Berlusconi: ora piazza pulita nelle nostre liste

Dopo il caso Pennisi il premier spiega che, con simili comportamenti, "qualche mela marcia" non fa altro che tirare la
volata alla "nuova offensiva giudiziaria" della magistratura. Quindi l'appello: "I partiti devono ridiventare scuole di educazione politica e morale"

Roma - «Quello che è successo a Milano è una cosa indegna». Berlusconi è a dir poco fuori di sé e nelle sue conversazioni private non nasconde «sconcerto» e «indignazione» per la vicenda giudiziaria che coinvolge il consigliere comunale del Pdl Pennisi, arrestato mentre incassava una tangente di cinquemila euro davanti a Palazzo Marino. «Abbiamo toccato il fondo», ripete a chi occasione di sentirlo durante il suo consueto lunedì ad Arcore. Perché, è il senso del ragionamento del premier, con simili comportamenti «qualche mela marcia» non fa altro che tirare la volata alla «nuova offensiva giudiziaria» della magistratura. Quella, ripetono a Palazzo Grazioli, che ha colpito Bertolaso ma che mira solo a distruggere la credibilità del governo anche in vista del prossimo appuntamento elettorale di fine marzo (che sarà insolitamente seguito da ben tre anni in cui non sono in programma chiamate alle urne).

Se sul capo della Protezione civile il Cavaliere è dunque deciso a fare più che mai quadrato («Guido Bertolaso è un galantuomo», ha ribadito ieri sera Berlusconi a una cena di raccolta fondi a Villa Gernetto), ben diverso è l’approccio all’inchiesta milanese. Berlusconi medita infatti di dare «un segnale inequivocabile». Un’intenzione che si coglie chiaramente nelle parole di Bondi, convinto che «i partiti devono ridiventare scuole di educazione politica e morale per la formazione di una nuova classe dirigente competente e onesta». L’idea è quella di «azzerare» le liste delle regionali e ripartire facendo «piazza pulita» di chiunque non sia «più che specchiato». Un’operazione che partirebbe ovviamente dalla Lombardia (e che potrebbe coinvolgere più di un big che ha già avuto «problemi» con la magistratura), proprio per dare un segnale chiaro che «certi comportamenti non sono accettati né tollerati». Diretto non solo all’elettorato ma anche ai nuovi eletti.

Il Cavaliere, insomma, vorrebbe cambiare passo e isolare le mele marce che con i loro «comportamenti indegni» non fanno altro che tirare la volata a certe «procure ad orologeria». Altrimenti il rischio è che passi il messaggio che nel Pdl certi comportanti sono presi sottogamba, un concetto rilanciato non a caso dall’opposizione. Con la Lega che guarda alla tornata elettorale e ci tiene a distinguersi («noi siamo sempre stati attenti a non fare certi pasticci», dice Bossi). Insomma, per usare le parole di La Russa, «il fatto che Pdl sostenga compatto che vi sia nei confronti di Berlusconi un accanimento giudiziario non può mai essere visto da alcuni come un alibi per singoli comportamenti».

Diversa, invece, la vicenda Bertolaso. I rumors del Palazzo raccontano che sia ancora tentato dall’ipotesi dimissioni. E che sia stato il premier a convincerlo che anche se lasciasse il suo incarico non riuscirebbe a sfilarsi facilmente dalla morsa giudiziaria e mediatica in cui è finito. Un’inchiesta, è il timore che circola a Palazzo Chigi, destinata ad allargarsi anche ad altri esponenti di spicco della maggioranza (vedi il coinvolgimento di Denis Verdini).