Berlusconi: niente favori, siamo coerenti

Il leader di Forza Italia conferma che si schiererà per il no. Fini: "Noi diremo sì". Tensione nel centrosinistra

da Roma

Il «no» di Forza Italia all’uso delle intercettazioni non è un favore ai Ds. Lo ribadisce in serata Silvio Berlusconi per cui è un fatto di «coerenza con i nostri principi ». E «per difendere la libertà di tutti i cittadini contro certe invasioni dello Stato » ricorda Paolo Bonaiuti. Mentre il coordinatore degli azzurri Sandro Bondi si dice stupito di dover vedere Berlusconi «difensore dei principi fondamentali della civiltà giuridica anche a nome e a tutela di una sinistra vittima degli stessi demoni che ha suscitato». Dopo le lettere di MassimoD’Alema e Piero Fassino sulle intercettazioni del caso Unipol, il dibattito si concentra sui tempi dell’esame a Montecitorio.

Da un punto di vista strettamente tecnico, una discussione in aula prima della pausa estiva è possibile, a patto però che vengano rispettate le tappe fissate dalla Giunta. È proprio Fausto Bertinotti a dire che «il presidente della Giunta per le autorizzazioni ha comunicato informalmente che questa potrebbe concludere entro i primi giorni della prossima settimana l’esame della domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni ». In tal caso sarà convocata la conferenza dei capigruppo per valutare i tempi della discussione in aula. Concetto ribadito da Dario Franceschini (Ulivo), che aveva definito una «invenzione » la notizia di un voto dell’aula già fissato per la settimana prossima. La conferenza però ieri ha messo all’ordine del giorno «da mercoledì a venerdì» l’esame del caso dovendo prima affrontare il «decreto energia», il disegno di legge sulla sicurezza sul lavoro e poi le richieste sulle intercettazioni, in caso arrivi il parere della Giunta. Che, ha ribadito il presidente Giovanardi, «potrebbe votare entro martedì».

Lo snodo comunque ruota intorno alla «gestione » delle memorie difensive annunciate dai Ds. La loro presentazione entro quel giorno permetterebbe sia le relazioni che una deliberazione in merito e a cascata la pronuncia dell’aula entro il 3 agosto. In caso contrario, chiarisce Giovanardi, pur non essendo le memorie vincolanti ai fini del voto, dovrà essere la Giunta stessa a scegliere a maggioranza se andare avanti o meno. Anche perché, ricorda, «al momento gli unici disponibili ad andare al voto sono i deputati del Prc, dei Verdi e Pdci». In ogni caso, martedì si dovrebbero conoscere le reali intenzioni dei Ds. Per capire, spiega Giovanardi, se si vuole davvero imprimere un’accelerazione o «si tratta di un’operazione di facciata».

Proprio sulla necessità di una soluzione rapida insiste il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, favorevole a chiudere prima della pausa estiva, per evitare «la delegittimazione continua nei confronti di persone innocenti». Ribadendo poi l’avvertimento alla maggioranza a «non cadere nell’abbraccio mortale di Berlusconi», a Clemente Mastella ricorda che «se la magistratura si occupa dei politici non è perché fa un uso politico della giustizia, maperché ci sono politici che commettono reati. I politici facciano meno reati e vedrete che la magistratura non se ne occuperà». D’accordo sul serrare i tempi anche Maurizio Gasparri (An) per cui «prima si decide e meglio è» per andare «fino in fondo nella torbida vicenda Ds-coop rosse ». Stesso partito ma parere opposto sui tempi per Domenico Nania, presidente della Giunta al Senato, per cui «non è rilevante decidere subito»ma«con cognizione di causa». Mentre dal direttivo diAnil leader Gianfranco Fini conferma ufficialmente il «sì» all’uso delle intercettazioni. Il centrosinistra plaude i vertici dei Ds che per Renzo Lusetti (Margherita) «non si nascondono dietro i privilegi». Paolo Cento vede una scelta «trasparente che contribuisce al riscatto della politica verso i cittadini», mentre Donadi e Formisano (Idv) parlano di «un atto di responsabilità e di coerenza », e di «conferma che la politica è in grado di migliorarsi al suo interno».