Berlusconi: "Ora il coraggio di ridurre le tasse"

Il presidente del Consiglio: "Si deve avere il coraggio di tagliare
la pressione fiscale, la più alta di Eurolandia. Le banche aiutino chi investe o la crescita rallenta.
Gradimento del governo al 69,3%&quot;<br />

Roma - Una crisi economica del genere «non c’è mai stata». E per dirla tutta, «nessuno sa con precisione cosa fare». Di certo, però, «non preoccupa il deprezzamento dei titoli in Borsa», che «presa dal panico» per ora è «staccata» dalla realtà. Tanto che il Cavaliere dispensa fiducia ai risparmiatori: «Non vendete le vostre azioni, mantenetele, perché tra 18-24 mesi il loro prezzo tornerà ad un livello giusto». Tutto ok? Be’, non proprio. E Silvio Berlusconi rilancia la «ricetta» del governo, che per inciso «ha raggiunto un gradimento del 69,3%». Sondaggi a parte, il concetto chiave è il solito: «Dobbiamo sostenere l’economia reale». Per prima cosa, quindi, «le banche continuino a fare le banche». Ovvero, non abbiano «eccessiva prudenza» e «offrano il loro supporto essenziale alle aziende che investono». Altrimenti, «potremmo avere una regressione del nostro Pil». Ma si deve pure «avere il coraggio di ridurre le tasse, troppo elevate, certamente le più alte d’Europa».

Le banche italiane, assicura in ogni caso il presidente del Consiglio, non hanno problemi di liquidità, grazie anche alle recenti decisioni prese dalla Bce. E poi, rimarca, i nostri istituti di credito «non hanno sottoscritto “prodotti tossici”». Soltanto Unicredit, in quanto «alleata di un istituto tedesco, è stata chiamata da Bankitalia per un aumento di capitale, trovato sul mercato». Nello specifico, riferisce, si è avuta una partecipazione di «300 milioni» da parte delle Assicurazioni Generali. In ogni caso, di concerto con il governatore della Banca d’Italia, «passiamo in rassegna tutte le banche, che non corrono il rischio di essere nazionalizzate». E il decreto legge varato nel Cdm di mercoledì sera, per dare un’ulteriore garanzia al sistema, «è stato steso» d’intesa proprio con Mario Draghi. Intanto, piccolo giallo sulla convocazione di un G8 straordinario sulla crisi dei mercati finanziari. Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, afferma Berlusconi, ha telefonato due giorni fa a tutti i leader del summit: «Lui aveva indicato martedì prossimo come data prioritaria. Io gli ho detto che sono disponibile per quella o altre date». Sull’ipotesi, aggiunge il premier, Nicolas Sarkozy sarebbe stato titubante: «Ha detto “vediamo cosa succede, cos’altro possiamo fare adesso”». In serata, però, un portavoce della Casa Bianca precisa: «Il presidente Bush è disponibile all’idea di un incontro dei leader, al momento opportuno, ma non c’è nessun incontro programmato per martedì». In attesa di volare comunque negli Usa per il Columbus day, il Cavaliere si sofferma sullo stato di salute dei conti pubblici. «Sono in sicurezza», sottolinea, puntando poi l’indice sull’evasione fiscale: «Il 22% del Pil fa parte del prodotto “sotto il tavolo”. Se non fosse così, incasseremmo 100 miliardi in più ogni anno».

Intanto, presentando a Palazzo Chigi, insieme al ministro di riferimento, Renato Brunetta, il Servizio anticorruzione e trasparenza nella Pubblica amministrazione, Berlusconi dichiara che il fenomeno «ha assunto una forma endemica, con radici profonde, che noi vogliamo estirpare». Poi racconta: «Conosco bene il problema della corruzione. Io smisi di costruire a Milano, perché non si poteva fare niente se non ti presentavi con l’assegno in bocca». «Questo - aggiunge - per fortuna, avveniva molti anni fa». Incontrando i giornalisti per la seconda volta nella giornata (al mattino vertice Italia-Romania a Villa Madama), il Cavaliere interviene pure sui rapporti con l’opposizione. «Non possiamo parlare con chi dice che stiamo portando il Paese a una dittatura, con chi per aiutarci a risolvere la crisi porta la gente in piazza contro il governo», attacca Berlusconi, che aggiunge: «Sono una persona concreta, pronto al dialogo. Ma non sono più disponibile a farmi prendere in giro. Non bastano le parole, contano i fatti».

E «i fatti» da cui prende spunto sono due: presidenza della Vigilanza Rai e nomina del giudice della Corte costituzionale. In merito alla prima questione, osserva: «Ci hanno presentato un personaggio di una forza politica che usa la tv come un’arma politica». Sulla seconda partita, invece, riassume: «Da quasi un anno si è dimesso un giudice eletto dalla nostra parte politica e non c’è stata la possibilità di sostituirlo. Tra l’altro la Corte chiede che sia un esperto di diritto penale. E ci hanno addirittura presentato un loro pregevole personaggio, Giuseppe Pericu, esperto invece di diritto amministrativo». Insomma, «non c’è niente da fare, non se ne esce».

Altro tema caldo, la questione decreti. Per Berlusconi occorrono «profonde riforme strutturali, che devono toccare anche l’architettura istituzionale dello Stato, affinché chi governa abbia gli strumenti per poter decidere tempestivamente». Ma varare decreti «non ignifica dittatura». Anche perché, rimarca, «vengono sempre sottoposti al vaglio, che noi chiediamo addirittura anticipatamente, del capo dello Stato».

Sul fronte sicurezza, inoltre, il presidente del Consiglio annuncia che «la presenza dei militari in città ha portato a una diminuzione del 50% dei reati in strada». E in merito alle polemiche sul cosiddetto emendamento «salva manager», inserito nel dl Alitalia, chiarisce: «È una cosa che non esiste, non ne ero assolutamente a conoscenza e comunque Tremonti mi ha garantito che l’ha tolta».