Berlusconi: «Un plebiscito altro che regioni rosse...»

Ufficialmente il Cavaliere tace ma coi fedelissimi non nasconde la soddisfazione: «In Lombardia e Veneto gli diamo 40 punti. Ha perso il governo delle tasse»

da Roma

Silvio Berlusconi sceglie la strada del silenzio perché, spiega da Arcore a chi lo sente nel tardo pomeriggio, «prima di parlare voglio avere un quadro chiaro». E soprattutto, ripete in più d’una conversazione, «aspettare la conta complessiva dei voti». Insomma, verificare se quel distacco di dieci punti tra centrodestra e centrosinistra che aveva auspicato venerdì scorso a Olbia si sia realizzato davvero. Riscontri a parte, però, il Cavaliere non fa mistero con nessuno della sua soddisfazione. E se pubblicamente preferisce tacere (anche perché «una mia dichiarazione non farebbe altro che ricompattarli», mentre «se sto zitto domani dovranno fare i conti con la realtà anche loro e inizieranno a volare gli stracci») nelle conversazioni private con deputati e senatori è un fiume in piena. Secondo l’ex premier, infatti, soprattutto al Nord i distacchi sono così netti che «difficilmente Prodi non potrà tenere conto del fatto che la parte più produttiva del Paese li ha scaricati». E via a elencare: nelle province di Varese, Vicenza e Como «gli diamo 40 punti», a Vercelli «siamo lì». E nelle due province dove si conferma il centrosinistra (La Spezia e Ancona) il Cavaliere sottolinea come per poco non si sia arrivati al ballottaggio. Che, ripete soddisfatto, «per la prima volta nella storia abbiamo conquistato a Genova». E poi ci sono i comuni, con «i successi di Alessandria e Asti». E, sottolinea Berlusconi, il recupero a Genova città, «dove perdiamo ma rispetto alle elezioni precedenti recuperiamo venti punti percentuali». Questo, conclude, «è un voto contro il governo delle tasse della sinistra».
Insomma, se conversando con i cronisti a via dell’Umiltà Paolo Bonaiuti parla di «una vera e propria valanga», il Cavaliere non esita a paragonare il risultato del centrodestra al Nord ai numeri del centrosinistra nelle regioni rosse. Anzi, va perfino oltre perché, spiega, «numeri simili non si vedevano neanche in Emilia Romagna negli anni d’oro». E, tanto per fare un esempio, cita Verona dove il centrodestra supera il 60 per cento e il sindaco uscente di centrosinistra si ferma sotto il 35. E chiosa: «Altro che voto bulgaro...». Poi, ironizza, «se vogliono continuare a sostenere che è un pareggio facciano pure...». D’altra parte, ripete ridendo il portavoce di Berlusconi, «pare che da oggi L’Aquila sia diventata la nuova capitale d’Italia». Mentre «non conta nulla il fatto che in Lombardia abbiamo conquistato roccaforti della sinistra come Rho, Crema e Melegnano». Insomma, aggiunge Bonaiuti, «gli è rimasta solo Sesto San Giovanni e la battuta vien facile visto che è da sempre la Stalingrado d’Italia». D’altra parte, sottolinea l’ex premier al telefono con l’azzurra Maria Stella Gelmini, «al Nord abbiamo vinto tutto quello che c’era da vincere».
E la soddisfazione di Berlusconi, restato tutto il giorno chiuso a Arcore, si respira anche nella sede romana di Forza Italia. Dove arrivano alla spicciolata i colonnelli azzurri, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto in prima fila. Tutti al settimo cielo, se Denis Verdini si diverte davanti alle telecamere a dar baci a Renato Schifani («facciamo un Dico, voglio vedere che ne pensano i tuoi elettori in Sicilia...»). Ed è proprio Verdini a sottolineare come nel conteggio complessivo non possa andare anche la vittoria del centrosinistra ad Agrigento, visto che si trattava di un ballottaggio. «O meglio - spiega - se la vogliamo considerarla allora dobbiamo metterci anche Palermo e Trapani dove abbiamo vinto 15 giorni fa». Ma a via dell’Umiltà si festeggia anche il buon risultato di Forza Italia che pare aver confermato i sondaggi con punte del 30 per cento.
A questo punto, dunque, il problema principale del centrodestra è soprattutto quello di elaborare una strategia comune per il dopo elezioni. Perché, dice Berlusconi al telefono con il coordinatore azzurro del Piemonte Guido Crosetto, «adesso andiamo a batter cassa». Anche per questo ieri sera Umberto Bossi si è presentato a Arcore con i suoi colonnelli per riprendere la tradizione delle cene del lunedì forte di un netto successo della sua Lega, al punto da incassare i complimenti del Cavaliere con tanto di battuta ironica: «E qualcuno diceva che l’asse del Nord non c’era più...». Nell’entourage dell’ex premier, però, si preferisce non parlare di «spallata». Anche se «è chiaro - confida Berlusconi - che Prodi in un modo o nell’altro dovrà tirare le somme». D’altra parte, dice l’azzurro Osvaldo Napoli, che «il governo abbia fatto il suo tempo» lo dimostrano «i dieci milioni di italiani che hanno deposto nell’urna un giudizio di profonda insoddisfazione, quando non di vero e proprio rifiuto come a Verona». «Domani a bocce ferme - dice Bonaiuti - valuteremo il da farsi».