Berlusconi: "Paese umiliato, il governo condominio rissoso" Fiducia, sì della Camera

Il Cavaliere interviene alla Camera nel dibattito sulla fiducia: "Le dimissioni del governo sono una ferita umiliante per il Paese. La
maggioranza è come una rissosa assemblea di condominio&quot;. Fini: &quot;Tregua firmata per paura, quando il governo cadrà si vada a votare&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=160976">E Fassino sfida il Cavaliere</a></strong>: &quot;Cdl senza leader&quot;. La Camera dà la fiducia al
governo: 342 sì, 253 no, 2 astenuti<br />

Roma – Fiducia come da copione, fiducia "blindata" grazie a una sorta di patto della paura - di nuove elezioni con relativa sconfitta - e resa dei conti fra alleati di centrosinistra rinviata al prossimo scontro (Afghanistan? Legge elettorale? Dico?). La Camera ha dato la diducia al governo Prodi con 242 sì, 253 voti contrari, 2 astenuti (maggioranza necesaria 298 voti). ll governo Prodi riparte continunado la sua perigliosa marcia "sull'orlo del baratro".

A dare corpo e spessore politico al dibattito sulla fiducia è stato Silvio Berlusconi, che nel suo intervento ha sottolineato come le dimissioni del governo rappresentano una "ferita umiliante" per il Paese, mentre questa maggioranza per "paura del giudizio degli italiani è stata trasformata in un'assemblea di condominio disordinata e rissosa". Affondo anche sui diritti civili: "Avete riposto in fretta e furia" i Dico "senza neanche ammettere l'errore" che avete compiuto nel "produrre un disegno di legge governtivo" sulle coppie di fatto, "ed ora volete farci credere che vi imprgnerete sulla famiglia". E per tamponare la crisi – accusa ancora l’ex premier – “avete fatto una caccia disperata ad ogni singolo voto”. Sulla legge elettorale il Cavaliere attacca la maggioranza senza esitazioni: "Vi siete immersi in una logica di ammiccamenti trasverali. Noi già da tempo abbiamo assicurato al ministro Chiti di voler discutere di una mdofica della legge elettorale. Questa disponibilità la confermiamo purché - aggiunge l'ex premier - si tratti di un tentativo serio, un confronto franco e leale tra partiti, non uno stratagemma per tenere in vita il governo".

Premier a ruota libera dopo aver ottenuto la fiducia Incassata la fiducia il capo del governo si lascia andara ad alcuni commmenti, attaccando il suo avversario di sempre. Cavaliere isolato? "Questi sono problemi loro, Berlusconi era visibilmente isolato, ma può darsi fosse solo un momento particolare". "Siccome la discussione ha dimostrato un centrosinistra molto più compatto del centrodestra - aggiunge Prodi - questo permette un'azione di governo più incisiva, forte e continuata. Credo che l'esecutivo possa andare avanti con un governo stabile e capace di decidere". E per far tacere le polemiche infinite sulle unioni civili il premier dichiara: "Al Senato ne ho parlato ed è stato chiarito tutto"

Il dibattito alla Camera Parlare in aula per la fiducia al governo è sempre un momento importante per la politica. Il dibattito oggi si è infiammato grazie agli interventi dei vari leader. Un dibattito per certi versi inutile, perché a Montecitorio l’esecutivo non ha problemi di numeri. Ma l’occasione è ghiotta per toccare con mano le posizioni dei singoli partiti in una fase delicata per la vita politica del Paese. Si parla di conti pubblici, politica estera, liberalizzazioni, pace. Prodi non dice una parola sui Dico, fedele all’impegno assunto nei “dodici punti” per tenere unita la maggioranza evitando problemi con la componente cattolica. Ma nel fronte laico dell’Unione serpeggia il malumore. Sulle unioni civili, ma non solo.

Fini: oggi armistizio, la crisi è solo rinviata "Il dato politico è che questo governo è un governo di legislatura. Quando Prodi cade si va a votare". Non usa mezzi termini il leader di An Gianfranco Fini subito dopo aver votato per la fiducia al governo. Nel suo intervento è stato molto duro nei confronti della maggioranza traballante: "Nessuno crede che oggi si chiude una crisi, oggi si firma un armistizio, una tregua tra le componenti della maggioranza firmata per paura". La crisi "è solo rinviata nel tempo - sottolinea Fini". Sulla politica estera, nella "sinistra si nasconde una posizione anti Usa". E poi Fini si rivolge al suo successore alla Farnesina D'Alema: "Sarà difficile andare nel mondo a spiegare che in Italia due trotzkisti fanno cadere il governo". Il presidente di An invita anche Prodi e il ministro della Difesa Parisi ad abbandonare le ipocrisie sul nostro impegno nei teatri internazionali: "I nostri soldati non sono assistenti sociali, sono impegnati anche con le armi contro il terrorismo". Critiche anche alla politica economica, come le liberalizzazioni che colpiscono "i taxi e gli orari dei barbieri" ma non intaccano le vere posizioni forti. La Cdl è divisa? "Si preoccupino di loro stessi", dichiara Fini, rispondendo alle critiche dell'Unione. "È la prima volta che rinasce un governo grazie ad un voto in più al Senato. Alla Camera un segretario di partito non vota, e senza che sia ancora iniziata la nuova fase ci sono già i dissidenti". A proprosito della riforma del sistema elettorale il leader di An uscendo dall'aula di Montecitorio puntualizza il "no alle mani libere per salvaguardare il bipolarismo. In altri termini, chi vota deve sapere come viene speso il proprio consenso, quindi deve sapere in quale coalizione si colloca il partito".

