Berlusconi parte per la Libia col Piano per il Mezzogiorno

RomaPrima il caso Libia e poi un lungo faccia a faccia con Giulio Tremonti. Nel suo ultimo giorno ad Arcore prima del rientro a Roma e della ripresa «a regime» dell’attività politica - oggi sarà a L’Aquila, domenica a Tripoli e mercoledì a Danzica - Silvio Berlusconi decide di riprendere in mano i diversi dossier sul tavolo: il Piano per il Mezzogiorno - come recita il comunicato di Palazzo Chigi - ma soprattutto la questione alleanze e candidature in vista delle regionali del 2010. Che a dispetto del calendario sono ormai alle porte visto che ad oggi al Viminale indicano come data per il voto il 28 di marzo. Entro fine settembre, dunque, è necessario avere una mappa sostanzialmente definita dei diversi candidati, anche perché - fa notare un ministro vicino al Cavaliere - bisogna «sfruttare al massimo il vantaggio sul Pd che ad ottobre sarà ancora alle prese con la disfida congressuale».
E in questo senso l’incontro con il ministro dell’Economia è sintomatico. Tremonti, non è una novità, è sempre stato una delle cinghie di trasmissione tra Lega e Forza Italia prima e tra Carroccio e Pdl oggi. E non sorprende il fatto che ieri abbia cercato di perorare la causa di Bossi che da settimane chiede a gran voce un candidato presidente in Lombardia o Veneto. La partita, va detto, è ancora tutta da giocare perché sul tavolo c’è più di un’ipotesi. Anche se nelle ultime ore sembra farsi più concreta la possibilità che il Carroccio riesca davvero a portare a casa una delle due regioni più produttive del Paese (ma l’ipotesi più plausibile restano Piemonte ed Emilia Romagna). «Il punto - spiegava ieri in privato il Senatùr in via Bellerio - è chiudere al più presto e mettere fine all’accerchiamento». Secondo Bossi, infatti, procrastinare la definizione di candidature e alleanze «fa comodo solo a chi vuole mettere in difficoltà Berlusconi». Parole, giura chi c’era, riferite da una parte a Pier Ferdinando Casini e dall’altra a Gianfranco Fini. Tutti e due, è la convinzione del leader del Carroccio, «impegnati da giorni» a mettere all’angolo la Lega «con l’obiettivo di colpire il premier».
Certo, il Carroccio - come peraltro tutti gli anni a Ferragosto - ha alzato i toni per giorni e giorni, dando il là ai tanti critici all’interno del Pdl. Questo Berlusconi lo sa bene - e ha chiesto personalmente a Bossi una frenata - ma sa anche che il Carroccio resta senza incertezze l’alleato più fedele, quello su cui contare quando e se nei prossimi mesi dovesse aprirsi un altro fronte non propriamente politico. Un’eventualità che non sembra poi così remota se ieri Niccolò Ghedini è stato categorico nel diffidare «chiunque riprenda o diffonda» brani del libro di Maria Latella (Tendenza Veronica) definiti «totalmente inveritieri» e «destituiti di fondamento». Insomma, non è un caso che al termine dell’incontro un comunicato di Palazzo Chigi sottolinei come «sia Berlusconi che Tremonti hanno preso atto della solidità dei rapporti con la Lega e all’interno della coalizione di governo». Un modo per blindare il Carroccio e fare quadrato rispetto a Fini e Casini. Ma cercando di non spostare troppo l’asse della maggioranza sulla Lega, tanto che il Cavaliere fa sapere che «è stata data particolare attenzione alla definizione del Piano per il Mezzogiorno». Sarà guidato dal Comitato per lo sviluppo del Sud (presieduto proprio dal premier) e «in seguito potrà assumere anche la forma di Istituto per lo sviluppo del Sud».
Con le carte ancora sul tavolo e non tutte scoperte, dunque, Bossi ci spera ancora. Nel Veneto in particolare, visto che Roberto Formigoni sembra davvero essersi blindato. Con una sola eccezione di cui si è parlato qualche settimana fa a Palazzo Grazioli: la candidatura di Roberto Castelli (di cui il Cavaliere ha stima e considerazione), con Formigoni che potrebbe diventare Commissario Ue e Antonio Tajani a cimentarsi nella corsa alla presidenza del Lazio. Si vedrà.
Sul fronte Libia, invece, nessuna novità. Salvo quella che Berlusconi definisce in privato «un caso costruito ad arte». La presenza del premier all’anniversario della rivoluzione che portò al potere Gheddafi non è infatti mai stata prevista, tanto che per il primo settembre il Cavaliere è atteso a Danzica da circa un mese. Eppure per molte ore ieri si è dibattuto prima su un presunto passo indietro di Berlusconi dopo i rifiuti di Sarkozy, Putin e Medvedev. E poi si è continuato a sottolineare come il Cavaliere sia l’unico premier occidentale a presenziare a Tripoli. Vero. Ma non il primo settembre, bensì il 30 agosto quando si celebrerà il Trattato di amicizia tra Italia e Libia.