Berlusconi non è imputato, ma il pm insiste

MilanoLa Procura di Milano insiste: «David Mills era stabilmente a libro paga del gruppo Fininvest. E venne pagato con 600mila dollari su decisione di Silvio Berlusconi per essersi assunto la paternità della società All Iberian, quella che era servita a finanziare Bettino Craxi». Con queste motivazioni ieri il pm Fabio De Pasquale ha concluso la sua requisitoria a carico dell’avvocato inglese, accusato di corruzione giudiziaria: quattro anni e otto mesi di carcere la pena chiesta dal pm al tribunale presieduto dal giudice Nicoletta Gandus.
Nonostante la posizione di Berlusconi sia stata stralciata da questo processo per l’entrata in vigore del «lodo Alfano» - che congela i processi alle massime cariche dello Stato - nella sua requisitoria De Pasquale ha attaccato pesantemente il capo del governo, accusandolo di essersi incontrato a ripetizione con Mills per concordare le testimonianze da rendere ai pm milanesi. Una circostanza che in realtà Berlusconi ha recentemente escluso. «Non ricordo di aver mai conosciuto questo signor Mills», ha detto il Cavaliere a Bruno Vespa, che riporta l’intervista nel suo ultimo libro Viaggio in un’Italia diversa: «Era uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero si era servita occasionalmente la Fininvest».
L’asse portante del processo, nella ricostruzione di De Pasquale, è la confessione resa da Mills ai pm milanesi (e poi ritrattata). Mills disse di avere ricevuto il denaro da Carlo Bernasconi, manager del gruppo Fininvest, in cambio delle sue «gimcane» negli interrogatori. Una serie di perizie delle difese (liquidate ieri da De Pasquale come «cortine fumogene») hanno dimostrato invece che i soldi venivano non dalla Fininvest ma dall’armatore napoletano Diego Attanasio, anch’egli cliente di Mills. Ma perché Mills si sarebbe inventato una confessione così clamorosa? Anche per questo Berlusconi ha offerto a Vespa una risposta: «Perché si inventò il nome di Bernasconi? Perché Bernasconi nel frattempo era morto. E perché Bernasconi gli avrebbe dato quei soldi? Per riconoscenza, perché due anni prima sarebbe stato attento, rendendo due testimonianze in Italia, a non penalizzare il gruppo Fininvest e Silvio Berlusconi. La tesi è risibile. Mills era un testimone dell’accusa. Era un teste ostile tanto che le sue dichiarazioni furono utilizzate quale punto principale per motivare, in primo grado, una sentenza di condanna».
In aula, De Pasquale ha portato una ricostruzione finora inedita dei movimenti di denaro che sarebbero serviti a ringraziare Mills. Ma per Niccolò Ghedini, legale di Berlusconi, la sostanza non cambia: «Ancora una volta si cerca, ancorché indirettamente, di colpire il Presidente Berlusconi con vicende inesistenti, in un momento del Paese in cui tutte le energie dovrebbero essere rivolte alla cura della difficile situazione in cui versa l’economia mondiale». Sentenza a febbraio.