Berlusconi: "Pdl, decida l'Udc ma da Casini basta giochetti"

Dopo l'invito di <a href="/a.pic1?ID=240368" target="_blank"><strong>Fini </strong></a>e quello di <a href="/a.pic1?ID=240365" target="_blank"><strong>Formigoni</strong></a> il Cavaliere lascia libertà di scelta a Casini. Poi l'avvertimento: &quot;Dopo il voto disponibili al dialogo per le riforme&quot;. E una stoccata al Pd: &quot;E' il partito di Prodi&quot;. Sull'aborto: &quot;Giusta la moratoria all'Onu&quot;. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Commenta</font></strong></a>

Roma - "La scelta spetta a loro. Conoscono quanto noi il sistema elettorale in vigore": così Silvio Berlusconi in un'intervista a "Tempi" interviene a proposito della possibile scelta dell’Udc in vista del voto. "Come noi - aggiunge il leader di Forza Italia - fanno parte della famiglia europea del Ppe, così come anche l’Udeur, che potrebbe rientrare nello schieramento moderato, così che oggi tutti i partiti italiani che sono nel Ppe stiamo dalla stessa parte politica. La gente è stanca delle divisioni e dei giochetti politici di Palazzo. E le indicazioni unitarie che ci ha dato il nostro popolo negli ultimi due anni sono chiare, pressanti. Noi le rispetteremo - conclude Berlusconi - e andremo avanti su questa strada, senza tentennamenti".

"Il Pd? Resta il partito di Prodi" "È e resta il partito di Prodi". Anche la scelta del Pd di correre da solo non sarebbe altro che una scelta obbligata, "un tentativo di prendere le distanze dal governo Prodi, governo che ha lavorato male secondo otto italiani su dieci e formato per l’80% da ministri e sottosegretari del Partito Democratico. Lo stesso partito che oggi promette di governare diversamente da come ha fatto fino a ieri. Ma come possono pensare che gli italiani ci credano? Il Partito Democratico è e resta il partito di Prodi".

"Larghe intese dopo il voto" Il leader Pdl conferma la propria volontà di dialogo con l’opposizione e la disponibilità a trovare larghe intese sulle riforme e sulle cariche istituzionali. Anche nel caso in cui, spiega Berlusconi, gli elettori dessero al centrodestra una schiacciante maggioranza alla Camera e una robusta maggioranza al Senato. "È una disponibilità che abbiamo manifestato già prima della crisi di governo. E la rinnoviamo per il futuro. Siamo disposti a dialogare - aggiunge - a confrontarci, a scrivere insieme le regole e le riforme che debbono far compiere all’Italia un salto di qualità".

"Riforme già fatte..." Queste riforme le avevamo già fatte in buona parte, avevamo anche approvato alcune modifiche alla Costituzione per dare più poteri all’esecutivo, ridurre il numero dei parlamentari, superare il bicameralismo perfetto e avviare il federalismo fiscale. Noi siamo pronti a scrivere le regole comuni della partita, ma vorremmo vedere la stessa disponibilità da parte dei nostri avversari, mentre invece il loro comportamento è stato sinora del tutto opposto".

"Aborto, sì alla moratoria" Il Cavaliere spezza una lancia a sostegno dell’iniziativa di Giuliano Ferrara di una moratoria per l’aborto. "Su queste materie - precisa il l’ex premier - la regola del nostro schieramento politico è la libertà di coscienza". Ciononostante, prosegue il leader Pdl, "credo che riconoscere il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale sia un principio che l’Onu potrebbe fare proprio, così come ha fatto sulla moratoria per la pena di morte pur dopo un lungo e non facile dibattito".

"Conflitto di interessi? E' a sinistra" Quanto al ddl Gentiloni, Berlusconi ribadisce che la Gentiloni non costituisce un ipotesi di lavoro, che considera già superato il problema di una legge sul conflitto di interessi e che "semmai, il vero, gigantesco, irrisolto conflitto d’interessi è della sinistra, che, nei suoi atti di governo soprattutto a livello regionale e locale, ha sempre privilegiato le cooperative rosse, che sono il suo braccio armato sul piano dell’economia. Un braccio armato fatto di holding finanziarie che nulla hanno della cooperativa e che godono di privilegi fiscali inimmaginabili in qualunque Paese. La proposta di legge Gentiloni sulle televisioni - attacca ancora il Cavaliere - non ha nulla a che fare con il conflitto di interessi. Si tratta solo di un tentativo - l’ennesimo - di azzoppare un avversario politico colpendo le aziende della sua famiglia".

Pressing su Casini Il portavoce del cavaliere, Paolo Bonaiuti, si dice convinto che Casini confluirà nel Pdl e spera "si riesca a trovare una soluzione in grado di accontentare tutti. Ho letto stamattina - dice Bonaiuti a Sky Tg24 - che Gianfranco Fini dice 'confido nella lungimiranza di Pier Ferdinando' e al tempo stesso ho letto che Formigoni ha detto 'questo è un partito in cui i cattolici hanno una forte presenza quindi Casini deve venire con noi'. Anch’io - prosegue - sono di questa idea, ne sono convintissimo, e spero si riesca a trovare una soluzione in grado di accontentare tutti". L’offerta, dunque, rimane quella di entrare nel Popolo delle Libertà, anche se "il problema credo che sia più che altro quello di garantire all’elettore, per fargli capire che è una cosa seria - sottolinea Bonaiuti - che successivamente alle elezioni dovremo fare dei gruppi unici, è un percorso che si inizia e che deve andare avanti tutti insieme".

Attacco a Veltroni Quella del Pdl, secondo Bonaiuti, "è la politica della concretezza contro la politica delle chiacchiere di Veltroni. Veltroni non ha risparmiato le stoccate nei nostri confronti mentre noi siamo andati al congresso dei Ds che chiudeva la loro lunga avventura applaudendo Fassino, lui ha definito un 'maquillage' la nostra che invece è un’operazione vera, non una fusione a freddo tra due partiti come hanno fatto loro. Noi l’abbiamo fatto come scelta spontanea - osserva - mentre lui ha dovuto fare una scelta forzata perché tali e tante erano le risse tra di loro che non avrebbero mai potuto rimettersi insieme". Il Pdl, spiega ancora il portavoce di Berlusconi, "non è una unione dei partiti, è la nascita di un popolo nuovo. È lo stesso popolo del 2 dicembre 2006 a Piazza San Giovanni. Con ideali comuni, principi comuni, un afflato comune di valori di quella gente che protestava contro il governo Prodi" conclude.

Buttiglione: "Non capiamo alleanza tra Fi e An" "Noi vogliamo unire i moderati. I nostri alleati hanno stretto un rapporto più stretto tra di loro. Noi non vogliamo entrare in questa alleanza perché in questo momento non la capiamo". Lo ha dichiarato a Gr Parlamento, il presidente dell’Udc, Rocco Bottiglione. "È fondamentale che ci sia un partito che rilanci e porti avanti la morale cristiana. Noi vogliamo, proprio per contribuire alla vittoria dei moderati, proporci insieme a tutta la coalizione. Noi vogliamo unire grazie ai nostri valori, non dividere". E di conseguenza, il presidente dell’Udc chiede: "Perchè non fare, nel frattempo un’alleanza?", e aggiunge: "Se noi siamo affidabili per entrare nel Pdl, perché non siamo idonei ad allearci?".