Berlusconi: Pier Ferdinando contro di me? Auguri

Fabrizio de Feo

da Roma

Il giorno dopo il grande rimescolamento delle carte interne alla maggioranza, Silvio Berlusconi si concede una giornata di riflessione. C’è la bozza della finanziaria su cui lavorare. Ma anche la stesura del discorso che martedì lo porterà prima alla Camera e poi al Senato per una informativa sulle dimissioni di Domenico Siniscalco e la nomina di Giulio Tremonti a ministro dell’Economia. Nella mente del Cavaliere, però, alberga soprattutto il «rebus primarie», ovvero la querelle sul metodo da adottare per concedere un’investitura popolare al candidato premier del centrodestra.
Berlusconi non ha ancora deciso quale proposta portare al vertice di maggioranza che la prossima settimana dovrà dipanare la matassa e fissare uno «strumento» più serio e praticabile rispetto al «tutti dentro» scelto dall’Unione. Su un punto, però, il premier ha le idee chiarissime: non si dovrà correre il rischio di infiltrazioni da parte di elettori del centrosinistra. Con i suoi collaboratori Berlusconi ha già analizzato alcune ipotesi di lavoro. Si pensa, ad esempio, a una partecipazione ristretta ai soli iscritti ai partiti della Cdl. Oppure alla grande convention degli eletti, ipotizzata dal premier a Porta a Porta. «Quando parlo di eletti - avrebbe spiegato Berlusconi in Consiglio dei ministri - mi riferisco a tutti: dal consigliere comunale al parlamentare europeo, cioè una platea amplissima». Ma si fa strada anche un’altra possibilità: l’emissione di una tessera valida solo per le primarie, venduta a un prezzo ridotto. Una tessera unica che darebbe diritto a esprimere il voto nei seggi e che, secondo qualcuno, servirebbe anche ad accelerare il percorso verso il partito unitario.
Quel che è certo è che la sortita notturna di Marco Follini, puntuale nel mettere in guardia da una «acclamazione» di Berlusconi, ha suscitato «amarezza» e «delusione» nel premier. E fatto scattare anche qualche sospetto su possibili alleanze tra An e Udc per tirare la volata a Gianfranco Fini. Ufficialmente il premier preferisce non esprimersi sulla questione. Sulla scelta tra le diverse opzioni si limita a dire che «è una cosa da verificare assieme ai nostri alleati». E a chi gli chiede di commentare la candidatura di Pier Ferdinando Casini risponde cortese: «Auguri. Bene, bene, bene...». Il presidente del Consiglio glissa anche quando gli viene chiesto un parere sulla frase con cui Marco Follini ha puntualizzato che Berlusconi per lui non è il candidato migliore. «Fate un’altra domanda» risponde secco.
Al di là della diplomazia serale, Berlusconi sta già iniziando a tracciare un piano d’azione per affrontare la novità politica delle prossime settimane. Il premier ha già dato mandato ai suoi collaboratori di «lavorare» su quanto emerso dal vertice di maggioranza e ha ribadito di essere pronto a scendere in campo. La sua disponibilità ad accettare la sfida, insomma, c’è tutta. Con la convinzione, ribadita ai suoi, «che tanto, alla fine, posso vincere comunque». Il Cavaliere preferisce guardare il lato positivo della vicenda. «Con questa mossa ci siamo assicurati l’approvazione senza strappi della finanziaria e della devoluzione e una presenza seria in aula dei parlamentari di tutti i partiti della Cdl».
C’è anche un’indicazione organizzativa che parte dal premier. La macchina del Motore Azzurro, pensata per fare campagna elettorale sul territorio e in particolare nei 475 collegi del maggioritario, sarà immediatamente «dirottata» verso le primarie. Il problema sarà, però, quello di tarare un messaggio «personalizzato» per Forza Italia, mettendo l’accento su differenze con gli alleati che non sono certo così pronunciate. «Sui valori di fondo siamo tutti d’accordo» dice un ministro azzurro. «Sul sostegno alla famiglia e sulle politiche fiscali anche. L’unico punto è la leadership e il modo in cui essa viene esercitata. Un bizantinismo che rischia di non essere percepito dalla nostra gente e di innescare disaffezione». Forza Italia, però, non si tira indietro. E si dice pronta a sostenere il confronto, mobilitandosi in ogni città e in ogni regione per smuovere la pigrizia del popolo azzurro e dimostrare fiducia e affetto al proprio leader.