Berlusconi al Papa: "Aiuteremo la famiglia"

Il presidente del Consiglio assicura a Benedetto XVI che le agevolazioni fiscali per le famiglie saranno anticipate già al prossimo Dpef se le risorse lo consentiranno. Ai suoi il Cavaliere confida: sono entusiasta, il governo è pienamente legittimato. <strong><a href="/a.pic1?ID=267104">Doni, sorrisi e battute</a></strong>: colloquio in piena sintonia

Roma - A un mese dal suo insediamento a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi torna per la seconda volta in Vaticano a far visita a Benedetto XVI. Un colloquio di oltre quaranta minuti, decisamente diverso da quello del novembre 2005, quando il Cavaliere che si presentò a rendere omaggio al successore di Giovanni Paolo II era ormai alla fine del suo mandato. Oggi lo scenario è cambiato e lo si coglie non solo nei sorrisi e nel clima decisamente disteso, ma anche nell’attenzione e nella cura con cui sia il Vaticano sia Palazzo Chigi hanno preparato l’avvenimento in ogni più piccolo dettaglio.
Una sintonia confermata anche nelle note ufficiali, con la presidenza del Consiglio che non esita a parlare di «forte comunanza di vedute». Per Berlusconi «i valori di libertà e tolleranza» e «la sacralità della persona umana e della famiglia» restano infatti una «priorità» dell’azione di governo. Sia nella politica interna sia sul fronte estero. Insomma, «l’esecutivo è dalla parte della Chiesa». Concetto, questo, su cui il Cavaliere si sofferma in diversi passaggi del colloquio con il Papa, a cui partecipa anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.

Il Pontefice coglie l’occasione per sottolineare la necessità di sostenere la scuola cattolica, di politiche per la famiglia e di un’azione che porti il Paese fuori dalla crisi economica. Il premier, da parte sua, rassicura il Papa: il governo cercherà di rendere «più stringente» la parificazione scolastica. E promette «il massimo dell’impegno» per cercare di risollevare le famiglie italiane. Compreso il tentativo - se le risorse lo permetteranno - di anticipare già al prossimo Dpef l’introduzione del quoziente familiare.

Una visita, dunque, che avvicina molto le due sponde del Tevere e inaugura una nuova stagione nei rapporti tra Stato e Chiesa, dopo i due anni piuttosto burrascosi del governo Prodi, costretto a mediare con la sinistra radicale e anticlericale. Non è un caso che nei giorni scorsi, preparando l’incontro con i suoi collaboratori più stretti, Berlusconi non abbia avuto alcun timore ad assicurare i presenti che «mai e poi mai si ripeterà una situazione vergognosa come quella della Sapienza». E ieri sera, commentando il faccia a faccia con i suoi collaboratori, il premier non ha esitato a dirsi «entusiasta»: con l’incontro di oggi - è il suo ragionamento - si completa la prima fase del governo, quella della piena e definitiva legittimazione.

Un incontro costruttivo, dunque, e in un clima disteso al limite dell’informale. Tanto che quando il Papa accoglie la delegazione del premier, riserva anche una battuta a Paolo Bonaiuti. «La vedo sempre in televisione - dice rivolgendosi al sottosegretario alla presidenza - e finalmente la incontro di persona». E pure il Cavaliere non nasconde il suo buon umore: «Ora - dice al suo seguito appena si è conclusa la visita in Vaticano - lavorate di più, con più passione e più entusiasmo».

Una giornata, quella di Berlusconi, fatta anche dagli impegni di governo, con in prima fila l'emergenza rifiuti e quella sicurezza. Ma torna anche a parlare del Ponte sullo Stretto. Che, assicura intervistato da Belpietro a Panorama del giorno, «si farà». Forte del pronunciamento della Ue sull'espulsione degli immigrati irregolari, il premier dice anche che il ddl che contiene il reato di immigrazione clandestina andrà avanti e che non ci sarà alcuna retromarcia. La linea, aggiunge, «è assolutamente quella della fermezza». L'obiettivo, insomma, resta quello di «non avere alcuna tolleranza verso chi viola le leggi, comprese quelle sull'immigrazione». E anche per quanto riguarda l'emergenza rifiuti ribadisce la via della fermezza: «Il governo userà la forza dello Stato per risolvere il problema». Insomma, Pdl e Lega non faranno come la sinistra che ha seguito un «pericoloso percorso verso l'anarchia».