Berlusconi: «No a Ronaldo Basta mecenati nel calcio»

Il presidente annuncia l’austerity: «Tutte le squadre dovrebbero camminare con le proprie gambe». E al posto di Ronie arriva Oliveira

Franco Ordine

Silvio Berlusconi detta il nuovo piano industriale del Milan. Lo espone a Rimini, ai margini del suo intervento pirotecnico al meeting di Cl, inseguito dai cronisti sportivi che lo aspettano al varco. Per la prima volta lo fa in pubblico e in modo trasparente: fine dei sogni di gloria e anche degli equivoci di mezza estate. «Il Milan deve camminare con le proprie gambe» è la linea guida che vuol dire una cosa molto semplice per gli amministratori incaricati di realizzarla e molto dolorosa per i tifosi ingolositi da un grande colpo di mercato mai promesso e che non arriva: stop alle grandi spese e agli assegni da 60-70 milioni all’anno staccati puntualmente per ripianare i debiti di gestione. «Si tratta di una giusta aspirazione che tutte le squadre dovrebbero avere per non dipendere sempre dal mecenate» è l’invito più generale rivolto dal presidente milanista al resto della concorrenza che invece, a eccezione di chi non ha più patrimoni da impegnare (la Roma di Sensi), continua a investire cifre da mille e una notte (Inter di Moratti). «Già da diverso tempo, con Galliani, punto alla parità del bilancio e quest’anno mi sembra che ci stiamo riuscendo» è la didascalica spiegazione del presidente e azionista di riferimento che mette in chiaro il budget a disposizione del club e di Galliani. Solo su Ronaldinho, la linea del rigore inaugurata da Berlusconi ha qualche cedimento. «Il Milan non può permetterselo» sentenzia. «Se fosse in vendita? E chi lo non lo prenderebbe, anche con un sacrificio economico» è la risposta che rincuora i suoi aficionados e anche il popolo dei milanisti delusi dal mercato attuale. Ultima battuta riservata all’Inter e a Moratti che stasera festeggiano lo scudetto a tavolino. Gli riferiscono delle battute acide che circolano a Milanello ma Berlusconi tira dritto con stile. «Auguri sinceri a Moratti e ai suoi tifosi» chiude.
Un sacrificio per Ronaldinho è sempre possibile e in preparazione di questo concludere un affare con il fratello che fa il procuratore di mestiere non è di sicuro una cattiva idea. Non vale la pena dissanguarsi per Ronaldo. Già, perché l’operazione sarebbe costata 50 milioni di euro (il valore finanziario dell’operazione tra il contratto per 5 anni reclamato dall’interessato e il costo del cartellino preteso dal Real Madrid). «No, Ronaldo non lo compriamo» conferma Silvio Berlusconi al suo arrivo a Rimini dando valore alla nota della società pubblicata sul sito ufficiale intorno alle 14 che riferisce della trattativa «definitivamente tramontata» anche a causa del tentativo, maldestro, di Mijatovic, di guadagnare tempo e di tenere il Milan sulla corda. Ronaldo, con i suoi malumori, resta a Madrid. In compagnia di Capello che non lo vuole e sbava invece per Kakà. Mentre la delegazione rossonera, con Galliani retrocesso ad accompagnatore di Braida per non urtare la suscettibilità dell’avvocato Nicoletti, riparte da Siviglia, capoluogo dell’Andalusia, con Ricardo Oliveira, brasiliano, 26 anni, attaccante, valutato intorno ai 15 milioni di euro (stipendio da 1,5 milioni di euro). Operazione da annunciare pubblicamente solo dopo il superamento delle visite mediche previste per oggi. «Affare già chiuso? Non lo so, devo ancora parlare con Galliani» è la risposta di Berlusconi che mette la parola fine alle immaginifiche ricostruzioni di calcio-mercato. «Fidatevi di Braida» ripetono al Milan come per ricordare il fiuto del dg rossonero per Kakà e Gourcuff. I tre sbarcano dopo le 19 a Linate. «Sono contento» dichiara l’interessato. In caso di ok da Milanlab, Braida tornerà da solo in Spagna a firmare il contratto col Betis Siviglia e si metterà al lavoro per congedare l’altro brasiliano dell’attacco, Marcio Amoroso. Deve tornare in Brasile o trovarsi una qualche sistemazione europea mentre Borriello viene promosso a quarto attaccante. La conclusione è una sola: il Milan passando da Shevchenko a Oliveira è meno competitivo dell’anno scorso in cui, sul piano dei risultati, aveva già avuto un arretramento. Deve puntare su altro per rimediare ai 30 gol a stagione dell’ucraino. Ancelotti sta studiando da mago.