Berlusconi: no all’election day, si vota il 9 aprile

Gianni Pennacchi

da Roma

No all’election day, l’accorpamento elettorale lanciato da Romano Prodi: si voterà il 9 aprile per rinnovare il Parlamento e poi a maggio si terranno le amministrative, comprese le regionali, in modo che prima di giugno siano chiusi anche i ballottaggi. Questo l’annuncio serale di Silvio Berlusconi, con la tacita deduzione che a giugno dovrà esser tutto sistemato, anche il nuovo inquilino del Quirinale e il nuovo governo. Di ciò non parla il premier, ma a domanda dei giornalisti se sia interessato alla successione del presidente Ciampi, risponde: «È un’ipotesi che non considero. Voi continuate con questa cosa, ma siete fuori strada».
Qual è allora il suo obiettivo? Intanto vincere le elezioni, ovviamente: «Ho visto gli ultimi sondaggi, quelli di lunedì: siamo solo tre punti sotto la sinistra. È un buon risultato per chi è al governo, tra l’altro in un momento difficile» aveva detto al mattino. E poiché non dubita della vittoria, Berlusconi promette che resterà alla guida del governo perché «ci sono troppe cose ancora da fare» e il suo lavoro non è completato, vuol portarlo a termine in prima persona. Certo, se Gianfranco Fini o Pier Ferdinando Casini col loro simbolo prendessero più voti di Forza Italia, «non avrei nessuna esitazione a fare il tifo per chi è stato capace di affascinare gli italiani, di far nascere un sogno nella mente degli italiani» assicura. E in queste parole, quasi una sfida ai suoi stessi alleati, c’è la sintesi di come il leader della Casa delle libertà intende impostare la campagna elettorale: personalizzata al massimo, chi non è con me è contro di me, e vediamo chi saprà meglio far sognare gli italiani, io o Prodi. Dello sfidante che guida l’Unione, Berlusconi è pronto a fare polpette se e quando lo incontrerà in tv, intanto lo tratta con signorile sufficienza. Ma ieri lo ha distrutto raccontando uno dei suoi inimitabili nanetti: «L’altra sera mi ha chiamato mia madre: “Silvio, guarda la tv, stanno facendo un’imitazione di Prodi”. Io prendo il telecomando, vado su La7, e vedo Chiambretti che intervista Prodi. Allora le dico: “Mamma non è una parodia, è proprio lui”. E lei: “No, non è vero, è una caricatura”».
Come arrivare al traguardo? Intanto, domani c’è il terzo voto alla Grande riforma federale, e la Cdl mostrerà «la stessa compattezza» rivelata sulla legge elettorale, poiché «per la Lega è importante il federalismo e se non vinciamo questa battaglia non esistono più maggioranza e governo». Poi appuntamento al 9 novembre, per una «grande manifestazione» commemorativa della caduta del Muro di Berlino: il premier sta meditando se farne una celebrazione istituzionale - «se la facciamo come governo siamo di più sulle tv, magari otteniamo anche la diretta» - o più squisitamente politica, in ogni caso sarà una manifestazione di condanna del comunismo, «ho già preparato il discorso, mi ci do tutto», assicura. Il giorno prima invece, l’8 novembre, il primo passo verso il «partito unico dei moderati»; ecco l’annuncio: «Dopo averne parlato con i capigruppo e i leader di partito porterò qui - stava parlando alla costituente di Ferdinando Adornato - la proposta di unificare i gruppi parlamentari. Ora la prepariamo, se vediamo che può avere le gambe per andare da sola, la presentiamo il giorno 8». L’offerta di far gruppo parlamentare unico con Fi, An, Udc e Pri, cammina insieme alla presentazione, lo stesso giorno, del «Manifesto dei valori», da sottoscrivere e «approvare solennemente» quale atto fondativo e «adesione formale» al partito unico da partorire dopo le elezioni, alle quali «per noi è conveniente andare con tutti i simboli di tutti i partiti». A gennaio, o magari prima di Natale, si potrebbe intanto dar vita alla «federazione» dei quattro partiti come propone Alfredo Biondi: è «una buona idea», coglie al volo Berlusconi che già vede «una grande assemblea pubblica con tutti gli iscritti e gli eletti».
È questa la risposta di Berlusconi alle primarie di Prodi, sulle quali continua a nutrire dubbi per quel che riguarda l’imponente partecipazione popolare «che non è possibile verificare». Al mattino, quando aveva ironizzato sui numeri domenicali del centrosinistra, «non c’è nessuna certezza su quanti sono andati a votare né su come si sono svolte», aveva parlato anche di «infiltrazioni», suscitando ire e proteste degli avversari. Più tardi ha minimizzato, ma confermando: «Non ho parlato di brogli, ho detto quello che è scritto pure sui giornali, cioè che sono andati a votare tranquillamente anche elettori del centrodestra». In ogni caso, per Berlusconi le primarie sono un’occasione da non rifiutare in blocco. Non per scegliere il premier, ma per «far conoscere il nostro programma e dare un’adesione, non vedo difficoltà soverchie. E poi, loro ce lo hanno insegnato: si raccolgono fondi per la campagna».
È stata una giornata campale, quella di ieri, per il premier. Un fiume di esternazioni su ogni tema della politica e dell’economia, che ha visto l’apice di piena nel lungo discorso mattutino tenuto a Palazzo Wedekind alla ciclica riunione dell’Assemblea costituente per il partito unico del centrodestra. «Scusate la lunghezza, ma al mattino non ho il dono della sintesi», si è giustificato sorridendo, «di sera vado meglio». Però Berlusconi ha parlato anche prima e pure dopo la riunione, quindi prima e ancora dopo la conferenza stampa serale convocata a Palazzo Grazioli per parlare dell’euro di carta. Delle cose di economia si riferisce a pagina 3, degli altri argomenti più importanti abbiamo tentato una sintesi, ma occorre ora spiegare il no del premier all’accorpamento elettorale: perché non è «utile mischiare la propaganda per l’elezione del governo del Paese» con quella per i «governi locali». Nelle amministrative «si mettono in campo una miriade di protagonisti», amici e parenti potrebbero dimenticare che «in palio c’è anche il loro futuro». Dunque le politiche si terranno il 9 aprile, «come sembra indicare il ministro Pisanu». Per la Sicilia (sempre che non ci sia lo scioglimento anticipato), per Roma, Milano, Napoli e le altre amministrazioni locali, si voterà entro la metà di maggio.