Berlusconi: "Ogni voto a noi è contro la mafia, tre anni fa il Pd meno schizzinoso"

Il leader del Pdl: "Non è ammissibile che nella Calabria governata dal centrosinistra due terzi dei consiglieri regionali siano indagati. Valuteremo i criteri per la concessione del diritto di voto amministrativo ai cittadini stranieri"

nostro inviato a Catanzaro

Una qualche dimestichezza con le campagne elettorali il Cavaliere ce l'ha. Eppure, durante la lunga trasferta calabrese, più d'una volta Silvio Berlusconi non nasconde una certa sorpresa. Pochi minuti dopo l'atterraggio a Lamezia Terme, per esempio, quando sulla statale che lo porta al T Hotel per un veloce cambio d'abito oltre venti enormi tir quasi bloccano il traffico strombazzando. Sui lunghi autoarticolati campeggia enorme la scritta «Presidente, la Calabria è con te» e il simbolo del Pdl. Tanto gradisce il Cavaliere la sorpresa che gli ha organizzato l'ex Udc Pino Galati che arrivato in albergo decide di godersi la sfilata dal terrazzo della sua stanza. E pure a Catanzaro un pizzico interdetto rimane quando una cronista locale si prende la briga di «una breve premessa» alla sua domanda: «Presidente, lei è bellissimo...». Eppoi a sera c'è la rossa Cosenza con l'ultimo bagno di folla in piazza Bilotti dove lo accolgono ventimila persone. Un certo effetto lo fanno anche a chi con le platee importanti ha confidenza. «Una piazza - spiega l'azzurra Jole Santelli - che riempiva solo Almirante. Il termometro del fatto che in Calabria sarà un successo».
Insomma, una trasferta un po' fuori dagli schemi quella in terra di Calabria. Con un Berlusconi che non a caso sprizza buon umore. «Mi hanno strattonato, abbracciato e baciato. I colpi di rossetto sono di rigore», dice aprendo la conferenza stampa a Catanzaro. Eppoi rivolto al presidente dell'ordine dei giornalisti calabrese che gli sta a fianco: «Venga anche lei sul palco, altrimenti dicono che è un nano...». E quando sbaglia la citazione di una trasmissione tv (Colorado Cafè va in onda su Italia 1 e non su Canale 5, lo correggono) rilancia: «Vedete che di televisione non capisco nulla. Ho fatto bene a cambiare lavoro...».
Della campagna elettorale, però, non si dimentica. E la replica a Walter Veltroni - che proprio da Catanzaro venerdì aveva chiesto alla 'ndrangheta di «non votare il Pd» - è durissima. «Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso», dice riferendosi alle ultime elezioni regionali e ai guai giudiziari della giunta guidata da Agazio Loiero. Sul punto è stato debitamente aggiornato durante un conciliabolo in aereo con il segretario del Pri Francesco Nucara. «Non è ammissibile - continua - che due terzi dei consiglieri regionali siano indagati, forse ci sono gli estremi per lo scioglimento e il commissariamento della Regione». E ancora: «Il primo dovere di uno Stato è garantire la legalità, senza la quale non c'è la libertà. Una questione che il governo Prodi ha totalmente dimenticato». Insomma, attacca il Cavaliere, «nessuno ci dia lezioni su come combattere la criminalità» perché «ogni nostro voto fa un voto contro la mafia».
Si parla anche del confronto tv con Veltroni. Che, dice l'ex premier, «è impossibile perché vietato da una legge insulsa come quella sulla par condicio» che impone il faccia a faccia non con uno ma con tutti i candidati premier. Insomma, «sarebbero più di cento confronti tra i vari leader». Detto questo, «non ho paura di nessuno», tantomeno del segretario del Pd. «Mi sarebbe agevole metterlo sotto - dice - perché lui è uomo di parole mentre io sono uomo di fatti». Poi affonda sulla pensioni: «Veltroni ha detto che avrebbe aumentato di 400 euro le minime. In tanti hanno pensato che si trattasse di un dato mensile, invece è annuale. Vuol dire 30 euro al mese, un euro al giorno. Mi pare un po' poco...». E ironizza sui sondaggi: «È dall'inizio della campagna elettorale che sento Veltroni annunciare il suo progresso e il nostro regresso, a quest’ora sarà sopra di noi del 130%...». Sceglie invece di non rilanciare la polemica su Camillo Ruini, dopo le critiche arrivate da Pier Ferdinando Casini: «A lui non replico, essendoci di mezzo un cardinale che stimo molto. Loro hanno detto una cosa di lui che non era vera e io l’ho solo difeso. Non sanno più a cosa attaccarsi». Perplesso, poi, sui troppi simboli che saranno sulla scheda elettorale: «Trentacinque sarà un disastro». E apre a Gianfranco Fini sulla possibilità di «valutare la concessione del voto amministrativo agli stranieri»: il prossimo governo «valuterà i criteri». Infine, una rassicurazione: «Se vinciamo le elezioni mi impegno a governare cinque anni».