Berlusconi: «Nuove misure per i mercati e l’economia»

nostro inviato a Pechino


Nel giorno di apertura del settimo vertice Asem, il tema sul tavolo dei 43 capi di Stato e di governo di Asia e Europa riuniti a Pechino non poteva che essere la crisi finanziaria. Con la «convinzione comune» - spiega Silvio Berlusconi incontrando i giornalisti quando sono ormai le dieci e mezza di sera - che al più presto debbano «essere scritte regole nuove» perché «c'è la preoccupazione che la crisi finanziaria si trasformi in crisi dell'economica reale». Insomma, il «clima di preoccupazione è comune» pur avendo scelto Asia e Europa strade diverse. I Paesi dell'Estremo Oriente, infatti, hanno messo in piedi un fondo di 80 miliardi di dollari per affrontare la crisi finanziaria globale a differenza di quanto fatto nell'Unione europea dove - si rammarica il premier - «ogni sistema bancario ha deciso di difendersi da solo perché i grandi Paesi temevano di pagare anche per gli altri».
In vista del G20 in programma a Washington a metà novembre, aggiunge Berlusconi, l'Italia «proporrà una serie di misure per regolare i mercati azionari». «Ho avuto modo di presentare alcune proposte concrete - spiega il Cavaliere al termine della prima giornata dell'Asem - che dovranno essere esaminate dal ministro dell'Economia per il vertice di Washington e ho invitato tutti a far lavorare i loro ministri dell'Economia in questo senso». Nel dettaglio, però, il premier non vuole entrare perché «è meglio mantenere il riserbo su queste misure che se anticipate potrebbero essere mal interpretate».
La linea, comunque, resta sempre quella dell'ottimismo perché - spiega Paolo Bonaiuti - se «si innesca un meccanismo per cui la gente non si fida più delle banche si rischia che salti tutto». Sono le banche - è il ragionamento - a garantire i risparmiatori e i crediti e dunque anche le imprese e i lavoratori.
Anche per questo Berlusconi si dice convinto che l'ottovolante su cui sono saliti negli ultimi giorni tutti i mercati azionari non sia tanto frutto di «un ritorno alla paura» quanto di «una speculazione al ribasso». Insomma, nulla a che vedere con una sfiducia dei mercati per le misure che i governi di Stati Uniti ed Europa hanno messo in campo per fronteggiare la crisi. Quegli interventi, infatti, «non servivano a stabilizzare le Borse ma a non far fallire le banche e dargli la necessaria liquidità affinché possano sostenere l'economia. E non credo che le aspettative siano tanto negative, soprattutto per i fatturati delle aziende». Certo, ammette, «soprattutto gli Stati Uniti andranno incontro a una contrazione dei consumi» che però non dovrebbe avere conseguenze sulle nostre esportazioni.
Colpa della politica della Casa Bianca?, chiede un cronista. Berlusconi sul punto non si sbilancia, mentre non fa la stessa cosa il consigliere Rai Giuliano Urbani, presente anche lui a Pechino: «Bush è stato il peggior presidente degli Stati Uniti». Dalla Cina, dunque, il Cavaliere guarda con un certo interesse al mercato asiatico e a chi gli chiede se nei prossimi anni non rischi di essere ben più importante di quello americano si guarda bene dal dir di no. Il presidente del Consiglio conferma poi l'intenzione di adottare «una serie di misure a sostegno dell'economia reale» su cui stanno lavorando Claudio Scajola e Giulio Tremonti.
Berlusconi, però, ha escluso che si possa intervenire a sostegno del settore auto con incentivi e rottamazioni, ipotesi ventilata da più ministri tra cui proprio Scajola. «La rottamazione per le auto - conclude - non è mai stata prevista».