Berlusconi: con noi vasta maggioranza Di Pietro fa orrore

Il Cavaliere: &quot;Mai parlato male di Casini, mi sono limitato a fotografare la realtà&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=244392">Il Pdl presenta il programma</a></strong> in 10 punti: meno tasse e più sviluppo. A decidere sarà la gente: <strong><a href="/la_sp.pic1?SID=55&TIPO=18">si può votare e scrivere anche su <em>il Giornale.it</em></a></strong>

Roma - Sicuro di vincere, tanto da descrivere con sempre maggiore precisione i provvedimenti che saranno approvati nei primi cento giorni di governo e permettersi allo stesso tempo il lusso di spiegare che «non ci sono ricette miracolose» per rimettere in piedi il Paese, a parte quella liberale: «Meno tasse sulle famiglie, sul lavoro e sulle imprese». E tanto da escludere la necessità di alleanze dopo il voto perché il Popolo delle libertà potrà contare su «una maggioranza assoluta».

Silvio Berlusconi, che ieri è intervenuto ai microfoni di Radio anch’io, non modifica lo stile scelto per la campagna elettorale: puntare sulle proposte e mantenere i toni morbidi anche con gli avversari politici, senza rincorrere le polemiche di giornata. Fair play con tutti, quindi, tranne che con il leader dell’Italia dei valori: «Io ho orrore di Di Pietro e lo dico chiaro e forte». L’ex Pm è «il campione delle manette» e la scelta del Partito democratico di imbarcarlo è «il sintomo di una cultura giustizialista che non è venuta meno».

Corretta, invece, la strategia del Pdl di limitare al massimo gli apparentamenti. Tanto che Berlusconi invita un ascoltatore intervenuto al telefono a non usare il «se» quando parla di vittoria del Pdl. Perché «ahimè, avremo la responsabilità di governare. Sono sicuro che avremo una vasta maggioranza e non dovremo ricorrere ad altre alleanze». La nostra, ha aggiunto più tardi, reduce da una risonanza magnetica per uno stiramento a una gamba, «sarà una grande coalizione che avrà la maggioranza e sarà il contrario della sinistra. Ci sarà una maggioranza assoluta che potrà realizzare senza contrasti il programma».

Nessuna alleanza post voto con l’Udc, partito condannato dalla logica del voto utile, ribadita ieri dal Cavaliere. «Io non ho mai parlato male di Casini», premette, anche perché dire che il voto all’Udc non è un voto utile «significa fotografare la realtà politica». La realtà «è che hanno la possibilità di governare solo due forze politiche: il Popolo della libertà, che ha il 46 per cento nei sondaggi che hanno indovinato i risultati passati, e il Partito democratico con il suo 36 per cento».

La distanza con l’Udc non potrebbe essere maggiore. Soprattutto sulle questioni di coscienza per le quali il Pdl non darà indicazioni. «Sorridendo, ma mica tanto - spiega replicando a Pier Ferdinando Casini che gli ha imputato una concezione proprietaria della politica - dico che il mio è un partito monarchico per quanto riguarda la leadership», ma anche «un partito anarchico, perché su questioni di etica e morale noi lasciamo libertà di coscienza».

La gran parte delle domande degli ascoltatori sono sul programma. E l’ex premier non si è sottratto elencando a grandi linee i punti che sono ancora top secret. E precisando che, prima di ogni provvedimento, il suo governo si occuperà dell’emergenza rifiuti di Napoli. Bocciato il programma del Pd: «nessuna credibilità», così come la corsa in solitaria di Veltroni. Poi un lungo capitolo sui giovani, che troveranno spazio nelle liste del Pdl.

Sempre in tema anagrafico, Berlusconi respinge le accuse di Massimo D’Alema che lo aveva definito «anziano». «Parla lui, che ha 45 anni di politica alle spalle». Una deroga al fair play? No, non è un insulto «è la fotografia di una realtà». Mentre dall’altra parte «c’è qualcuno che si è preso la parte del buono e qualcun altro che si è assunto il ruolo del cattivo». Assaggi di una campagna che potrebbe diventare più aspra? Berlusconi spera di no. Si dice a favore dei faccia a faccia televisivi tra candidati. E stigmatizza i sondaggi che in questi giorni danno il Partito democratico in ripresa: «Sono irreali. Il Pdl ha un vantaggio sul Pd di oltre dieci punti». E se la situazione dovesse ribaltarsi? «Io sono qui solo per spirito di servizio. Non vedo come dopo il governo Prodi gli italiani possano avere ancora fiducia nelle capacità della sinistra. Se però dovessero far vincere Veltroni, vorrà dire che se la saranno cercata». Anche perché Berlusconi non vede altre strade rispetto a Palazzo Chigi. «Tantomeno verso il Quirinale».