Berlusconi: ormai le primarie non servono più

«Nella Cdl la mia candidatura a premier non è mai stata un problema. Il mio nome sul simbolo di Fi? Questo è ancora da vedere...»

Adalberto Signore

da Roma

Parla e sorride Silvio Berlusconi. Che anche ieri, per il terzo giorno consecutivo, ha seguito dai banchi del governo il voto della Camera sulla riforma elettorale. La tensione e il volto un po’ tirato di martedì mattina - quando lo scoglio delle pregiudiziali di costituzionalità a scrutinio segreto dava ancora qualche pensiero - è solo un ricordo lontano. E già in mattinata il premier non nasconde il suo ottimismo sull’esito del voto finale («penso si chiuda oggi»), se la prende con l’opposizione («la sinistra dice cose faziose e inesistenti») e rilancia il partito dei moderati (questa legge è «una bella spinta» in quella direzione). È solo il primo round di una giornata che si chiuderà formalmente alle 19.02, con il voto finale della Camera. E che vedrà Berlusconi andare e venire per il Transatlantico, diviso tra i lavori della Camera, gli impegni a Palazzo Chigi e pure un pranzo con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti per sciogliere gli ultimi nodi sulla Finanziaria. In ogni occasione, tutte le volte che entra in Aula, il premier sfodera un sorriso soddisfatto e ha una parola per i cronisti che gli si fanno intorno.
Si parla di legge elettorale, è ovvio, ma pure dell’invito a Margherita e Udeur affinché passino nel centrodestra («una provocazione»), della riforma della par condicio («non escludo né confermo», comunque serve «il consenso di tutte le forze della coalizione») e soprattutto di premiership e primarie. Berlusconi sa bene che domani mattina il direttivo dell’Udc si riunirà per ascoltare l’attesa relazione di Marco Follini, costretto dal pressing congiunto del premier e di Pierferdinando Casini a fare un passo indietro nei suoi propositi bellicosi. Non è un caso, dunque, che il presidente del Consiglio torni sulla questione primarie, decidendo che è arrivato il momento di mettere nero su bianco quella che nella maggioranza è ormai una convinzione di tutti. «Credo - dice sibillino - che con questa nuova legge elettorale le primarie non siano più necessarie. Quelle della sinistra si faranno, ma sono una farsa». Parole che schiacciano ancora più nell’angolo Follini, anche perché in tarda serata pure Gianfranco Fini deciderà di schierarsi formalmente tra gli scettici («tra proporzionale e primarie c’è un’oggettiva incongruenza», spiega il leader di An). Ma Berlusconi non si ferma qui e lancia l’affondo anche sulla premiership: «Nella Casa delle libertà la mia candidatura a premier non è mai stato un problema». A Follini non resta che lasciare Montecitorio senza proferire parola.
Ma il tema del giorno è soprattutto il via libera della Camera al proporzionale senza i temuti incidenti di percorso. «Una grande prova di compattezza del centrodestra», la definisce il presidente del Consiglio. Poi entra nel merito. Dice che «è ancora da vedere» se il suo nome sarà nel simbolo di Forza Italia presente sulle schede elettorali, esclude «problemi con il Quirinale» («non mi risulta assolutamente») e ribadisce che il nuovo sistema «migliorerà la governabilità del Paese e semplificherà il voto degli elettori». «Sarà assolutamente democratico - spiega il premier - perché è una legge che esiste in dodici Paesi dell’Ue e non ci saranno differenze tra i voti degli elettori e la loro rappresentanza in Parlamento visto che il numero di seggi sarà proporzionale al numero dei voti, cosa che non accade con il sistema attuale». Insomma, «non è un ritorno al passato» perché «è un proporzionale con premio di maggioranza» e «mi pare che si possa escludere la possibilità che si creino maggioranze diverse alla Camera e al Senato». È una legge che «diminuirà la possibilità di brogli negli scrutini e darà ai partiti la possibilità di mettere in campo le migliori formazioni per essere rappresentati in Parlamento».
Incassata la riforma elettorale alla Camera, la road map che porta la Casa delle libertà alle politiche 2006 prevede come prossimo appuntamento il voto sulla devoluzione, considerato un passaggio cruciale dalla Lega. Berlusconi ha già dato indicazioni ai suoi, chiedendogli per giovedì prossimo «la stessa compattezza dimostrata sul proporzionale». Le stesse parole, e non è certo un caso, usate anche da Fini prima di lasciare il Transatlantico.