Berlusconi: "Obama abbronzato". Veltroni nero

Il premier si candida a un ruolo di mediatore tra Usa e Russia dopo il gelo durante l’ultimo periodo di governo Bush. E la sua battuta sul neo presidente Usa fa il giro del mondo: &quot;Era solo una carineria, Dio ci salvi dagli imbecilli&quot;. Tutta la furia dell'opposizione: <strong><a href="/a.pic1?ID=304139" target="_blank">&quot;Gaffe imbarazzante, si scusi&quot;
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Mosca - Prima allarga le braccia, poi le muove in avanti in un eloquente gesto di fastidio. Nella hall dell’Hotel Baltschug Kempinski, a pochi passi dal Cremlino, Silvio Berlusconi fatica a credere che le sue parole su Barack Obama abbiano scatenato un vero e proprio putiferio. D’altra parte, il suo riferimento al neopresidente americano non è affatto dispregiativo, visto che facendosi forte della sua anzianità il Cavaliere accomuna Obama e Dmitri Medvedev per la loro giovane età. «Sono certo - dice in conferenza stampa - che una nuova generazione di presidenti come sono loro possano andare d’accordo». Eppoi: «Obama è bello, giovane abbronzato».

Bastano pochi minuti e in Italia c’è chi come Antonio Di Pietro arriva a ventilare il ritorno del Ku Klux Klan. Berlusconi cade dalle nuvole, perché «la mia era una carineria, un grande complimento». Un modo, insomma, per definire il successore di George W. Bush un tipo cool, come spiegano anche dall’ambasciata italiana a Washington dove escludono categoricamente che l’interessato se la sia presa. Il premier sembra quasi non comprendere l’insistenza dei cronisti che lo attendono nella hall dell’albergo. «Ma perché - chiede - qualcuno l’ha interpretata come una cosa negativa?». Eh sì, seppure con toni diversi più o meno tutto il centrosinistra. Il gesto delle mani con cui replica il Cavaliere non lascia spazio a dubbi: «Ma vadano a... Se non hanno neanche il senso dell’umorismo allora è peggio per loro. Dio ci salvi dagli imbecilli». Rincarerà la dose quando a Mosca è ormai tarda sera, di ritorno dalla cena con Vladimir Putin: «Le polemiche del centrosinistra? Questa opposizione è sempre in campagna elettorale. Se uno vuole prendere la laurea del coglione faccia pure...».
Dagli Stati Uniti, intanto, nonostante gli strali di Walter Veltroni che con Obama ha rapporti stretti fin dai tempi in cui era solo un promettente senatore dell’Illinois, lo staff del neopresidente tace. Di commenti, infatti, non ne arrivano neanche in via informale come spesso accade nella politica statunitense. Evidentemente, chiosa Paolo Bonaiuti, «non danno retta all’esercito di moralisti della sinistra». E in effetti la reazione dell’opposizione pare piuttosto spropositata se c’è chi invita il Cavaliere a chiedere scusa «all’intero popolo americano». Berlusconi non sembra curarsene troppo. Con Obama i canali diplomatici sono aperti dallo scorso luglio, quando il ministro degli Esteri Franco Frattini cenò con due dei principali esponenti dell’entourage del senatore democratico, Gregory Craig e Dan Tarullo, presente anche Colin Powell che ancora non si era schierato con Obama. Un canale aperto soprattutto da Gianni Castellaneta, ambasciatore italiano a Washington, che insieme a Valentino Valentini sta organizzando a breve un colloquio telefonico tra il neopresidente statunitense e Berlusconi. I due, comunque, si incontreranno di persona il 15 novembre al G20 di Washington.
E il premier non ha dubbi sul fatto che come in passato potrà giocare un ruolo di mediazione tra Usa e Russia. Soprattutto con la nuova presidenza americana, infatti, i rapporti tra Cremlino e Casa Bianca sembrano destinati a un riavvicinamento dopo il gelo della gestione Bush. E in questa partita il premier è destinato a giocare un ruolo di primo piano, soprattutto dopo l’annuncio di Medvedev di voler dispiegare missili a corto raggio a Kaliningrad in risposta allo scudo antimissile Usa e la non belligeranza di Obama sulla presenza della Russia nel G8 (di cui Berlusconi sarà presidente nel 2009). Tanto che già ieri, a 24 ore dall’affondo di mercoledì, Medvedev ha usato parole ben più caute sulla presidenza americana auspicando collaborazione sia con l’Ue sia con la Nato.

«Abbiamo parlato del particolare favore con cui l’opinione pubblica mondiale ha accolto la vittoria di Obama», spiega il Cavaliere che è tornato a difendere la posizione russa sulla crisi del Caucaso («è stata un aggressione georgiana». Il senatore dell’Illinois, infatti, è stato presentato «quasi come un messia» e dunque «carico di speranze che ci auguriamo veramente che non vadano deluse». E ancora: io e Medvedev «gli abbiamo mandato le nostre congratulazioni e gli abbiamo fatto gli auguri per l’alta responsabilità che lo attende».