Berlusconi: "In piazza milioni di italiani se non si va alle urne"

Il Cavaliere: &quot;Una riforma non si può fare perché ci sono troppe proposte&quot;. <a href="/a.pic1?ID=237300"><font color="#ff6600"><strong>Il programma di governo della Cdl</strong></font></a>

Riva del Garda (Trento) - «Milioni e milioni di italiani si riverseranno a Roma per chiedere di votare se non otterremo le elezioni». Silvio Berlusconi prevede manifestazioni di piazza nel caso in cui il Quirinale decidesse di percorrere una strada diversa dal voto (leggi il programma di governo della Cdl). L'opposizione, ormai maggioranza nei numeri parlamentari, lo chiede da quando il governo di Romano Prodi è stato sfiduciato in Senato. Il leader della Cdl parla in collegamento telefonico con Roberto Formigoni e la sua voce inchioda all'impossibilità di un'intesa con la sinistra gli ottocentocinquanta azzurri riuniti a Riva del Garda per l'assemblea di Rete Italia, vicini al governatore della Lombardia.

Berlusconi è deciso ad andare per la strada più diritta ed è chiarissimo nel dettare la linea (ribadita più tardi anche parlando con i giornalisti a Milano): «Dobbiamo puntare alle elezioni senza indecisioni e senza cadere nella trappola delle modifiche elettorali. Non è la legge elettorale la responsabile della caduta di Prodi. Nessuna legge avrebbe dato alla sinistra, che ha preso meno voti di noi in Senato, la maggioranza. E una modifica non si può fare perché verrebbero fuori così tante richieste da allungare troppo i tempi, si arriverebbe al referendum e riuscirebbero a far slittare le elezioni oltre l'autunno».

Il Cavaliere invece ha già in tasca la strategia elettorale, «la Carta dei valori del Ppe e un programma molto concreto, disegni di legge pronti per essere approvati che presenteremo in tv». In cima alla lista riduzione delle tasse, lotta alla criminalità, un piano di edilizia popolare, il rilancio delle infrastrutture, la riforma della giustizia e la difesa della privacy. Con una rivoluzione nel metodo delle indagini, perché «le intercettazioni saranno consentite solo per i reati di terrorismo e di mafia», prevedendo pene di cinque anni a chi le ordina e le esegue irregolarmente e multe da due milioni di euro agli editori che le pubblicano.

Ha in mente le schede elettorali, pensa a «un simbolo che unisca Forza Italia e Popolo della libertà». E anche se la legge non ammette le preferenze, annuncia «consultazioni locali tra gli iscritti per scegliere i candidati». Referendum per dare voce alla base del partito e ancora: i piccoli partiti alleati saranno sì aiutati ad avere visibilità «ma è con i loro voti che dovranno eleggere i loro parlamentari». Un'altra rassicurazione per gli azzurri.

«Tu sei il capo, il nostro grande presidente» commenta alla cornetta Formigoni, che fino a poche ore prima aveva continuato a spingere sull'intesa con Walter Veltroni per la riforma elettorale. Ma rimandare il voto è per Berlusconi la prospettiva più nefasta: «Le elezioni sono improrogabili. Il Paese è sfiduciato, spaventato e umiliato, persino al Papa è stato impedito di parlare in un libero ateneo. C'è urgente bisogno di un governo nella piena legittimazione elettorale e che metta insieme gente che la pensa allo stesso modo». Niente accozzaglie multicolori, insomma, governi tecnici o di responsabilità nazionale.

«La salvezza nazionale sta nel ritornare dai cittadini» insiste il Cavaliere che conferma di non aver mai pensato a un governo tecnico, neppure se presieduto da Gianni Letta, «la persona più straordinaria di cui disponiamo. La sinistra dovrà convincersene. Credo che non ci siano alternative e che riusciremo ad arrivare al voto. Registriamo tra la gente una grande voglia di andare alle elezioni. Milioni e milioni di italiani si riverserebbero a Roma se non le ottenessimo...». Come chiosa Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia, «la responsabilità maggiore del governo Prodi è proprio l'aver ucciso la fiducia nella politica e creato un corto circuito con i cittadini».

Napoli e l'immondizia che invade le strade della Campania sono l'immagine dell'Italia nel mondo, è l'analisi di Berlusconi, preoccupato per le esportazioni, il turismo, la moda, la cucina, i vini, tutto ciò che è made in Italy ed è gravemente danneggiato dai sacchi pieni di rifiuti rilanciati dalle telecamere della Cnn. «Per il mondo non è Napoli, ma l'Italia sotto la spazzatura».

Anche per questo la campagna elettorale è già aperta, con tanto di memorandum agli azzurri contro i vetero-marxisti («dite ai cittadini che è strutturalmente impossibile governare per questa sinistra in cui 50 senatori su 158 si dichiarano orgogliosamente comunisti»). La conclusione non è una chiusura: «Se poi all'interno di questa sinistra ci fossero persone di buon senso, buona fede e buona volontà che vogliono condividere con noi riforme difficili, non saremo certo noi a dire di no». Il dialogo rimane aperto ma è il voto la parola più urgente.