Berlusconi: ora larghe intese Ma Fini frena: "Irrealizzabili"

Il Cavaliere interviene a margine del congresso della Margherita: &quot;Ci rivolgono inviti espliciti, si può uscire dall’ingovernabilità&quot;. Perplessi gli alleati della Cdl. Dal palco di Cinecittà, dove si è aperto l'ultimo congresso Dl, Rutelli apre al Pd ma gela la Quercia: <strong><a href="/a.pic1?ID=172446">&quot;Impossibile, per noi, entrare nel Partito socialista europeo&quot;</a></strong>

Roma - Quasi tre ore seduto in prima fila nello studio cinque di Cinecittà, ad ascoltare gli interventi di Romano Prodi e Francesco Rutelli che aprono il congresso della Margherita. Poi, tornato a Palazzo Grazioli quando è ormai primo pomeriggio, Silvio Berlusconi la butta lì quasi per caso. «Occorre tornare - dice - all’offerta che feci il giorno dopo le elezioni». Le parole «larghe intese» il Cavaliere non le pronuncia mai, ma il senso del suo ragionamento è inequivocabile. E niente affatto casuale. Perché, sottolinea l’ex premier, «sempre più» dalla maggioranza «ci rivolgono questi inviti come quello esplicito di oggi» quando Rutelli «ha parlato di mano tesa». Insomma, «c’è una grande spinta verso l’uscita da questa situazione di ingovernabilità» perché «a certi problemi si possono dare delle soluzioni che questa sinistra estrema ancora molto ideologizzata non riuscirebbe a dare».
Parole, quelle del Cavaliere, che arrivano a neanche ventiquattr’ore dalla sua battuta sul Partito democratico («quasi quasi mi iscrivo anche io») con la quale si è voluto congedare dal congresso dei Ds a Firenze. E che in qualche modo chiudono il cerchio di una decisa sterzata nella strategia dell’ex premier. Complici i consigli del solito Gianni Letta, infatti, Berlusconi pare sempre più deciso ad aprire un canale di dialogo con la maggioranza di governo, Ds e Margherita in testa. E non a caso dopo gli elogi a Piero Fassino, ieri è stata la volta di quelli ben più insistenti a Rutelli, che - dice il leader di Forza Italia - «ha fatto una performance eccezionale» con una relazione «molto vivace» e «apprezzata da tutti». Un dialogo, però, nel quale non sembra esserci posto per Prodi («è un accidente nel senso etimologico del termine») che durante tutto il suo intervento il Cavaliere non applaude neanche una volta non risparmiandogli invece cenni di dissenso con il capo e pure qualche battuta sferzante. Come quando il premier dice di voler concludere la sua esperienza politica a fine legislatura e Berlusconi si gira verso Gianfranco Fini e si lascia sfuggire un eloquente «speravo prima...». Canale di dialogo che, a vedere l’accoglienza del congresso dei Ds e gli applausi riservatigli ieri da quello della Margherita, sembra trovare qualche buona sponda. Tant’è che pure sulla querelle Telecom l’area moderata dell’Unione sembra essere fin troppo disponibile verso il Cavaliere.
Sul punto, però, è nel centrodestra che si registra un certo malumore. Con Fini che a tarda sera decide di prendere decisamente le distanze dall’ex premier con un nota durissima. «L’ipotesi di Berlusconi di larghe intese - dice il leader di An - è irrealizzabile perché presuppone che il neonato Partito democratico sia disposto ad archiviare il governo Prodi e a scavare un fossato con la sinistra più radicale, oggi politicamente e numericamente più forte». «Inoltre - aggiunge - non sarebbe facile nemmeno per Berlusconi spiegarne il senso agli elettori di centrodestra che vogliono una politica alternativa a ogni ipotesi di centrosinistra». Parole, spiega il portavoce di An Andrea Ronchi, «soppesate una per una». Insomma, una decisa presa di distanze dal Cavaliere. Che trova forti perplessità anche all’interno della stessa Forza Italia, con i vertici del partito che rimangono decisamente spiazzati dalla sua uscita. Pure la Lega non pare affatto gradire. Se Roberto Calderoli si limita a dire che «le larghe intese sono possibili solo sulle riforme», si spinge più in là Roberto Castelli che immagina la nascita di «un listone dei volenterosi con D’Alema e Berlusconi che, risolta la questione Telecom, si presentano insieme in tv, raccolgono il 60% dei voti e governano per vent’anni».
Insomma, al termine di questa due giorni congressuale (giovedì i Ds e ieri la Margherita) il Cavaliere tenta di rilanciare la strada del dialogo. E come con Fassino, pure con Rutelli sono baci e complimenti. Al termine del suo intervento, infatti, Berlusconi gli si avvicina facendosi largo tra giornalisti e cameramen e gli fa i «migliori auguri» per la nascita del Pd. Che, dirà più tardi ai cronisti, «renderà ineluttabile» per il blocco liberale andare nella stessa direzione. Un progetto su cui è d’accordo An ma che Pier Ferdinando Casini bolla invece come «un’assoluta sciocchezza». E sul quale pure la Lega continua ad essere alquanto perplessa se parlando del Pd Umberto Bossi non perde l’occasione di ripetere che «in politica non sempre due più due fa quattro» e che anzi «le somme fanno spesso zero».