Berlusconi dal Papa: "Piena sintonia"

Il premier oggi in visita alla Santa Sede: &quot;La Chiesa è una ricchezza per lo Stato&quot;. E ricorda un complimento di Giovanni Paolo II. <strong><a href="/a.pic1?ID=266846">Famiglia ed etica</a></strong>: i temi che stanno a cuore al Vaticano

Roma - La Chiesa rappresenta «una ricchezza per lo Stato», che deve restare laico ma «fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e addirittura totalitario». Il dialogo, dunque, è possibile, necessario, «assolutamente positivo» su qualsiasi argomento. Con questo messaggio Silvio Berlusconi si prepara a entrare oggi in Vaticano per essere ricevuto da Papa Ratzinger, nella sua prima udienza da capo del nuovo governo.

L’intervista congiunta del premier alla Radio vaticana e all’Osservatore romano sembra fare piazza pulita delle frequenti accuse di ingerenza lanciate verso i vertici della Chiesa e dell’episcopato. Richiamandosi alla Costituzione Berlusconi afferma che non ci possono essere «preclusioni alla manifestazione di opinioni e di principi da parte di alcuno e la Chiesa e le sue organizzazioni hanno tutto il diritto di esprimere le proprie valutazioni». Sarà poi lo Stato laico a giudicare se seguire o no le indicazioni ecclesiastiche nella sua azione politica. Ma certo non si può «soffocare» l’espressione delle convinzioni della Chiesa. Alla quale non si può non riconoscere il «suo contatto con tutte le fasce sociali, a cominciare dalle più deboli».

Alla vigilia dell’incontro con Benedetto XVI il premier ricorda, in un’intervista al Tg1, il suo rapporto con il predecessore, quel Karol Wojtyla «protagonista della storia» anche per il suo «contributo alla caduta dell’impero sovietico». E ricorda anche un complimento di Giovanni Paolo II e dell’allora segretario di Stato Angelo Sodano: «Che il governo Berlusconi, nei nostri precedenti 5 anni di governo, era stato quello con cui lo Stato vaticano aveva risolto meglio tutti i problemi tra le due entità statali». Una sintonia che ora il premier vuole rinnovare. Anche perché il Berlusconi che guida il suo quarto governo non è diverso da quello del ’94, assicura lui, rivendicando una «coerenza assoluta» da uomo e da politico.

Su Radio Vaticana il premier affronta molti problemi che interessano da vicino la Chiesa, dalla fame nel mondo all’immigrazione, dalla missione formativa della tv di Stato al fisco che deve aiutare la famiglia. Tanto che monsignor Rino Fisichella, rettore della Lateranense e cappellano di Montecitorio, sottolinea come la sintonia non potrà che portare al «riconoscimento del ruolo altamente positivo che la Chiesa svolge nella società», in particolare attraverso le scuole cattoliche.

Berlusconi è soddisfatto perché nel suo governo ci sono «ministri giovani» che «hanno avuto un approccio pragmatico ma entusiasta, appassionato, con tutti i problemi». Parla anche di collaborazione con la minoranza. «Con Veltroni – dice – e con altri esponenti dell’opposizione c’è una certa regolarità di contatti. Bisogna mettere da parte le ideologie. I problemi del Paese sono enormi, serve la collaborazione di tutti».
Parlando del vertice Fao, Berlusconi sostiene che «l’Onu deve chiedere contribuiti ai Paesi produttori di petrolio che incassano ogni giorno degli utili straordinari». In pratica, chi specula sui prezzi dovrebbe destinare parte dei suoi guadagni agli aiuti per i più poveri del mondo.

Per affrontare la crisi alimentare Berlusconi punta tutto sulle nuove tecnologie e si schiera per il ricorso agli Ogm, perché «il futuro è nell’auto-produzione di ciascun Paese». L’Italia, annuncia poi il Cavaliere, ha portato i suoi contributi per la lotta alla fame nel mondo da 60 milioni di euro a 190 milioni.
Quanto alla questione immigrazione il premier afferma che i problemi sociali, economici e di integrazione non vanno sottovalutati, ma minimizza sulle «ribellioni circoscritte», non paragonabili alle proteste «nelle bainlieue parigine».

Poi, un attacco alla Rai, che «è diventata una televisione commerciale come le tv private», quando invece il compito «istituzionale» della tv di Stato sarebbe quello di «formare il senso civico dei cittadini».
Infine, le tasse e la famiglia. «L’introduzione – spiega Berlusconi – del quoziente familiare è una cosa che abbiamo in mente e che sarà possibile se avremo uno sviluppo positivo dei conti pubblici nei nostri bilanci». E per questo sono necessari risparmi, tagli delle spese inutili, degli sprechi e dei privilegi soprattutto nella pubblica amministrazione.