Berlusconi: da noi più riforme di tutti i governi

«I nostri giovani avranno modo di accedere al mondo del lavoro con una preparazione più adeguata alle necessità di oggi»

Antonio Signorini

da Roma

Il governo della Casa delle libertà già da quattro anni pensa a rispondere ai problemi dell’Italia e lo ha dimostrato concentrando in una sola legislatura il maggior numero di riforme mai realizzate da un governo repubblicano. I giornalisti sollecitano il presidente del consiglio Silvio Berlusconi; gli chiedono di commentare la parte del discorso pronunciato del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che potrebbe essere interpretata come una critica al governo in carica. E il premier risponde.
Il governo più riformista. «Noi pensiamo a governare e a dare una risposta alle esigenze del Paese, ed è esattamente quello che facciamo molto bene da quattro anni e mezzo a questa parte. Se qualcuno non se n’è accorto - rimarca Berlusconi dopo aver presieduto una lunga riunione del cosiddetto motore azzurro nella nuova maxisede di Forza Italia che si trova nel quartiere Eur - abbiamo fatto più riforme noi di tutti i governi della Repubblica messi insieme».
Istruzione più moderna. Tra tutte le riforme la più recente è quella dell’Università, fortemente voluta dal ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, ritenuta fondamentale da Berlusconi e approvata martedì mentre la Camera era assediata dai manifestanti. Più che commentare la protesta di piazza animata dal mix studenti-professori-no global (che Berlusconi ha liquidato con un religioso «Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno») al premier preme però ribadire l’idea che ha ispirato la legge. «Abbiamo dimostrato dopo 85 anni di avere avuto la capacità di fare una riforma della scuola e di realizzare, non so quanti decenni dopo, anche una riforma dell’università. È una straordinaria modernizzazione del Paese. Straordinaria per i nostri giovani che in futuro - spiega - avranno modo di arrivare nel mondo del lavoro con una preparazione più moderna e adeguata alle necessità dell’oggi e del domani».
Dal mondo della scuola al futuro politico del ministro dell’Istruzione in carica il passo è breve. E il premier non nasconde di volere Letizia Moratti a Palazzo Marino. «Spero di sì», è la risposta a chi chiede se la sua speranza è che il candidato alla poltrona di sindaco di Milano sia proprio la responsabile dell’Istruzione.
Leader chi ha più voti. Tiene banco anche la recente riforma elettorale. E le parole del vicepremier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini (in sintesi: il candidato premier è Silvio Berlusconi, ma chi prende più voti governa la coalizione). Il titolare di Palazzo Chigi fa capire di non temere la concorrenza del leader di An e nemmeno quella del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. «È quello che ho detto io per primo», ha ricordato Berlusconi riferendosi a Fini. E poi, ricorda Berlusconi, la leadership del capo del partito più rappresentativo è proprio quello che prevede la nuova legge elettorale: «È quello che s’ha da fare con il sistema proporzionale».
Azzurri al 33%. A porte chiuse, alla riunione del «motore azzurro», Berlusconi ha spiegato le ragioni del suo ottimismo sia sul risultato che la coalizione otterrà alle politiche del 2006, sia sul futuro di Forza Italia. Il partito, ha detto, arriverà al 33 per cento, perché quando diremo agli italiani cosa il governo ha davvero fatto fino ad ora e presenteremo il nuovo programma, sicuramente gli elettori torneranno a votarci come prima e più di prima. Il premier ha invitato lo stato maggiore del partito a pigiare sull’acceleratore, visto che si preannuncia una campagna lunga e impegnativa giocata all’ultimo voto. La ricetta per far vincere la Cdl anche a queste politiche che Berlusconi trasmette ai suoi è quella di lavorare nel territorio, mantenere un filo diretto con i cittadini. E poi serve «un’idea forte» per la campagna.
Cofferati di lotta e di governo. Nel calderone delle domande finisce anche la vicenda di Bologna. Il sindaco Sergio Cofferati ha subìto le contestazioni della piazza contro decisioni della sua giunta, giudicate troppo orientate all’ordine pubblico e poco alla solidarietà. Il commento del premier è slegato dall’attualità politica e non suona nemmeno troppo polemico nei confronti dell’ex sindacalista che ha portato tre milioni di italiani a manifestare contro il suo esecutivo. «Quando si è all’opposizione si ragiona in un modo quando si è al governo in un altro», è la spiegazione del premier. «È come la famosa storia del pedone e dell’automobilista - aggiunge - cioè quando sei al volante di una macchina dici "guarda quello che si mette di mezzo"; quando sei pedone dici "guarda quello come viene qua e non rispetta le strisce"». Quindi è una questione «di ruoli» che inducono «a comportamenti diversi e anche a cambiamenti di ciò che si riteneva quando si era nell’altra situazione».
Non manca infine un accenno al rischio pandemia e agli allarmi più recenti a proposito dell’influenza aviaria: «In Italia - osserva il premier - ci sono rischi come per tutti gli altri paesi del mondo occidentale».