Berlusconi: "Pagano chi tradisce"

Il Cavaliere: &quot;Si è aperta la caccia al piccolo voto con il pallottoliere della cattiva coscienza, calpestando ogni regola morale. La sinistra avrà i numeri solo se riuscirà a portare dalla sua parte, pagando pesantemente questo tradimento, qualcuno degli eletti del centrodestra&quot;. Tutta la Cdl processa Follini. Casini: <strong><a href="/a.pic1?ID=159494">&quot;Ha violato il patto con gli elettori&quot;</a></strong>

Milano - Una carezza e un pugno. La prima al «suo» popolo, «quello di Piazza San Giovanni, ovvero quell’Italia unita, seria, umile e laboriosa». Il pugno riservato invece alla sinistra di lotta e di governo, che «ha dato un’ulteriore prova di totale irresponsabilità». Parte soft, Silvio Berlusconi, ieri sera a Milano per chiudere il convegno dedicato a «I riformisti per il Partito della libertà» organizzato dall’associazione Giovane Italia di Stefania Craxi. Così, per sedare l’accoglienza riservatagli al suo arrivo implora: «Ricordatevi dell’età che ho, commuoversi è facile, ma può essere pericoloso».
Poi, però, cambiando destinatario, e commentando il rinvio alle Camere del «claudicante» governo Prodi, muta anche il timbro. Giù deciso, sostenendo che «ora si è aperta la caccia al piccolo voto con il pallottoliere della cattiva coscienza, calpestando ogni regola morale». Concetto forte che il Cavaliere aveva del resto già espresso in mattinata, nel corso di una telefonata ai giovani di Forza Italia riuniti a Fano, ricorrendo a parole ancora più nette. Dicendo che la sinistra «avrà i numeri per governare soltanto se riuscirà a portare dalla sua parte, pagando pesantemente questo tradimento, qualcuno degli eletti del centrodestra».
Li accusa anche di mendacio, quelli dell’attuale maggioranza. «Si sono rimangiati la parola data», ricorda riferendosi a «quando Prodi aveva detto che se fosse stata bocciata la politica estera sarebbero andati a casa. Il Senato ha bocciato la loro politica estera e loro, senza vergogna, si rimangiano la parola data. Va bene tenere il fondoschiena attaccato alla poltrona, ma ci sono dei limiti ormai per questo governo anche a questa possibilità», ironizza.
«Non è venuta nessuna proposta alternativa a una maggioranza che non c’è e che ha già esposto diverse volte il Paese a figuracce umilianti sulla scena internazionale», lamenta il Cavaliere dando espressamente lettura di un comunicato stampa per evitare, spiega, la diffusione di «altre dichiarazioni deformate dai media». Riconosce che rinviando alle Camere Prodi «il capo dello Stato ha fatto ciò che poteva, anche se ha ammonito la maggioranza che questa deve essere l’ultima volta». Per il leader del centrodestra, purtroppo, «la soluzione più naturale e limpida, quella del ricorso alle urne, non è stata possibile». Ciò non toglie, dice il leader di Forza Italia, che «protestiamo, protesteremo con vigore e ci impegneremo con tutte le nostre forze per ridare al Paese un governo stabile e una maggioranza autorevole, consapevoli di avere con noi la grande maggioranza degli elettori».
Di questo è certo, il Cavaliere, forte anche dei recenti sondaggi. «Perfino quelli più vicini alla sinistra ci danno un vantaggio di otto punti percentuali, mentre sappiamo che in realtà siamo sopra del 14,5%. Lo ha detto il test elettorale del Molise e lo diranno le amministrative di primavera».
E lo dicono anche le migliaia di voci che stanno facendo impazzire i centralini di Fi, «intasati da due categorie di messaggi - dice Berlusconi - quelli che dicono “al voto subito” e quelli che gridano “in piazza, in piazza”. Ricordiamoci del resto che la sinistra ha vinto le elezioni in una notte di brogli e di spogli tutta da chiarire», dice il Cavaliere tornando a invitare il governo a una riconta delle schede elettorali. «Perché non ce lo lasciano fare? Evidentemente ne hanno paura - dice Berlusconi -. Ricordiamo che in Calabria e Campania c’è stato solo il 10% di schede bianche rispetto a tutte le altre precedenti elezioni. E guarda caso la maggioranza di quel 90% di voti è finita a partiti di sinistra».
Comunque, aggiunge, «il fallimento del governo Prodi è la prova scientifica dell’impossibilità di far convivere riformisti e massimalisti nello stesso governo». Del resto, conclude Berlusconi, «la triste storia di questa sinistra di lotta e di governo sta volgendo al termine. Persino più in fretta di quanto potessimo sperare».