Casini: niente confusione tra esecutivo e legge elettorale Il leader dell'Udc suggerisce di evitare confusioni tra argomenti diversi, “perché noi siamo stati collocati all'opposizione dal nostro corpo elettorale” e ad esso “rimarremo fedeli fino al termine del legislatura nel contrasto politico a questo governo. Per cui nessuna commistione tra le due questioni”. Lo ha affermato Pier Ferdinando Casini. Nel merito l'ex presidente della Camera ha ribadito la necessità di adottare una riforma prendendo a riferimento i modello tedesco, che rappresenta la “chiave di miglioramento del sistema politico italiano”. “Il problema - ha proseguito Casini - non è questa legge elettorale, il problema è il tipo di bipolarismo che si è realizzato in Italia, che ha assegnato un potere di ricatto permanente ai gruppi estremi” e che “obbliga i leader all'inseguimento dei De Gregorio di turno piuttosto che dei Turigliatto e produce i 22 partiti che sono stati consultati da Napolitano. E lasciamo perdere i grandi centri, i piccoli centri, l'evocazione dei poteri forti”. Tornando alla crisi di governo, Casini ha polemizzato a distanza con il capogruppo della Lega Roberto Maroni: “L'evocazione delle elezioni, che solo la Lega tra l'opposizione ha fatto esplicitamente, è solo servita d'aiuto al presidente per arrivare a questa seconda versione. La prospettiva di elezioni non c'era e se veniva evocata ha finito per aiutare il presidente Prodi”.

La Lega contro la Cdl: solo noi abbiamo chiesto il voto Molto critico nei confronti dei propri alleati il discorso pronunciato da Roberto Maroni, capogruppo della Lega a Montecitorio. Se oggi nasce “il governo più debole della storia della Repubblica”, la responsabilità “va in gran parte attribuita all'atteggiamento ambiguo di parte dell'opposizione”, che potrebbe preludere ad una “operazione lucida e insidiosa” da portare avanti nei prossimi mesi: “ristrutturare il sistema politico attraverso le larghe intese, un'operazione di palazzo per eliminare le forze politiche non omologabili alle vecchie logiche”. Un rischio grave, contro cui la Lega si batterà “con ogni mezzo”. Maroni, pur annunciando il no alla fiducia, attacca duramente gli altri partiti della Casa delle Libertà che invece di chiedere le elezioni (“Solo la lega lo ha fatto”) ha scelto un atteggiamento “ambiguo”. Dopo che nella Cdl solo la Lega ha chiesto le elezioni, ora “ci sentiamo infastiditi dalle condanne ai riti della vecchia politica, dalle accuse di tradimento, dalla richiesta di elezioni ora che non si possono più ottenere”. Ma proprio perché la Lega ha chiesto con chiarezza le elezioni, rilancia Maroni, “ora siamo autorizzati a prendere sul serio gli impegni di Prodi, sfidarlo sulla legge elettorale e sul federalismo fiscale. Non condividiamo il programma di Prodi, voteremo no alla fiducia, ma abbiamo seguito con interesse le parole sul federalismo fiscale e ci interessa il Senato delle Regioni affacciato dal ministro Chiti”.

Villetti: i laici scontenti per i diritti civili “Come possono i laici essere contenti di un governo che lancia il sasso e ritrae la mano? Sul tema dell'ampliamento dei diritti civili noi della Rosa nel pugno continueremo a portare avanti la nostra battaglia”. Se lo è chiesto polemicamente il capogruppo della Rosa nel pugno alla Camera, Roberto Villetti, intervenendo sul tema dei Dico nell'ambito del suo intervento in dichiarazione di voto sulla fiducia. “Sul tema dei diritti civili - ha osservato - che per alcuni sono roba del diavolo, è stato licenziato dal governo un testo che rappresenta un riconoscimento minimo, ma non sufficiente, alle coppie di fatto. Oggi Prodi, con il discorso fatto al Senato e l'indicazione della libertà di coscienza prende le distanze e alcuni ministri fanno lo stesso, ma quando hanno votato i Dico erano incoscienti?”.

Diliberto: niente larghe intese ma governo con la sinistra Nel suo discorso il segretario dei Comunisti italiani ha sottolineato che il governo Prodi “rappresenta oggi il più avanzato equilibrio possibile, il positivo terreno d'incontro tra le culture e i programmi della sinistra e quelli dei moderati. Si è scritto che la crisi sarebbe nata per responsabilità della sinistra cosiddetta radicale, ma in realtà la crisi non nasce da sinistra. È il nostro governo - ha scandito il segretario del Pdci - in esso ci riconosciamo. Qualcuno immagina larghe intese, o vorrebbe un centrosinistra che non abbia al suo interno proprio la sinistra. Un centrosinistra che sia assai più marcatamente di centro e pochissimo di sinistra”.

Fabris: la ricreazione è finita, ora si faccia sul serio Il presidente del Consiglio deve dire alla sinistra radicale che “la ricreazione è finita e fare sul serio: non governare sarebbe irresponsabile e si dimostrerebbe un gratuito masochismo”. Ma basta a “forzature” come nel caso delle coppie di fatto, altrimenti “c'è il rischio della fine di questo governo e di questa alleanza”. Così il capogruppo dell'Udeur alla Camera, Mauro Fabris, è intervenuto a Montecitorio. Fabris ha sottolineato poi che “non c'è stata una crisi politica, ma quanto è successo è frutto di una legge elettorale avvelenata che ha reso ingovernabile il Senato”.