Berlusconi pensa al bis, ma teme Fini Napolitano parla già di nuovo governo

Il Cavaliere apre all'ipotesi di un nuovo esecutivo con Fli e Udc, ma vuole garanzie. La soluzione ideale: allargare la maggioranza senza doversi prima dimettere. Con l'ipotesi crisi pilotata il Cavaliere mette a rischio il centrodestra. E <strong><a href="/interni/napolitano_parla_gia_nuovo_governo/11-11-2010/articolo-id=486020-page=0-comments=1" target="_blank">il Capo dello Stato parla apertamente di un cambio</a></strong>: &quot;Chiunque sarà chiamato a governare ancora o a governare nuovamente&quot; 

Seoul - Da una Corea all’altra. Da quella di Montecitorio, dove or­mai il caos regna sovrano alla ri­cerca di una qualche ricetta che possa evitare la crisi, a quella di Seoul, dove Berlusconi atterra a notte fonda per partecipare a un G20 che si annuncia teso visto che un accordo sulle nuove rego­le della finanza globale pare an­cora lontano.

Prevedibile, dunque, che il Ca­valiere affronti le quasi tredici ore di volo non proprio di buon umore, con gli occhi sui dossier economici che gli sottopongo­no gli sherpa di Palazzo Chigi ma anche con la testa al faccia a faccia in programma questa mattina tra Bossi e Fini e le orec­chi­e attente ai resoconti che arri­vano da Roma dell’incontro (non confermato ufficialmente) tra Gianni Letta e il presidente della Camera a cui avrebbe pe­raltro partecipato anche Casini. Gli ultimi disperati tentativi di si­glare una tregua. Provvisoria e traballante, destinata ad essere rinnegata di qui a pochi mesi, ma pur sempre una tregua. Un panorama fluido e difficile da in­­terpretare, perché i pochi che parlano raccontano versioni di­scordanti e sono in molti invece i big che scelgono la via del silen­zio. Di certo c’è solo che la tanto attesa resa dei conti è ormai ad un passo. E che la morsa intorno al Cavaliere si sta facendo sem­pre più stretta: dalla richiesta di dimissioni per Bondi al pm mi­nor­ile di Milano che sul caso Ru­by accusa pubblicamente Maro­ni di aver detto il falso passando per Bersani che annuncia una mozione di sfiducia del Pd al go­verno. Senza contare un Fini sempre più deciso ad alzare l’asticella e assestare il colpo fina­le al Cavaliere e un Casini che, seppure nelle retrovie, sembra disposto a giocare d’intesa con l’ex leader di An. Comprensibile dunque che pure uno solitamen­te cauto con le parole come Let­ta parli in pubblico di un gover­no che «ha prospettive che in queste ultime ore sembrano re­st­ringersi non ad anni ma a peri­odi e misure di tempo più conte­nuti ».

Il punto, però, è capire come si arriverà al game over. Nelle ulti­me ore, infatti, filtrano indiscre­zioni su un Cavaliere che, seppu­re scettico, starebbe ragionando sull’ipotesi di un Berlusconi bis. Con apertura della crisi,reincari­co e ingresso di Fli e Udc nell’ese­cutivo. L’unica condizione,si di­ce, che Fini accetterebbe per non ritirare la sua delegazione ministeriale e poi mandare sotto il governo in Parlamento (even­tualità nella quale un reincarico sarebbe difficile e la via dell’ese­cutivo tecnico in discesa). Una soluzione che Berlusconi po­trebbe accettare- e il condiziona­le è d’obbligo - se ottenesse ga­ranzie chiare. Perché, avrebbe detto, di Fini non mi fido e il ri­schio di un trappolone è altissi­mo. D’altraparte, non si capisce bene la necessità di un bis quan­do allargamento della maggio­ranza e ritocco del programma potrebbero essere fatti senza al­cuna crisi. O meglio, spiega il pdl Napoli, lo si capisce «benissi­mo » perché sia Fini che Casini «vogliono fregarlo». E la strada, infatti, non sembra convincere altri big della maggioranza, tan­to che Quagliariello assicura che stasera «non ci sarà nessun an­nuncio di un Berlusconi bis». E pure chi è stato gomito a gomito con il Cavaliere fino a poco pri­ma della sua partenza per Seoul lo descrive intenzionato ad an­dar­e avanti con la legislatura fin­ché non ci sarà un voto del Parla­mento ad aprire la crisi.

La verità e che a parte i pochi, pochissimi pontieri, nessuno sa come finirà la partita. Con l’uni­ca certezza che se il Cavaliere davvero dicesse «sì» ad una crisi pilotata guadagnerebbe qual­che mese di legislatura ma con­s­egnerebbe a Fini e Casini la futu­ra spartizione del centrodestra. E con il dubbio che la disponibili­tà­filtrata in queste ore non sia al­tro che un modo per contenere un Fini sempre più deciso ad arri­vare al redde rationem . Tanto che avrebbe chiesto a Letta non un Berlusconi bis ma un passo indietro del Cavaliere.Tanto dal­l’essere pronto a ritirare ministri e sottosegretari già domani, quando Berlusconi sarà ancora a Seoul per la chiusura del G20.