e governo. Significherebbe un ritorno alla politica dei due forni che consentirebbe al centro di andare da una parte o dall’altra».
Rimane fermo l’obiettivo post-riforme di Forza Italia. Che è quello di far cadere Romano Prodi. «Dopo dovremo tornare di nuovo alle urne e ridare al Paese un governo. Quello che mi sembra veramente assurdo è che questo esecutivo, che nei sondaggi gode dell’approvazione del 17-21 per cento dei cittadini, possa continuare a governare. Fosse capitato a me, io sarei già andato dal presidente della Repubblica».
La distanza da Prodi emerge anche dall’unica nota dissonante rispetto al clima pro-dialogo della telefonata. Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se il ritorno del conflitto di interessi e la riforma delle Tv nell’agenda del premier siano macigni sulla strada della riforma, Berlusconi è stato netto: «Non potremmo trattare con forze politiche che mettessero in atto un disegno criminale come la legge Gentiloni».
Collaborazione anche sui rifiuti di Napoli. Un’emergenza sulla quale Berlusconi fino a ieri non era intervenuto per non aggravare il colpo all’immagine del paese, «declassato» dalle televisioni di tutto il mondo «a terzo mondo». La risposta è la responsabilità politica: «Chi ha provocato o anche solo assistito senza fare niente se ne deve andare». Il governo e la dirigenza regionale - ha ribadito più tardi allo stadio Meazza di Milano - devono «tirarsi da parte». Poi, per quanto riguarda Forza Italia, «daremo tutta la nostra adesione ai programmi che sono ancora da mettere a punto per far uscire Napoli e la Campania da questa incredibile situazione». La «solidarietà» delle altre regioni, cioè il farsi carico di parte dei rifiuti, «ci deve essere, ma dovrà essere transitoria e di emergenza».
Un appello anche per gli alleati. Il Cavaliere vorrebbe ancora che partecipassero al Popolo delle libertà. «Se si metteranno in gioco come ho fatto io – è la promessa - si potrebbero candidare per la leadership». E una parola anche per Bruno Contrada. Berlusconi appoggia la campagna di Lino Jannuzzi per una commissione d’inchiesta sul caso: «Non si può pensare che chi è stato condannato per le accuse di chi ha contribuito a far arrestare un servitore dello Stato, possa essere dimenticato e trattato in questo modo». Sempre in tono garantista, l’annuncio di un intervento mercoledì alla Camera contro l’abuso delle intercettazioni telefoniche, per «la democrazia, la libertà e la giustizia nel nostro Paese. Anche questo è un tema importante per la nostra democrazia».