Berlusconi oggi a casa «A riposo per 15 giorni»

MilanoLo aveva capito subito il premier che ieri non era la giornata giusta per uscire dall’ospedale. Dalle prime ore del mattino quando si era risvegliato con un gran mal di testa e quel dolore alla cervicale che lo tormenta da domenica sera. Per non parlare della notte, l’ultima trascorsa nella sua stanza al settimo piano in modo molto più inquieto e meno tranquillo rispetto alle precedenti. E quando è arrivato a dirglielo anche il suo medico di fiducia, sembra che non si sia stupito nemmeno più di tanto. «È intelligente e perspicace - dice Zangrillo -. Ha capito e ha preso consapevolezza della gravità del trauma ed è stato contento di trattenersi ancora un giorno perché si sente più tranquillo». La comunicazione ufficiale del prolungamento del ricovero di Silvio Berlusconi al San Raffaele di Milano arriva soltanto nel tardo pomeriggio dopo una mattinata passata tra voci che si rincorrevano su una possibile dimissione e quelle invece che assicuravano che si sarebbe dovuto aspettare almeno un’altra notte. «Contrariamente a quanto comunicato nella giornata di mercoledì si è deciso di trattenere in ospedale il presidente del consiglio per altre 24 ore».
Sono le 17.15 quando il professor Alberto Zangrillo, primario di rianimazione e anestesia al San Raffaele legge l’ultimo bollettino medico sulle condizioni di salute del Cavaliere. Spiegando che il rinvio e quindi la decisione di trattenerlo fino alle prime ore di oggi pomeriggio, è dovuta «dal perdurare della sintomatologia dolorosa e quindi di uno stato di sofferenza non sempre controllabile, dal riacutizzarsi della cervicalgia, dall’edema al volto e da una residua difficoltà all’alimentazione per bocca». Le condizioni cliniche generali, assicura, sono comunque buone e soddisfacenti. Però c’è ancora bisogno della flebo per aiutare il presidente a nutrirsi quando il gonfiore e l’edema alle mucose della bocca rendono troppo fastidiosa la masticazione. Ci sono ancora le bende e il dolore della botta, quello sì davvero forte. Anche se ad alleviargli la sofferenza non sono i sedativi, ma solo a una terapia analgesica e quando tornerà a casa seguirà una terapia impostata, nulla di straordinario: «Non è previsto che io lo segua dal punto di vista sanitario», precisa il medico.
Racconta Zangrillo che l’umore del premier è costante, anche se è difficile valutare in queste condizioni ma che sta recuperando. Ogni mattina si sveglia e chiede di vedere la rassegna stampa, si tiene informato e martedì ha pure visto la puntata di Ballarò in televisione. «Un pezzettino, ma poi ha spento subito. Ma non gli è piaciuta molto... », confessa Bonaiuti. Meno male che ci sono le visite di amici e parenti che l’hanno rinfrancato e sono state persino terapeutiche. Come quelle di martedì sera dei giocatori del Milan, Thiago Silva e Seedorf, Renato Pozzetto ieri, la figlia Marina e il suo braccio destro Bonaiuti che non mancano mai. E una lettera di Veronica, poche righe scritte su un biglietto che, pare sia stato consegnato nella mani del Cavaliere l’altra sera da un uomo della scorta. Per fargli sapere, se pur non di persona, che è addolorata per quello che è successo. Perché, oltre alla sofferenza fisica, c’è anche il contraccolpo psicologico dell’aggressione. «Ma il premier positivo e determinato», assicura il sottosegretario alla presidenza del consiglio. Deciso a continuare la sua azione governativa e politica non appena saranno passati i 15 giorni di riposo imposti dal medico. Che vuol dire niente eventi pubblici, niente Consiglio dei ministri oggi, niente Natale insieme ai terremotati abruzzesi ed è in forse anche la sua presenza alla conferenza stampa di fine anno. Sul rallentamento delle attività di Berlusconi, Bonaiuti non ha dubbi. «Per fortuna ora ci sono le feste natalizie e il capodanno e in agenda non ci sono grandi incontri». Già per fortuna. Anche Zangrillo gli ha consigliato di trovare una via alternativa per non esporsi in prima persona e rimanere tranquillo per due settimane. Ed ora non si parla nemmeno più di quello strappo alla regola a cui avevano pensato i medici, permettendogli di andare almeno tra la sua gente in Abruzzo. «Allo stato attuale non ci sentiamo di fare previsioni».