Berlusconi: «Il partito unico? È già una realtà»

Il premier rassicura gli alleati: sulla scheda nel 2006 il simbolo della nuova forza politica con accanto quelli delle formazioni che ne faranno parte

Francesca Angeli

da Roma

Più facile fare il partito unico che il presidente della Rai. Silvio Berlusconi si dice convinto «che il partito unitario si farà». Anzi di più. «Il partito unitario - afferma - è fatto».
Quello che non si riesce proprio a fare invece è trovare un presidente per la Rai. Il premier infatti getta alle ortiche la candidatura dell’attuale presidente della Commissione di vigilanza, il senatore diessino Claudio Petruccioli. «Mi sembra che non si possa accettare una candidatura che viene proposta dall’opposizione - spiega - perché deve essere un presidente di garanzia».
Non è che non si vuole trovare un presidente, puntualizza il premier, il candidato giusto era stato trovato. «C’è stata la proposta da parte nostra di un presidente che più di garanzia di così non si può immaginare, ovvero Andrea Monorchio, che è stato per 23 anni ragioniere dello Stato - prosegue -. Visto che questo non è andato avanti, ora stiamo cercando altre soluzioni. Anzi, è il ministro dell’Economia che ci sta lavorando perché di Monorchio anche io l’avevo saputo un quarto d’ora prima».
Ma alla sinistra questo candidato non era gradito. Monorchio è stato bocciato dall’Unione, spiega Berlusconi, perché secondo il centrosinistra «era sbagliato il metodo di presentazione da parte del Tesoro». Tanto più allora appare sbagliato il metodo di presentazione di Petruccioli. In questo caso infatti, chiarisce il premier, «si tratta dell’opposizione che indica un suo candidato» e anche questo «è un metodo che non può essere accettato, al di là della persona verso la quale abbiamo massima stima». Dunque non è una questione personale ma di metodo.
La poltrona della presidenza Rai sembra destinata a restare vacante ancora a lungo mentre il centrodestra si interroga sulla possibilità di far nascere un soggetto unitario con il quale affrontare tutti insieme le elezioni oramai prossime.
Ieri Berlusconi aveva parlato della fusione dei gruppi parlamentari da effettuare già a settembre, ipotizzando però di mantenere ciascuno il suo simbolo alle elezioni anche per non disorientare gli elettori. Una proposta che aveva, tra l’altro, suscitato la perplessità del leader dell’Udc, Marco Follini, che trova contraddittorio proporre la fusione dei gruppi parlamentari e poi suggerire di conservare ognuno il suo simbolo di partito.
Ma Berlusconi prosegue dritto per la sua strada: il partito unitario si farà. Mantenere i vecchi simboli dei singoli partiti non comprometterà un progetto che rappresenta l’approdo naturale per gli alleati della Casa delle libertà dopo cinque anni di navigazione al governo. Il premier si dice dispiaciuto del fatto che Follini e i suoi non abbiano «chiaro il sistema della tecnicalità del voto» e chiarisce di aver informato Follini rassicurandolo sul fatto che nulla «cambia nella costruzione di questo partito unitario, soltanto il modo con cui presentarsi alle prossime elezioni, con un partito unitario praticamente già esistente». Alcuni punti vanno ancora definiti. «Stiamo ancora esaminando queste cose - spiega il premier -, o andremo con il simbolo unico oppure, se le prove che stiamo facendo saranno tali da convincerci che c’è una convenienza a presentare ancora tutti i simboli, li metteremo. Non è una cosa che interferisce sulla campagna elettorale e sul percorso verso questa unica formazione politica».
Berlusconi poi insiste sulla definzione di partito unitario e non unico, perché «è una sola forza politica». E dato che ci sono «anche la Lega e altri che eventualmente si federeranno con questo partito è la smentita che è unico. È unitario per le forze moderate che entreranno a far parte di questo partito attraverso le persone».
L’ipotesi più probabile per Berlusconi comunque è che alle politiche del 2006 «ci sarà il simbolo del partito nuovo» del centrodestra, «con accanto tutti i simboli delle forze politiche che convergeranno nella nuova formazione politica appena dopo le elezioni».
Con la nascita della casa comune dunque i partiti dovranno poi di fatto essere liquidati? La strada è questa ma Berlusconi osserva che «ora c’è una legge elettorale e dunque si farà ciò che più conviene per raccogliere il massimo del consenso». La volontà politca di far nascere un partito unico deve inevitabilmente fare i conti con la realtà del sistema attuale. Berlusconi spiega che «c’è la realtà di una legge elettorale che si potrà modificare entro certi limiti». Dunque si vedrà «a seconda di come riuscirà questo processo di modificazione della legge elettorale» la strada più conveniente ovvero un solo simbolo o tutti «i simboli dei singoli partiti come memoria storica delle forze il cui elettore confluirà nel partito unitario».
Di una cosa è sicuro il premier: l’Unione non vincerà le elezioni del 2006. Ma anche se ottenesse la maggioranza non sarebbe in grado di governare «perché nessuna decisione di un certo tipo di senso economico troverebbe l’adesione della sinistra radicale e di Rifondazione comunista». Insomma, con una vittoria del centrosinistra, conclude «consegneremmo l’Italia a una assoluta ingovernabilità».

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